La Cassazione ha detto sì all'adozione per le coppie gay italiane, purché avvenga all'estero

Di Carlotta Sisti
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Photo credit: With love of photography - Getty Images
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From ELLE

In giorni caldissimi come questi appena passati, nei quali il dibattito su i diritti della comunità LGBTQI+ s'è incendiato a causa dell'ennesimo rinvio della discussione in Senato sul disegno di legge Zan contro l'omotransfobia, è arrivata anche in Italia una buona notizia. Non ne gioirà certo il senatore Pillon, le cui affermazioni fortemente avverse al disegno di legge, che a suo dire potrebbe portare (anche se al suo interno non c'è traccia alcuna di tale intento) al via libera per le coppie omosessuali ad avere figli tramite maternità surrogata: "Noi vogliamo essere liberi - ha detto, andando, permettete, del tutto fuori tema visto che la legge Zan, come ha ricordato anche Fedez nelle sue stories, ha l’obiettivo di prevenire e contrastare la discriminazione e la violenza per motivi legati al sesso, al genere, all’orientamento sessuale, all’identità di genere e alla disabilità - di batterci contro l’utero in affitto, che è una pratica disumana.

Con la legge Zan sarebbe impossibile farlo, perché, avere figli attraverso questa pratica diventerebbe un diritto inalienabile delle coppie gay". Ecco, a proposito di queste affermazioni di Pillon, cade a pennello, dicevamo, la notizia di oggi che ha visto la Cassazione dare l'okay all trascrizione, nell'anagrafe italiana, dell'adozione, avvenuta a New York , di un bambino da parte di una coppia costituita da un italiano e un cittadino americano. Un precedente preziosissimo, in un paese come l'Italia dove l'omofobia è un fatto sotto gli occhi di tutti e dove i diritti delle persone LGBTQI+ sono minimi e fragili.

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I giudici hanno scritto che "non contrasta con i principi di ordine pubblico internazionale il riconoscimento degli effetti di un provvedimento giurisdizionale straniero di adozione di minore da parte di coppia omoaffettiva maschile che attribuisca lo status genitoriale secondo il modello dell'adozione piena o legittimante" e non può essere un "elemento ostativo all'adozione" il fatto che "il nucleo familiare sia omogenitoriale", una volta escluso l'accordo di "maternità surrogata". Con questo verdetto, la Suprema Corte ha respinto il ricorso del sindaco di un Comune lombardo, contro la decisione con la quale la Corte di Appello di Milano il 9 giugno 2017 aveva detto sì al riconoscimento dell'adozione del piccolo, che oggi ha circa dieci anni, da parte dei due padri i quali, successivamente all'adozione ottenuta a New York si erano anche sposati negli Usa.

Sappiamo bene quanto gli integralisti cattolici siano letteralmente ossessionati dalla tematica, tant'è che nel 2018 la campagna propagandistica dei Pro Vita s'era scagliata proprio contro la possibilità delle coppie gay di diventare una famiglia. Ma lasciando da parte gli avversi, questo passo avanti segnato nero su bianco dalla Cassazione ci dice che, forse, qualcosa anche da noi si sta muovendo. E, attenzione, non è poco, perché mentre le unioni e i matrimoni gay sono diventati legali in tantissime parti del mondo (hey, Italia, can you hear us?), sulle adozioni la faccenda si fa più complessa.

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Eppure oggi la Cassazione è stata cristallina, andando anche a sottolineare che il provvedimento di adozione del bambino "non si è fondato solo sul consenso dei genitori biologici ma anche sugli esiti di un’indagine relativa all’idoneità della coppia adottante e perciò il controllo giurisdizionale non si è limitato al riscontro del consenso dei genitori del minore ma ha avuto carattere complessivo, investendo tutte le parti del giudizio". Ma non solo, i giudici hanno anche ricordato che la Consulta ha già "sollecitato il legislatore2 più volte, affinché venissero "ampliate le condizioni di accesso all’adozione legittimante". Da decenni, infatti, ormai, vengono presentate richieste di costituzione di status genitoriali adottivi da parte di soggetti diversi dalle coppie coniugate eterosessuali". E pare proprio che per "gli ermellini", l'organo giuridico più alto d'Italia, sia tempo di accelerare sull'ampliamento dei diritti civili, con buona pace di Pillon e del suo partito.