La chiusura di Man Repeller e i grazie a Leandra Medine per averci insegnato a ridere dei nostri difetti

Di Giada Biaggi
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Photo credit: Christian Vierig - Getty Images
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From ELLE

Immaginatevi una giovane ragazza della New York bene proveniente da una benestante famiglia ebrea-ortodossa che frequenta il prestigioso corso di giornalismo alla New School. Quella ragazza è Leandra Medine, dal 2011 (sposatasi e diventata) Leandra Medine Cohen. I suoi compagni di corso ambiscono alle prime pagine del Times, a essere delle firme "established"; ma lei che spesso indossa minigonne coloratissime con sandali e calzini già di prima mattina, aveva capito ben dieci anni fa come un certo giornalismo sulla carta stampata fosse un avamposto patriarcale e reazionario al quale non voleva subordinarsi. Così aprì nel 2010 il suo blog di moda: Man Repeller. Dopo lezione si faceva scattare foto per le strade della Grande Mela, venendo giudicata come una weirdo dai suoi colleghi; che qualche anno dopo però saranno costretti a ricredersi e ad ammirare la sua faccia iper-dimensionata su i billboard di Times Square che pubblicizzano la capsule collection che ha appena firmato per Mango.

Photo credit: Christian Vierig - Getty Images
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Inizialmente nato come un hobby, possiamo affermare sine dubio come Man Repeller un decennio dopo abbia rivoluzionato il fashion-blogging. A giugno di quest'anno Leandra ha annunciato di voler fare un passo indietro nel management del sito dopo le accuse di non essere black-friendly; a settembre poi il sito è stato ribrandizzato in Repeller fino poi al tragico annuncio del suo shut-down per motivi di natura economica. Buffo pensare come Man Rapeller sia stato accusato di esclusione, di essere la voce univoca di un élite di donne bianche e ricche; quando il suo essere già nel nome "repellente agli uomini" lo inscrive nelle storia come il primo blog femminista ante-litteram. Interrogarsi quindi sui motivi profondi per cui il sito abbia chiuso equivale a chiedersi cosa la moda abbia fatto negli ultimi anni del concetto di diversità; se la diversità non è più una scelta, ma un dogma da perseguire quasi acriticamente e al quale assoggettarsi - cosa ne rimane dell'Io?

Photo credit: Christian Vierig - Getty Images
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Anche registi come Woody Allen e Sofia Coppola hanno mostrato sempre la realtà dal loro punto di vista privilegiato; ma questo forse ha reso le loro storie meno degne di essere raccontate. Ogni forma d'arte e di espressione per essere riconosciuta qualitativamente rilevante non dovrebbe avere al centro l'originalità di un punto di vista indipendentemente da quale esso sia? Dirci come essere divers* non è forse la più grande e paradossale negazione del concetto stesso di diversità? Man Repeller è stato diverso e anarchico per tanti motivi all'interno del sistema moda. È stato un blog che ci ha detto di vestirci per piacere a noi stesse (e non agli uomini), che non esistono capi anti-sesso, che non bisogna essere delle "belle standard" per contare qualcosa nel sistema moda, che le donne possono fare squadra nel fashion-journalism oltre la retorica matricida lessicalizzata ne Il Diavolo Veste Prada, che si può ridere dei nostri difetti e che a volte (se stylato bene) Top Shop non ha nulla da invidiare a pezzi di couture.

Photo credit: Christian Vierig - Getty Images
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E che soprattutto essere profondamente se stesse (e se stessi) è il modo migliore per essere divers*.

Grazie Leandra!