La crisi della democrazia? Oops, una distrazione

Di Massimo Russo
·2 minuto per la lettura
Photo credit: BRENDAN SMIALOWSKI - Getty Images
Photo credit: BRENDAN SMIALOWSKI - Getty Images

From Esquire

Alla fine, ciò che pomposamente chiamiamo crisi della democrazia, altro non è che un semplice problema di abbondanza e di scarsità. Fino al secolo scorso, il bene raro erano gli stimoli, l’informazione. Ora, con il digitale e la connessione permanente, la risorsa scarsa è l’attenzione. Da una ventina d’anni, le piattaforme e le imprese digitali più innovative prosperano trovando modelli sempre più efficaci per mercificare ed estrarre valore dalla nostra attenzione. In una corsa verso il basso, perché di solito ciò che ci tiene appiccicati allo schermo, ci spinge a cliccare, a condividere, fa leva sull'emozione più che sul ragionamento.

Come spiega Tristan Harris, «Vedere la realtà in modo chiaro e veritiero è fondamentale per fare qualsiasi cosa. Monetizzando e mercificando l'attenzione, abbiamo venduto la nostra capacità di capire i problemi e mettere in atto soluzioni collettive». Harris, un passato in Google, co-fondatore del “Center for Human Technology”, è uno dei 28 autori di “The new normal - Visions of our world beyond crisis” un libro di proposte per un mondo post-pandemia migliore, in uscita il prossimo 26 gennaio.

Photo credit: SAUL LOEB - Getty Images
Photo credit: SAUL LOEB - Getty Images

Come se ne viene fuori? Certo, decidere di cosa riempire il nostro cervello dipende da noi. Ma l’appello all’uso della coscienza critica non basta. D’altra parte è improbabile e forse neppure desiderabile che Apple, Google, Amazon, Facebook, Netflix, decidano di auto-regolamentarsi o di rinunciare al proprio modello economico da sole, per il bene dell’umanità. L’asimmetria tra il loro potere e quello degli ordinamenti, come dimostrano gli eventi di questi giorni, non è mai stata così chiara.

E allora? Se gli Stati sono intermediari per organizzare la vita della società, e come è evidente non sono più all’altezza dell'età contemporanea, è il momento di pensare a strumenti nuovi. Non saranno i sovranismi a restituire agli esseri umani la sovranità.