La denuncia su Instagram di Aurora Ramazzotti vittima di catcalling è da standing ovation

Di Monica Monnis
·2 minuto per la lettura
Photo credit: Stefania D'Alessandro - Getty Images
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From ELLE

Commenti, gesti, fischi, occhiolini, clacson: questo è il catcalling, ogni giorno ne sono vittime tantissime donne e sì, è una molestia. Non è un corteggiamento, un flirt, un complimento di cui essere lusingati ma un abuso verbale, un comportamento che rivela volgarità, prevaricazione e violenza. Perché rende la vittima oggetto di attenzioni non richieste, apprezzamenti volgari e sguardi lascivi mettendola in una situazione di disagio, paura, impotenza e senso di colpa per aver scelto un certo tipo di abbigliamento o aver assunto un certo tipo di atteggiamento. Una limitazione nella libertà di essere, di fare, di uscire, denunciato su Instagram anche da Aurora Ramazzotti.

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La figlia di Michelle Hunziker e Eros Ramazzotti ne ha parlato sul suo profilo IG, dove spesso affronta temi interessanti e in parte "scomodi", vedi gli approfondimenti sulla salute mentale e la psicoterapia, la lotta al body shaming e la sua "rubrichetta" in cui scardina diversi tabù legati al sesso e al piacere femminile. Aurora questa volta ha voluto denunciare e sensibilizzare sul catcalling parlando della sua esperienza. "Possibile che nel 2021 succede ancora il fenomeno del catcalling?!", si chiede la 24enne nelle stories registrate durante la sua seduta di jogging, "non appena mi metto una gonna o, come in questo caso, mi tolgo la giacca sportiva mentre sto correndo perché fa un caldo terribile, devo sentire fischi e commenti sessisti. A me fa schifo", ha spiegato, "e se sei una persona che lo fa e stai vedendo questa storia, sappi che fai schifo".

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Secondo un recente articolo dell’organizzazione no-profit Stop Street Harassment, le molestie di strada riguardano l'83% delle donne e spesso includono anche insulti che fanno riferimento a etnia, religione, classe sociale e disabilità e possono "sfociare in comportamenti più minacciosi come lo stalking, l’aggressione o lo stupro". Le vittime si sentono arrabbiate, sporche, umiliate, sbagliate e per nulla gratificate da attenzioni non richieste e desiderate, tanto da aver paura di uscire da sole o costrette a cambiare strada per non essere importunate. In Francia, grazie a una legge promossa dalla ministra per le Pari opportunità Marlène Schiappa, il catcalling è diventato un reato nel 2018, punibile con multe che vanno dai 90 ai 1.500 euro, a seconda che si tratti di molestia o, peggio, di intimidazione. In Italia, il catcalling non è inquadrato come molestia o atto persecutorio anche se quando il consenso viene a mancare, non può non ritenersi lesa la libertà di autodeterminazione della vittima. In attesa di prese di posizione istituzionali efficaci, parlare, diffondere e informare è cosa buona e giusta (thanks Auri).

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