La design gallery della settimana è un invito al divertimento sulle note pulsanti della disco music

Di Isabella Prisco
·7 minuto per la lettura
Photo credit: Pierpaolo Ferrari
Photo credit: Pierpaolo Ferrari

From ELLE Decor

Una playlist tutta da ballare, anche senza pista da ballo. Il nuovo album di Kylie Minogue, pubblicato il 6 novembre 2020, si chiama Disco e, come suggerisce lo stesso titolo, è un inno alla disco music. La quindicesima compilation della popstar australiana, anticipata dai singoli Say Something e Magic, è un manifesto d'amore al sound che infervorava corpo e anima di chi, nei club degli anni Settanta, si muoveva a colpi di four-on-the-floor. Saldamente radicato nella tradizione soul e funk, quel ritmo incalzante caratterizzato da percussioni sontuose e da archi lussureggianti che fecero di Donna Summer la "Queen of Disco", torna oggi in un invito al puro divertimento. Anche domestico. Perché se è vero che per i latini divertĕre significava "volgere altrove", mai come in questo momento di delicata solitudine è necessario distrarsi per ricreare l'animo. Come? Ballando. Così, mentre le architetture della notte chiuse cercano un nuovo senso, le case si trasformano, accogliendo, anche, lo spirito più autentico della nightlife. Della serie, Thank God It's Friday.

Proprio come accade nel celebre film del 1978 diretto da Robert Klane per la Columbia Pictures (la cui "Torch Lady", in un logo iniziale appositamente re-inventato in animazione, accenna un passo di disco music), il venerdì sera era il giorno in cui iniziava il rituale del weekend. Che, dalla megadiscoteca The Zoo di La Cienega Boulevard di Hollywood, muoveva poi alla 2001 Odissey, dove ogni sabato sera si consumava la Saturday Night Fever di Tony Manero. Eppure il fenomeno della disco non nasce propriamente sotto ai riflettori degli stessi grandi locali notturni in cui successivamente ha poi spopolato: prima di arrivare nelle celebri discothèque americane ed europee, fu il DJ di New York, David Mancuso che, aprendo le porte del suo appartamento nel quartiere di Chelsea inaugurò The Loft, un club dance privato. Era il febbraio del 1970. Fu così che il pavimento in legno di quello spazio di 200 metri quadrati (successivamente fu ampliato) all'angolo tra Broadway e Bleecker Street divenne presto il dancefloor più esclusivo e inclusivo della città. La selezione degli invitati, sebbene fosse estremamente rigorosa, includeva infatti artisti di ogni tipo: tutte le settimane, sotto cassa (degli altoparlanti Klipsch) si scatenava un gruppo di duecento persone delle più svariate estrazioni sociali, etniche e culturali. In uno slancio di condivisione spassionata che non faceva alcuna distinzione. Perché proprio come sottolineano Andrea Angeli Bufalini e Giovanni Savastano, in un'intervista rilasciata a Rolling Stone, parlando del loro libro La storia della disco music (edito da Hoepli), la genealogia della musica da dancefloor è da ricostruirsi seguendo il filone principale dal quale si è diramata, cioè la afro rock music innestata sul soul-R&B afroamericano. "I rituali della Saturday night iniziano in Ghana addirittura nel 1957 con la popolazione che suona e balla in strada per celebrare l’indipendenza dall’Inghilterra sullo sfondo della antica highlife, un ritmo sincopato ed essenziale originato alla fine dell’800 che ritroveremo in tanto jazz africano e nello swing americano, tutti generi nati per essere prima di tutto ballati in fantasmagoriche ballroom come il Savoy di Harlem", dicono gli autori. Fin dagli esordi il beat della cassa in 4 è dunque un inno alla diversità, al movimento e alla condivisione che, in un tourbillon psichedelico di suoni e colori, continua a battere all'ombra della pop music.

Sulla scia dei grandi revival e delle nuove hit che ne omaggiano le sonorità, la disco torna adesso con lo stesso spirito liberatorio: ieri, a causa delle restrizioni, le sale da ballo di jazz nella Francia occupata dai Nazisti suonavano registrazioni, invece di utilizzare la musica dal vivo. Oggi, ai tempi del coprifuoco, mentre gli spettacoli e i grandi concerti fremono per ripartire, ci ritroviamo ad ascoltare le ultime note di Kylie Minogue divincolandoci tra la cucina e il divano, tra un'omelette a colazione e uno squat bulgaro alla sera. Ecco perché la design gallery della settimana è un invito al ballo: lasciatevi ispirare da strobosfere d'autore, sedute metalliche e tessuti luccicanti e, finalmente, date inizio alle danze. Del resto, non è forse venerdì oggi?

Tom Dixon - Mirror Ball

Photo credit: Courtesy Photo Tom Dixon
Photo credit: Courtesy Photo Tom Dixon

Perfettamente sferica e specchiata: la collezione Mirro Ball di Tom Dixon fa tutto il contrario di quello che farebbe una cascata di luci trasparenti. Se la fonte luminosa rimane nascosta, il corpo della lampada è un oggetto ultra-visibile, fortemente riflettente, che richiama i caschi aerospaziali e le strobosfere dei club. Di grande impatto anche se installata singolarmente, la lampada disegnata dal progettista britannico provoca infinite rifrazioni declinandosi in una serie di sistemi a sospensione curati nei minimi dettagli.

www.tomdixon.net

Vervain - La Discotheque

Photo credit: Courtesy Photo Vervain
Photo credit: Courtesy Photo Vervain

“I tessuti hanno il potere di portarci in luoghi lontani e di ricordarci momenti della nostra vita differenti. Lo stesso obiettivo di questa mia collezione: creare qualcosa di stravagante, femminile e divertente”. Presenta così Sasha Bikoff il risultato della sua collaborazione con Vervain. Tra i drappi ideati c’è Discotheque, un velluto color inchiostro che, ispirato a uno dei cappotti realizzati su misura per la designer, brilla come se sulla sua trama fosse caduta una manciata di diamanti frantumati.

sashabikoff.com

Seletti - Mouth Lamp

Photo credit: Courtesy Photo Seletti
Photo credit: Courtesy Photo Seletti

Un altro progetto a quattro mani che rievoca lo scintillio dei locali notturni è Mouth Lamp, la lampada a forma di bocca progettata da Studio Job per la collezione Blow di Seletti. La luce al neon e la citazione ultra-pop della forma dell’applique ricordano le insegne luminose che accendono la nightlife metropolitana. Inconfondibile è il tocco irriverente del team creativo fondato nel 1998 da Job Smeets.

www.seletti.it

Cappellini - Drum

Photo credit: Courtesy Photo Cappellini
Photo credit: Courtesy Photo Cappellini

Omaggio alle batterie elettroniche esagonali degli anni ’80, la poltrona Drum di Mac Stopa disegnata per Cappellini stupisce per le sue forme plastiche e scultoree. Parte di una collezione che include anche una poltrona piccola, un pouf in due dimensioni e un tavolino, questa seduta è realizzata in poliuretano schiumato a quote differenziate che garantiscono il massimo comfort senza sacrificare l’impatto estetico. Tra i rivestimenti spicca un tessuto elasticizzato dalla stampa optical tridimensionale.

www.cappellini.com

Gufram - Dance Floor

Photo credit: Pierpaolo Ferrari
Photo credit: Pierpaolo Ferrari

La discoteca Gufram allestita alla Mediateca Santa Teresa di Milano fu il più divertente place-to-be del Salone del Mobile 2018. Il motivo? Una ricca collezione di arredi che tra nuance sgargianti e materiali tattili citava il magnifico mondo della cultura musicale della disco. Tra i progetti di Disco Gufram (in foto After Party del collettivo Rotganzen) anche Dance Floor, una serie di tappeti disegnati da Studio GGSV (Gaëlle Gabillet & Stéphane Villard) che, forme sorprendenti – circolari, lunghe e sottili, tutte arrotondate – giocano in modo unico con l’inganno ottico della tridimensionalità. Linee curve e concentriche determinano il movimento delle superfici, caratterizzate da una definizione e una profondità di colore senza eguali.

www.gufram.it

Foscarini - Sun Light of Love

Photo credit: Massimo Gardone studio Azimut
Photo credit: Massimo Gardone studio Azimut

Ricorda la stella più vicina a noi di tutto il firmamento ma illumina come una strobosfera: è Sun–Light of Love, “un oggetto che, come il sole, non si sa bene dove inizi e dove finisca, non traccia una separazione chiara tra un dentro e un fuori: ha una presenza geometrica ma al tempo stesso molto fluida, organica”, come spiega Tord Boontje. Il designer diplomato alla Design Academy Eindhoven nel 1991 ha firmato per Foscarini una scultorea lampada che ruota intorno a 390 raggi in acciaio, separati l’uno dall’altro e innestati su un corpo centrale.

www.foscarini.com

Bisazza - Gloss

Photo credit: Andrea Resmini
Photo credit: Andrea Resmini

Rivestimenti murali e pavimenti giocavano un ruolo fondamentale nell’estetica complessiva delle sale da ballo degli anni Settanta /Ottanta. Colori sgargianti, giochi di luce e pattern psichedelici contribuivano ad annullare ogni riferimento spazio-temporale durante la performance on the floor. Cangiante e iridescente è il mosaico di vetro della collezione Gloss di Bisazza utilizzato per l’Hotel Barcelò di Malaga dal progettista Jordi Torres.

www.bisazza.it

Glas Italia - Liquefy

Photo credit: Courtesy Photo Glas Italia
Photo credit: Courtesy Photo Glas Italia

Cromie ipnotizzanti e fantasie optical accompagnavano la disco music dal guardaroba alla pista. Patricia Urquiola ha disegnato per Glas Italia una serie di tavoli alti, bassi e consolle in cristallo trasparente extralight temperato che, con una decorazione venata ed organica, riprende le colorazioni e le trame del marmo. Liquefy sorprende quindi per le venature dinamiche che cambiano allo spostarsi del punto di osservazione.

www.glasitalia.com