La finanza europea fa passi avanti verso la sostenibilità

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Photo credit: James O'Neil - Getty Images
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Il mondo della finanza da diversi anni ha iniziato a muoversi, seppur gradatamente, in una direzione di maggiore sostenibilità. Nel 2018, con l’Action Plan sulla finanza sostenibile, la Commissione Europea ha gettato le basi per il perseguimento di uno sviluppo che non può prescindere dall’attenzione all’ambiente (Environment), ai diritti umani e dei lavoratori (Social) e alla buona Governance (G): ecco cosa significa l’acronimo ESG tanto in voga ultimamente.

In pratica la UE ha trasformato in norme imperative i principi che precedentemente erano linee guida applicabili su base volontaria da banche, investitori e aziende. In attuazione del piano d’azione, lo scorso 10 marzo sono entrati in applicazione i regolamenti dell’Unione detti Disclosure e Tassonomia che obbligano la finanza e le grandi aziende quotate in Borsa a dar conto degli effetti che i loro investimenti e le loro attività d’impresa hanno sulla sostenibilità, intesa non solo come tutela ambientale, lotta al climate change e promozione dell’economia circolare, ma anche tutela dei diritti umani, protezione/valorizzazione dei diritti dei lavoratori, gender parity & diversity.

La finanza sostenibile ha l‘obiettivo di creare valore nel lungo periodo, indirizzando i capitali verso attività che generino un plusvalore economico, ma che siano al contempo utili alla società e non dannosi per l’ambiente. Le recenti norme impongono agli investitori di valutare l’impatto negativo che le loro azioni potrebbero avere sui fattori ESG (es. un investimento in una società che sottopaga o utilizza lavoratori in nero).

È un autentico cambio di paradigma: dal profitto individuale degli azionisti (shareholders) al valore per un'ampia categoria di portatori di interessi (stakeholders) quali dipendenti, fornitori, consumatori. Un dato interessante è che nel mondo della finanza e della grande impresa, la sostenibilità è molto "rosa" perché nelle aziende quotate, nelle banche e nei fondi di investimento il tema è stato a lungo sottovalutato e per questo affidato ad amministratrici indipendenti o a manager donne, che oggi si trovano ad avere negli anni costruito competenze, sensibilità e capacità di implementare politiche ESG in grado di promuovere un'economia sostenibile.

(Milena Prisco è avvocata, counsel presso lo Studio legale CBA)