La foto iconica (e virale) per la fine della MFW è un amarcord dedicato ai miti della moda Made in Italy

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Photo credit: Vittoriano Rastelli - Getty Images
Photo credit: Vittoriano Rastelli - Getty Images

È stata la fotografia (amarcord) diventata virale sul cominciare di questa nuova Milano Fashion Week che si chiude. La prima dopo quasi due anni di pandemia, dopo esperimenti digitali e fashion show sviluppati in modo tanto alternativo quanto unico (e il muppet show di Moschino ne era stata la prova). Eppure, figurarsi se a quel tempo i grandi couturier della moda italiana avrebbero immaginato questo: 36 anni dopo, siamo qui a riguardare il loro fotogramma cristallizzato dal tempo (e nel tempo) con un sentimento di profonda nostalgia.


1985, Milano. Nella fotografia amarcord diventata virale sui social media durante la Milano Fashion Week ci sono proprio (quasi) tutti: Laura Biagiotti, Mario Valentino, l'indimenticabile Gianni Versace, Krizia, Paola Fendi, Valentino Garavani, Gianfranco Ferrè, Mila Shon, Giorgio Armani, Ottavio Missoni, Franco Moschino e Luciano Soprani. E, di tutti, è interessante notare anche il legame di ciascuno con la città di Milano, il cui Duomo - con annessa Madonnina - trionfa alle spalle in tutta la sua bellezza. Impossibile non lasciare che i ricordi fluiscano leggeri: negli Anni 80, il prêt-à-porter (la moda pronta da comprare e indossare) stava vivendo un momento di massima fioritura in quello che sarebbe stato conosciuto presto in tutto il mondo come "Quadrilatero della moda". D'altronde, lo stesso prêt-à-porter era nato solo a metà degli Anni 60 rivoluzionando il concetto (elitario) di alta moda, che ora diventava (finalmente) più fruibile per quasi tutte.


Cosa è cambiato nel mondo della moda dal 1985 a oggi?
Circa 36 anni dopo, l'attenzione al Made in Italy resta centrale nell'opera di ciascuna griffe. Il savoir faire è senz'altro uno dei valori cardine della moda italiana, come continuano a dimostrare anche (e soprattutto) le collezioni haute couture. Non meno fondamentale è l'attenzione alla sostenibilità (Giorgio Armani ha un'agenda ricca di obiettivi a tal proposito): la digitalizzazione della moda e la possibilità di acquistare online (qualsiasi sia il budget del proprio portafogli) hanno camminato di pari passo con il costante avvento del fast fashion. Sempre più brand low cost hanno infatti iniziato a riprodurre (a costi assai inferiori) capi la cui ispirazione è fortemente pervasa da quanto proposto sulle passerelle dai grandi nomi. E in un mondo che impazza all'insegna del consumismo sfrenato e del volere tutto e subito, chissà cosa avrebbe pensato di questi giorni Gianni Versace. Chissà cosa ne pensano Valentino Garavani e i suoi colleghi. Loro, che il Made in Italy, lo hanno cucito punto dopo punto, dando valore al tempo e all'artigianato italiano. Ecco allora che riguardare (con la dovuta venerazione) questa fotografia non è solo nostalgia di tempi in cui si acquistava poco e bene (perché i capi durassero nel tempo): è lezione di vita.

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