La foto simbolo della figlia di George Floyd che entra alla Casa Bianca a un anno dalla sua morte

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Photo credit: Stephen Maturen - Getty Images
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"Papà ha cambiato il mondo" ripeteva un anno fa con le braccia alzate in segno di vittoria Gianna Floyd, la figlia dell'afroamericano ucciso il 25 maggio 2020 per mano dell'agente di polizia Derek Chauvin, mentre osservava le fila sempre più copiosa dei sostenitori del movimento Black Lives Matter, partito da Minneapolis e diffusosi nel resto del Paese e non solo. Una manifestazione di solidarietà, ma anche rabbia e rivendicazioni che invocava giustizia per George Floyd e che la bimba di appena sei anni osservava dall'alto, sulle spalle di un amico del padre, l'ex giocatore di basket Stephen Jackson. Il video della piccola, diventato virale, è stato ricondiviso dall'ex first lady Michelle Obama che ha voluto onorare la memoria dell'afroamericano ucciso ricordando la figlia orfana, che ieri è stata ricevuta dal presidente degli Stati Uniti insieme ad alcuni familiari tra cui il fratello Philonise e l'avvocato e difensore dei diritti umani Benjamin Crump. Nella foto che ritrae il momento dell'arrivo della piccola Gianna alla Casa Bianca, la bambina di appena 7 anni fa il suo ingresso — sola e fiera — nella residenza del presidente mentre un marine (bianco) sull'attenti le tiene la porta. Uno scatto iconico, pieno di orgoglio, riscatto, rinascita.

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Durante l'incontro nello studio Ovale con il presidente Joe Biden e la sua vice Kamala Harris, durato circa un'ora, lo zio della bambina ha ribadito la necessità da parte del Congresso di approvare la legge di riforma della polizia che porta il nome di George: "Se fate leggi federali per proteggere la bald eagle (l'aquila bianca simbolo degli Stati Uniti, ndr), potete fare leggi federali per proteggere la gente di colore". Il provvedimento in questione — il George Floyd Justice in Policing Act che mira a ridimensionare l'immunità di cui godono gli agenti di polizia — Joe Biden avrebbe voluto renderlo esecutivo entro il 25 maggio. La nuova legge però, già approvata dalla Camera, resta ancora oggi imbrigliata nelle maglie della politica e al centro dei negoziati tra dem e repubblicani con il rammarico della comunità afroamericana, che non è più disposta a scendere a compromessi nella lotta contro il razzismo.

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"Dobbiamo agire. Siamo ad un punto di svolta" — rilancia Joe Biden in una nota diffusa dopo l'incontro con i familiari di Floyd e riportata da Rainews. "La condanna il mese scorso del poliziotto che uccise George è stato un altro importante passo verso la giustizia. Ma il nostro progresso non può fermarsi qui", ha spiegato. "Per ottenere un cambiamento reale — ha proseguito — dobbiamo avere un sistema di responsabilità quando i poliziotti violano il loro giuramento e dobbiamo costruire una fiducia durevole tra la vasta maggioranza degli uomini e delle donne che indossano con onore il distintivo e le comunità che hanno giurato di servire e proteggere. Possiamo e dobbiamo avere sia la responsabilità che la fiducia nel nostro sistema giudiziario".

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Mentre la politica fa il suo corso, ieri sono sorte un po' ovunque manifestazioni spontanee di solidarietà come quelle del sindaco di New York Bill De Blasio, che è rimasto in ginocchio per nove minuti e 29 secondi, il tempo esatto in cui il 46enne afroamericano è rimasto bloccato a terra con il ginocchio dell'agente premuto alla gola prima che perdesse completamente i sensi. Per commemorare George Floyd l'incrocio tra la 38esima e Chicago Avenue, il luogo dove si è consumato l'omicidio a Minneapolis, è stato occupato dagli attivisti e chiuso al traffico con la celebrazione "Alzati e ricorda George George Floyd", una veglia a lume di candela, arrivata alla fine di diversi giorni di marce e raduni per chiedere un cambio di passo al governo e fare in modo che bambini come Gianna Floyd non debbano più essere testimoni di una morte così insensata e crudele.