"La Geografia del Buio": un album nato dal dolore

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Michele Bravi La geografia del buio
Michele Bravi La geografia del buio

Il nuovo album di Michele Bravi ha una grandissima forza evocativa che deve essere condivisa. C’è stato un lungo periodo di gestazione che ha permesso al giovane cantante di tornare a vivere. Un disco che nasce dalla solitudine “più grande che abbia mai conosciuto”. Per tanti mesi “la mia voce non è più riuscita a cantare”. E così “sena filtri né intermediari”, Michele Bravi ha voluto parlare da solo del suo nuovo album, “La Geografia del Buio”. A colpire è la delicatezza delle sue parole, che sono una carezza per l’anima, un sollievo per le fragilità più umane che accomunano le storie di ciascuno. Colpisce la sincerità e la dolcezza dei suoi gesti. La pacatezza della sua voce ti avvolge, la sua sensibilità emoziona. Non ha timore di esporsi tanto parlando di dolore né di raccontarsi con il cuore in mano. Parla di sé con sincerità e piace la semplicità che lo caratterizza. Piace la poeticità delle sue parole, la sua cultura, la sua intelligenza e la sua umanità. Il suo essere così simile a tutti noi, con i suoi punti di forza e le sue fragilità.

Lo ha spiegato chiaramente presentando il suo album: “Ho raccontato le fragilità di un periodo in cui non avevo voce e delineato uno spessore ruvido in cui tutto il dolore doveva essere cristallizzato. Il dolore straccia la tua vita, come se fosse carta”.

“Il dolore è una malattia della mente e del corpo e deve essere affrontata con lo stesso cinismo con cui si lotta contro una qualsiasi altra malattia. Ho portato il dolore in uno studio medico: musica e scrittura mi hanno permesso di decifrare il dolore, ma ad avermi salvato è stata la terapia”, ha raccontato Michele Bravi, descrivendo anche l’amicizia speciale con altri grandi personaggi della tv e dello spettacolo. Ha descritto il conforto che ha ricevuto da Maria De Filippi, “con la quale ho parlato moltissimo nel suo studio e a casa sua. Mi ha ascoltato tanto”. Ma anche da Federica Abbate, amica di sempre, Fedez e Chiara Galiazzo, con la quale si è esibito ormai due anni fa al Teatro San Babila di Milano. “Il sentirsi accolto non da un collega, ma da una persona che vuole vederti splendere e risplendere, mi fa essere infinitamente grato nei loro confronti.

Michele Bravi racconta il suo dolore

“Un disco ancora non uscito ma che ne ha già vissute molte”, commenta il cantante, che ha letto e fatto suo le parole di Lewis in ”Diario di un dolore”. “Avevo pensato di poter descrivere uno stato, rifare una mappa dell’afflizione. Invece ho scoperto che l’affiliazione non è uno stato, bensì un processo. Non le serve una mappa, ma una storia, e se non smetto di scrivere questa storia in un punto del tutto arbitrario, non vedo per quale motivo dovrei mai smettere”, sono le parole del celebre scrittore che Michele Bravi ha ripreso e fatto scoprire a chi non lo conosceva.

Nel corso della conferenza stampa in cui Michele Bravi ha presentato “La Geografia del Buio”, il cantante ha raccontato il suo progetto pronto da tempo, ma prolungatosi a causa dell’emergenza sanitaria, e confidato il dolore vissuto, lo stato d’animo dal quale prendono le mosse le sue canzoni.

Michele Bravi La geografia del buio
Michele Bravi La geografia del buio

“Il dolore non va nascosto in uno scatolone polveroso. Va mostrato. Bisogna puntarci una luce sopra. Così il mostro che ti portavi addosso e dal quale ti sentivi dominato, diventa un bambino che porti sulle spalle. E continui a vivere. Il dolore è un fatto, come il buio è una casa senza finestre in cui io ho imparato ad abitare”. Michele Bravi descrive “La Geografia de Buio” parlando di dolore, ma in realtà è “il disco d’amore più grande che abbia mai scritto. Condividere la geografia del mio buio ha una forza propulsiva enorme”.

“Quando vivi un dolore ti chiedi il perché di ciò che sta accadendo. Ma non c’è un senso. La forza propulsiva del dolore, che permette di introiettarlo, è la condivisone”, ha precisato. Quindi ha sottolineato: “È un disco con il quale insisto sulla terapia, che nel mio caso si chiama EMDR e che racconto in “Storia del mio corpo”. Con la terapia ho dato una casa al mio dolore e ho disegnato il labirinto del mio percorso: il mio disco è un viaggio nel quale ci si deve perdere per assaporarlo e scoprirlo. Devi vivere dentro al dolore per imparare a conviverci. Il mio disco è un inno alla fragilità, come canto in “La vita breve dei coriandoli””, che Michele Bravi ha presentato in diretta.

Nel disco il silenzio non è mai completo, ma è riempito dall’immaginario che tutti viviamo. C’è il rumore del quotidiano, dal frigo al traffico della strada, perché tutto l’album è stato registrato nel salotto di casa. Il silenzio è stato riempito con la mia storia e con quella di tutte le persone che hanno preso parte al progetto. Ciascuno ha offerto una parte di un dolore vissuto, che appartiene a ognuno di noi”, ha spiegato il cantante. “Il disco è un duetto costante tra la mia voce e il silenzio. Ho avuto il coraggio di inserire momenti vuoti che ciascuno può riempire con la propria storia”, ha aggiunto.

Michele Bravi La geografia del buio
Michele Bravi La geografia del buio

L’amore per Michele Bravi

“È solo l’amore che ci salva dalla ferita del mondo e dal ripetersi dei giorni che non valgono il ricordo. Mantieni il bacio e non lasciarlo neanche per un secondo”. È “Mantieni il bacio” il secondo brano che Michele Bravi ha presentato live nel corso della conferenza stampa. Si tratta della “dichiarazione d’amore più grande che abbia mai realizzato. Ho decifrato il mio dolore e ne è nato un album”.

Michele Bravi La geografia del buio
Michele Bravi La geografia del buio

“Non erano più a sette passi di distanza, erano a due giorni diversi”: dallo spunto di Marquez in “L’amore ai tempi del colera”, Michele Bravi ha ribaltato la frase per comporre il suo album. Il cantante si è messo a nudo e si è confidato con pura sincerità. “Chi ama deve condividere, qualsiasi sia la forma dell’amore. Chi ha il coraggio si esponga. Il mio bacio da mantenere è dedicato a un ragazzo. L’amore va scolpito, evocato, disegnato: io lo faccio con la voce. Rivendico l’esigenza di cantare d’amore, ha dichiarato.

Poi il suo messaggio più forte: “Orientarsi nel buio significa stabilire le coordinate di un luogo oscuro, conoscerne gli spazi, abitarlo, arredarlo. Avere le parole per dire il caos non salva da niente ma almeno disegna il labirinto. “La Geografia del Buio” è il racconto bendato attraverso quel labirinto di ombre e racconta, tra momenti di silenzio e il suono legnoso di un pianoforte verticale, un messaggio tanto semplice quanto potente: il buio, come il dolore, è solo una condizione e non esiste un senso o un significato. L’unica direzione che si può dare alla propria sofferenza è quella della condivisione affinché suggerisca ad un altro dolore, quasi conducendolo per mano, qual è la strada da percorrere nell’ombra”.

Michele Bravi presenta “La Geografia del Buio”

A distanza di quattro anni da “Anime di carta”, l’album certificato disco d’oro e contenente il singolo doppio platino “Il diario degli errori”, torna con un progetto musicale, profondamente diverso da tutta la produzione precedente. Per Michele Bravi “La Geografia del Buio” è un racconto attraverso la ferita del mondo. Una perdita di aderenza dal reale e il tuffo in un’oscurità che racchiude in sé la violenza della vita e riscopre nell’amore l’unica salvezza. Un amore che non combatte il male ma che aiuta a disegnarne la geografia”.

L’estetica del disco si sviluppa in una sequenza di immagini oniriche e surreali che Michele Bravi racconta attraverso le parole e la musica. Si susseguono suggestioni evocative che rimandano ad un presente stravolto e ad un profondo dolore che avvolge, immerge e nasconde ogni cosa come una profonda coltre di nebbia. Il concept di “La Geografia del Buio” è caricato di grande drammaticità, la realtà dell’artista si palesa sotto forma di rappresentazione teatrale, dove la separazione tra spettatori e attori è un limite invalicabile.

L’album è costituito da 10 tracce, tra cui i singoli “La vita breve dei coriandoli”, “Mantieni il bacio” e un brano completamente strumentale, eseguito al pianoforte dallo stesso Michele, che segna la chiusura del percorso attraverso “La Geografia del Buio” in cui l’ascoltatore ha imparato ad orientarsi. L’intero progetto discografico è stato prodotto da Francesco “Katoo” Catitti, che aveva già in precedenza collaborato con Michele. Il pianoforte, che accompagna la voce dell’artista in tutte le tracce, è suonato da Andrea Manzoni.