La geometria è la materia che detta le regole del social distancing (al pranzo di Natale)

Di Alessia Musillo
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Photo credit: Courtesy Zanotta
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From ELLE Decor

In quanto ad assembramenti intorno alla tavola (natalizia), bisogna riconoscere che Monicelli sia stato un maestro. È con Parenti Serpenti, nel 1992, che il regista tira su il sipario degli altarini di famiglia - ben oltre il luogo comune che a Natale siamo tutti più buoni e non vediamo l'ora di sederci l'uno accanto all'altro. E c'è la scena, quella del cenone, dove si vede bene che gomito a gomito il parentame è costretto all'ordinaria routine della festività. Vista albero di Natale, intorno alla tavolata di Nonno Saverio e Nonna Triste - rigorosamente seduti uno di fronte all'altro, a capotavola -, figli e consorti consumano distrattamente spaghetti con il tonno e luoghi comuni come "le cose belle della vita o sono illegali o sono immorali o fanno ingrassare", insieme a discorsi come la fame nel mondo e la democrazia italiana all'eco della tv accesa sulla RAI - dove una giovanissima Bertè canta stretta in un tubino lilla. Visto il risvolto amaro del film, bisogna ammettere che la tavolata avrebbe avuto una forma decisamente più veritiera se tutti i parenti non fossero stati (fisicamente) così vicini.

Augurandoci che nessuno di noi abbia un parente serpente, quest'anno capiamo che non tutte le distanze vengano per nuocere. Così la tavola del pranzo natalizio e del cenone di Capodanno è bene che sia una geometria (risogorsa) fatta di tutto il design pronto a delimitare lo spazio fra i commensali. Il bicchiere è riconoscibile, e solo mio. Il tovagliolo è di carta, e solo di papà. Il cestino del pane è diviso in due: ci mette le mani il fratello da una parte e la mamma dall'altra. Così non ci sono problemi e la distanza è un patto che rispettiamo (anche) grazie a una mise-en-place geometrica.

Photo credit: Courtesy Zanotta
Photo credit: Courtesy Zanotta

Il tavolo Quaderna 2006 di Superstudio per Zanotta vanta una struttura in legno tamburato placcato in laminato Print, colore bianco a stampa digitale e a quadretti neri. Sono proprio i quadretti neri che ispirano il titolo dell'articolo che dal 1970 arreda, con un'attitudine trasversale e sbarazzina, le stanze della casa: dalla cameretta alla cucina. Quanto è utile, in questo periodo, contare i quadretti per rispettare il social distancing?

Photo credit: Courtesy Boir
Photo credit: Courtesy Boir

Lo studio croato Boir ha progettato una collezione dal nome New Normal, che comprende una serie di stoviglie concettuali per la tavola alle prese con le buone norme di social distancing. Gli oggetti sono piccole sculture (elegantissime) realizzate per lo più in pietra e in acciaio, che permettono di condividere il cibo a distanza di sicurezza. Alla collezione appartengono: il cestino per il pane (nell'immagine), i cucchiai dal manico lungo, il vassoio per il sushi e un prosciutto rack. Intimità e distanza vanno a braccetto con il design della nuova normalità.

Photo credit: Alberto Strada
Photo credit: Alberto Strada

Che ognuno a tavola debba avere il suo bicchiere è ovvio (regola ben chiara anche prima della nuova normalità); che ognuno possa invece trasformare il bere in un'azione personalizzata è un dato di fatto solo se si ha un bicchiere Ichendorf. Questi realizzati da Alessandra Baldareschi, parte della collezione Fantasia, sono effettivamente utili a personalizzare la tavola e i commensali. Così, il social distancing diventa una forma di rispetto dell'altro e del suo spazio alla volta dell'immaginazione e della trasparenza (dell'acqua).

Photo credit: Courtesy Artek
Photo credit: Courtesy Artek

La collezione Siena di Artek vanta un motivo geometrico utile a realizzare le regole del social distancing a tavola. Fra tovaglioli di carta, quest'anno decisamente utili a non mischiare nulla da commensale a commensale, vassoi e tovagliette, il design di Artek si muove su ripiani pronti a distanziaresenza separare. E mangiare è un momento prezioso di condivisione (ma senza pericolo).