La guerra dei mondi tra Spencer e Dune. E la bionda hitchcockiana di Madeleine Collins

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Photo credit: courtesy
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Ci sono film che restano perché concentrati in un poster, un’immagine. L’esempio supremo è Spencer di Pablo Larraìn manifesto con Lady/Kristen Stewart abbandonata in sontuoso abito da sera sul letto, il volto che non si vede, despair e regalità fallita. Bello. E poi all’apposto c’è quello di Dune dove le facce, supercool, si vedon tutte, da Chalamet a Zendaya, Oscar Isaac, Momoa, Javier Bardem, Josh Brolin e ancora e ancora. Alla fine si pensa di aver molto da scoprire nel primo film e quasi nulla nel secondo.

Non è così, perché la magia di Spencer, seppur presente, è fugace: tre giorni di Natale a Sandrigham, spiegazione mirabile dei riti oppressivi di corte, e lei Diana, sola alla guida e fuori protocollo nostalgica di quando era solo e semplicemente Spencer. A Palazzo tre giorni di festività e depressione, bulimia, visioni schizoidi di Anna Bolena, rivolte contro il tiro al fagiano imposto ai figli William e Henry. Siamo perplessi, un po’ perché sapevamo tutto di lei, di Charles e Camilla, dei domestici rapaci (non la guardarobiera lesbo innamorata, ma fa niente ) e però Larrain è troppo condizionato dal moderno effetto Meghan e Diana è solo la grande vittima isterica e sacrificale, il che non le rende merito. Kristen Stewart si batte come può, ma il personaggio che porta sulle spalle è di quelli ingombranti. In compenso i rituali della Firm sono messi in scena con precisione luciferina.

In Dune, di Denis Villeneuve invece, tutto come da programma, le figure simboliche al posto giusto, la Guerra dei mondi anche, ma non sono una fanatica della serie (tre ore mi paiono tante per una Parte prima) anche se riconosco che l’impatto è grandioso e visti i tempi, intriga quella Madre (Rebecca Ferguson) che guida l’intero universo maschile e guerriero. Se volete però davvero qualcosa di diverso in tema di lieve follia femminile, io consiglio Madeleine Collins di Antoine Barraud alle Giornate degli autori, protagonisti Virginie Efira tra due famiglie e due maternità, vere o immaginate. Hitchcock alle porte, e infatti c’è la Bionda.

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