La Juve sceglie il dopo-Sarri: manca solo il sostituto, Zidane è il sogno, contattati Pochettino, Inzaghi e Sousa

Nicola Balice, inviato a Torino
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La Juventus è fuori dalla Champions, Maurizio Sarri è praticamente fuori dalla Juve. Intanto si conferma pure completamente fuori dal contesto. Anche nelle dichiarazioni, perché sostenere che “se la Champions fosse stata un campionato la Juve sarebbe prima o seconda” o dirsi “felicissimo della prestazione”, beh, non può che lasciare sconcertati. Senza sottolineare oltremodo l'effetto permalosità per le domande sul suo futuro, come se parlare di una cambio in panchina per la peggior Juve degli ultimi nove anni fosse lesa maestà: peggiore perché ha vinto solo lo scudetto, con solo 83 punti, uscendo agli ottavi di Champions contro una squadra normalissima come il Lione, pur avendo Cristiano Ronaldo e in assoluto la squadra più costosa di sempre per quel che riguarda il sistema italiano. In ogni caso il futuro di Sarri non è solo un argomento, è “l'argomento”.

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SENZA FIDUCIA – Il ritornello è sempre lo stesso, non poteva essere questa partita a valere la conferma o l'esonero. In realtà la Champions fa tutta la differenza del mondo, lo ha detto proprio Andrea Agnelli al termine della partita: lo scudetto è un grande obiettivo ma non basta più, la pausa di riflessione di cui ha bisogno la società bianconera per impostare la prossima stagione sembra davvero il primo passo verso il cambio di rotta sotto vari punti di vista. Ha detto tante cose, di sicuro non ha detto che Sarri resterà al suo posto. Ci aveva provato Fabio Paratici, ma la sua promozione vacillava specialmente dopo le parole di Pavel Nedved che spiegava come fossero tutti sotto esame da parte della proprietà: giocatori, allenatore, dirigenti. Alla fine della partita, poi la sentenza di Agnelli: inizia il momento delle riflessioni, i prossimi giorni saranno quelli delle decisioni irrevocabili ma Sarri è davvero a un passo o forse meno dall'esonero. Mentre Ronaldo (ci mancherebbe) resta, i dirigenti pure (almeno per ora). Proprio il numero uno della Juve da più parti viene indicato come il più grande dei delusi di questa era Sarri, tra dichiarazioni che hanno lasciato perplessi e una rivoluzione tecnica che se c'è stata è stata al contrario. Non a caso Agnelli parla di entusiasmo, quello che sembra spazzato via dal modo di fare e di gestire la squadra da parte dell'attuale tecnico.

IL DOPO SARRI – D'altronde negli scorsi giorni è già iniziato il lavoro del club bianconero per provare a imbastire il dopo Sarri. Solo un cammino esaltante in Europa poteva salvarlo, tempo per ricalibrare tutto sarebbe stato pochissimo e di sicuro non si potrebbe iniziare domani. Il primo a essere contattato è stato l'unico top manager attualmente libero oltre a Max Allegri: Mauricio Pochettino. Disponibilità totale dell'allenatore argentino, che non sembra convincere totalmente la dirigenza bianconera. Sull'asse Torino-Roma sono ripresi i contatti con quel Simone Inzaghi che già la passata stagione era entrato nella cerchia ristretta dei nomi valutati, Claudio Lotito è stato avvertito dell'interesse bianconero, servirà anche il suo placet in caso di fumata bianca considerando come alla Lazio siano in piena trattativa per il rinnovo a un solo anno dalla scadenza del contratto dell'allenatore. Poi via Jorge Mendes è tornato di grande attualità il profilo di Paulo Sousa. Tre nomi concreti, in attesa o nella speranza che da Madrid possa succedere qualcosa di clamoroso tra Florentino Perez e Zinedine Zidane. Ancora troppo presto invece per Andrea Pirlo, forse troppo tardi per Gian Piero Gasperini. I giorni di riflessione sembrano tutti votati proprio all'individuazione dell'erede di Maurizio Sarri, alla Juve non lo vogliono più. E sì, per il tecnico l'unica possibilità era eliminare il Lione e prendere tempo: ha fallito anche in questo, i due anni di contratto che ancora lo legano alla Juve non lo salveranno.