La legge (folle) anti aborto del Texas è entrata in vigore e ci sono già le prime (terribili) conseguenze

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Photo credit: MANDEL NGAN - Getty Images
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Ultima chiamata, la Corte Suprema. Lì, nell'alta corte, che negli Usa è il giudice di ultima istanza, nel senso che contro le sue decisioni non è dato ricorso, si doveva decidere intorno alla più più severa contro il diritto all'aborto del paese, ma non è andata bene. Al contrario, è andata nel peggiore dei modi, ed ora in Texas è ufficialmente in vigore la legge che vieta alle donne di interrompere una gravidanza dopo la sesta settimana. L'hanno chiamata "heartbeat ban", il "divieto del battito cardiaco", perché fissa all'attimo in cui viene rilevato il primo battito fetale il momento cruciale dopo il quale qualsiasi pratica di aborto, anche nei casi di stupro e incesto, diventa illegale. Sei settimane, tuttavia, sono un lasso di tempo talmente piccolo, che moltissime donne (si stima l'85%) ancora non sanno neppure di essere incinte. Ecco perché è la legge, firmata dal governatore repubblicano Greg Abbott a maggio, più radicale tra tutte quelle volute dai repubblicani negli ultimi anni: perché gioca sul fatto che o ci si munisce di test di gravidanza (per altro costosi) e a ogni minimo ritardo si fa una verifica, o si usano, ed è certamente consigliabile in ogni caso, tutti i contraccettivi disponibili sulla piazza (ma non stupirebbe che medici o farmacisti obiettori possano rifiutare di prescrivere o vendere la pillola, per esempio), o ci si astiene.

Ma che in Texas si facesse molto sul serio, sulla questione, s'era capito: basti dire che a luglio Abbott ha redatto un provvedimento che incentiva le persone a far rispettare la legge grazie ad un premio di 10.000 dollari (o più) a chiunque citi con successo qualcuno che fornisce o assiste una donna che prova ad avere un aborto dopo le sei settimane di gravidanza. Anche i leader religiosi che forniscono consulenza emotiva e spirituale ai pazienti potrebbero essere soggetti alla legge e ricevere la "taglia" in cambio della violazione del segreto del confessionale. Detto da un'altra angolazione, quella della minaccia, secondo la nuova legge (che un gruppo di medici, clero e proprietari di cliniche ha già citato in giudizio) chiunque potrebbe essere portato in tribunale da uno sconosciuto, senza alcun legame con il paziente, e costretto a pagare un minimo di 10.000 dollari, più spese legali, "per aver favorito o per favoreggiamento diretto di un aborto". Non c'erano dubbi, dunque, sulla tenacia con la quale il governatore repubblicano avrebbe portato avanti la sua battaglia, ma c'erano, tuttavia, speranze riguardo la decisione finale della Corte Suprema, che negli ultimi tempi ha bloccato altre leggi anti aborto di ben 12 stati, tra cui Georgia, Iowa, Alabama, Kentucky, Louisiana, Mississippi, Missouri e Ohio. Stavolta, a sorpresa, no.

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L'ordine dell'alta corte di rifiuto di fermare la legge del Texas è arrivato poco prima della mezzanotte di mercoledì 1 settembre. “Nel giungere a questa conclusione - ha affermato la corte nell'ordinanza - sottolineiamo che non intendiamo risolvere definitivamente alcuna pretesa giurisdizionale o sostanziale nella causa dei ricorrenti. In particolare, questo ordine non si basa su alcuna conclusione sulla costituzionalità della legge del Texas e non limita in alcun modo altre impugnazioni procedurali corrette alla legge, anche nei tribunali statali texani". Mercoledì Joe Biden ha condannato la nuova legge e ha riaffermato il sostegno della Casa Bianca al diritto all'aborto. "Questa legge estrema del Texas viola palesemente il diritto costituzionale stabilito sotto Roe v Wade, sostenuto come precedente per quasi mezzo secolo", ha affermato Biden nella dichiarazione. Planned Parenthood, che gestisce 11 cliniche nello stato, e le cliniche Whole Woman's Health ha detto al Guardian che avrebbe "rispettato la legge estrema, nonostante sia contraria alle loro pratiche mediche". Nei giorni che precedono l'entrata in vigore della legge, le cliniche del Texas affermano di essere state costrette a respingere i pazienti che avevano bisogno di cure per l'aborto perché vicine al limite consentito dalla legge. Questo è l'immediato futuro che attende loro e le donne texane.

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Alcuni medici abortisti in Texas hanno deciso di interrompere gli interventi, per il potenziale rischio di azioni legali pesanti e costose. "Rispetteremo tutti la legge anche se è immorale, disumana e ingiusta - ha detto al New York Times - il dottor Ghazaleh Moayedi, un ginecologo che praticava aborti in Texas - Minaccia il mio sostentamento e se continuassi mi aspetterei senza dubbio di essere citato in giudizio. Ma la mia più grande paura è assicurarmi che i più vulnerabili nella mia comunità, i pazienti neri e latini che vedo, che sono già più a rischio a causa di barriere logistiche e finanziarie, ricevano le cure di cui hanno bisogno". Perché quando l'aborto è reso illegale o inaccessibile, non è che smette di essere praticato, semplicemente viene praticato di nascosto, con seri pericoli. Così, gli stati progressisti dovranno intensificare l'assistenza alle donne costrette a viaggiare per l'assistenza sanitaria riproduttiva. In una dichiarazione, Carolyn Maloney, presidente democratica del comitato di sorveglianza della Camera, ha dichiarato: "Rifiutando di intervenire ieri sera, la corte suprema ha ribaltato la bilancia della giustizia a favore di uno dei divieti di aborto statali più draconiani della storia". Maloney ha accusato la corte di mettere a rischio la salute e la sicurezza dei texani, in particolare quelli con un reddito più basso e le persone nere. Allo stesso modo, la senatrice Mazie Hirono delle Hawaii ha twittato : “La Corte può porre fine al diritto all'aborto stasera, senza alcun argomento. Sperano, forse, che non ce ne accorgiamo". Ha aggiunto l'hashtag "#BansOffOurBodies". Ripensare, ora, alle parole di Paxton Smith, la studentessa che durante il suo discorso di fine anno, davanti a tutto il liceo di Lake Highlands, Texas, aveva detto agli ultra conservatori favorevoli alla legge "spero che possiate sentire quanto sia straziante, quanto sia disumanizzante vedersi togliere l'autonomia sul proprio corpo", è doloroso. Ma quanto accaduto, al netto dell'emotività, è soprattutto una violazione dei diritti umani e un precedenti giuridico pericolosissimo, che favorirà altri stati, altri governatori, altre leggi senza pietà.

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