La lettera aperta di Brunello Cucinelli "per un nuovo contratto sociale con il Creato"

Di Redazione Digital
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Photo credit: ABSURDOV - Getty Images
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From Marie Claire

“Sono nato in una modesta famiglia di campagna, e lì, dove le stelle, durante le veglie, brillano più lucenti, è più forte il sentimento del Creato; sentivamo l’universo echeggiare dentro di noi, sentivamo intuitivamente le grandi regole della sua armonia”. A presentarsi, ci pensa già lui, “imprenditore del Cashmere, attento per quanto ho potuto a produrre senza provocare danni al Creato, a mantenere costante l’armonia tra il profitto e il dono”. Quella che dalle prime righe potrebbe sembrare una pagina di diario, intima e personalissima è, in realtà una lettera aperta al mondo, quello dell’oggi e anche quello del futuro, prossimo. Brunello Cucinelli alza la voce, e la penna, per compilare il suo manifesto, la sua dichiarazione d’intenti che vanno oltre la couture glocal, l’artigianato gentile, il business dedicato e delicato. “Nella mia vita ho sempre desiderato porre l’etica e il rispetto della dignità umana fra gli ideali più alti, e da tale aspirazione ho cercato di generare la mia attività”. Attività che lo ha reso fra gli uomini più ricchi d’Italia secondo Forbes, ma che non lo ha reso dimentico di quella casa di campagna, di quelle stelle, e quel timore reverenziale di fronte al Creato, che ogni bambino ha, e ogni adulto dovrebbe avere.

“Proprio per l’incanto di quella vita giovanile, per quel senso dell’infinito, penso al Creato come a un custode premuroso verso il quale siamo tutti debitori per i doni dorati che riceviamo con generosa abbondanza. Ma da qualche tempo, in questo anno, la nostra vita è stata affiancata da un compagno di viaggio imprevisto e non voluto, che sotto la forma di un virus pandemico si aggira per l’intero pianeta causando dolore al corpo e allo spirito delle persone umane, con un andamento imprevedibile ed estenuante, ora lento, ora accelerato, ora mite, ora crudele, nell’alternanza di speranze intraviste e subito deluse. Sembra di assistere ad una sorta di lotta tra la biologia e la terra, che dura a lungo, ed ecco, infine, che lo stesso Creato ci ha chiesto aiuto. Ora credo che spetti a noi, persone umane, come imperativo morale, rispondere a tale richiesta importante e urgente; e penso a una sorta di nuovo contratto sociale con il Creato”.

“Il contratto che io immagino non riguarda soltanto le persone umane, ma include anche ogni altro elemento del Creato. I lontani monti, i boschi profondi e ombrosi, i mari immensi e inquieti, i cieli azzurri e quelli stellati sotto ai quali gli animali e le piante vivono in costante armonia, io li vedo, insieme alle persone umane e me li rappresento, nel loro insieme universale, come un paradiso terrestre dei nostri tempi, un ambiente al tempo stesso incantato e sacro, privo di confini, che spiega le sue ali su ogni recesso più lontano del Creato. Forse però ultimamente abbiamo un po’ trascurato alcune regole naturali, forse abbiamo perso l’armonia che equilibrava il dare e l’avere nei rapporti tra noi e il Creato, e abbiamo iniziato a consumarlo. Pensiamo allora ai nostri figli, alle generazioni future, che più di ogni altra cosa sono la speranza del domani; pensiamo al mondo che riceveranno in eredità da noi, e che dovrà essere leggermente migliore di questo", continua Brunello Cucinelli nella sua lettera aperta scritta in un momento storico in cui la società, e l'industria della moda, si evolve, viene ripensata, spesso semplificata, in meglio.

"Mi piace sognare che le generazioni future potranno vivere dove riterranno di riconoscere la loro patria, e avranno il mondo intero come scelta libera. Se sapranno vedere nelle grandi migrazioni delle genti un’opportunità piuttosto che un pericolo. Se per loro la riparazione e il riuso degli oggetti prevarrà sulla tentazione dello scarto. Se lo Stato e le leggi non saranno ritenuti obblighi imposti ma mezzi di vita civile da rispettare per una vita più giusta. Se sapranno sviluppare tecnologia e umanità come sorelle amabili. Se ogni angolo del pianeta sarà considerato patrimonio di tutti e di ciascuno. Se sapranno considerare i libri come i granai dell’anima, saranno felici. Tale è il contratto sociale che mi piacerebbe stipulare con il Creato, tale l’aiuto che sento di voler dare come risposta amabile ad un custode così premuroso. Grazie, che il Creato illumini il nostro cammino”.