La mascherina dei Vip U-Mask è finita sotto inchiesta

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Photo credit: RENATO ZERO
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Nel 2020 c’è stato un lungo dibattito sulla loro utilità come presidio contro il Covid, alla fine acclarata e riconosciuta da tutti. Ora invece, all’inizio del 2021, le mascherine fanno discutere per il loro grado di efficacia, con un accanimento mai raggiunto prima. È scoppiata infatti la guerra legale tra i produttori della U-Mask, la mascherina dei Vip, e alcuni concorrenti. E la U-Mask è finita sotto la lente della magistratura. Un esposto alla Procura di Milano di una ditta concorrente, che produce le Ffp3, li accusa di aver dichiarato una capacità di filtraggio maggiore del vero. L’ipotesi di reato è frode in commercio, ma le eventuali conseguenze nocive per la salute, se accertate, potrebbero configurare profili legali ancora più pesanti. I procuratori aggiunti Tiziana Siciliano ed Eugenio Fusco hanno aperto le indagini e disposto il sequestro di alcune U-Mask, sia nelle farmacie che nella sede della U-Earth Biotech a Milano. Striscia la notizia, il telegiornale satirico di Canale 5, si è unito con clamore al fronte accusatorio, gettando altra benzina sul fuoco. Dal canto suo Betta Maggio, l’imprenditrice che ha fondato nel 2012 l’azienda ora sotto esame, si difende energicamente con certificazioni e prove di laboratorio, diffuse dai propri avvocati. La guerra si annuncia lunga e dura.

Photo credit: U-mask
Photo credit: U-mask

La U-Mask è stata presentata come l’unica idonea a un uso prolungato, con risultati garantiti per almeno 150-200 ore. Rispetto alle comuni mascherine, in cui i batteri possono accumularsi tra un utilizzo e l’altro (per cui è consigliabile gettarle dopo tre o quattro ore), possiede un filtro speciale dotato di uno strato interno biotech autosanificante, chiamato Refill, capace, secondo le affermazioni dei produttori, di bloccare gli agenti contaminanti nell’aria e di distruggerli, grazie a una molecola che inibisce la crescita di batteri e microbi. La parte esterna sopra il filtro rimovibile è di stoffa, con caratteristiche alette sporgenti e un design accattivante, che può essere personalizzato. Costa intorno ai 35 euro, mentre le comuni mascherine chirurgiche (quelle che un tempo erano usate solo in ambiente medico), decisamente meno eleganti, vengono vendute a 50 centesimi. La U-Mask è molto di moda tra i personaggi famosi dello spettacolo, dello sport e della politica. Distribuita in 121 Paesi del mondo, è stata adottata in Formula 1 da Ferrari, Mercedes e McLaren. In Italia spopola in Parlamento, è indossata da Chiara Ferragni e Fedez, è stata scelta da molte aziende per i loro dirigenti. E soprattutto, stando alle dichiarazioni della U-Earth Biotech, è assolutamente sicura.

Photo credit: Instagram.com
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Qui sta il punto. La Sfap Srl, che produce le mascherine Ffp3, capaci di filtrare il 98/99 per cento delle particelle ambientali, accusa invece i concorrenti di avere barato. La U-Mask garantirebbe un filtraggio effettivo pari soltanto al 70/80 per cento e indurebbe in inganno i consumatori proprio perché indebitamente paragonata alla super sicura Ffp3. «Le persone hanno la percezione di avere su naso e bocca una protezione superiore rispetto a quella garantita dalle chirurgiche», spiega Moreno Morello, l’inviato vestito di bianco di Striscia la notizia, «ma i test rivelano che siamo sotto di vari punti. Le U-Mask filtrerebbero meno di quelle da 50 centesimi». Poi aggiunge: «Secondo l’azienda che le produce, la speciale struttura e conformazione della mascherina non si può testare con metodi tradizionali, così è stata esaminata con un loro metodo, innovativo e personale. Peccato che il metodo andrebbe validato».

Photo credit: Beppe Sala indossa U-Mask
Photo credit: Beppe Sala indossa U-Mask

U-Earth Biotech risponde che la loro mascherina rispetta la legge in materia, dove si fissa al 95 per cento la protezione minima per quelle di categoria III, le più sicure. L’avvocato dell’azienda Fabrizio De Sanna afferma che le U-Mask non vengono affatto equiparate alle Ffp3. E in una nota U-Earth Biotech assicura di stare collaborando con gli inquirenti, cui sono stati forniti gli atti richiesti, spiegando inoltre che “la documentazione relativa ai nostri dispositivi è stata a suo tempo inviata, come prescritto dalla legge, alle autorità competenti presso il ministero della Salute”. Vedremo se questo basterà alla Procura milanese.

Testo di Igor Ruggeri

Tutte le foto sono state pubblicate da Gente