"La mia squadra di donne" Edgar Wright a Venezia 2021 con Ultima notte a Soho

·2 minuto per la lettura
Photo credit: Jeff Spicer - Getty Images
Photo credit: Jeff Spicer - Getty Images

È felice di tornare al Lido e ritrovare amici come Michel Franco, in giuria con lui 4 anni fa. Inoltre, è la prima volta che Edgar Wright presenta al festival un suo film, Ultima notte a Soho (Universal), thriller tra il musical e l’horror con Thomasin McKenzie e Anya Taylor-Joy.

È vero che c’è stato uno “scambio di ruoli”?

Sì. L’idea del film ce l’ho in testa da dieci anni. Nel 2015 ho conosciuto Anya e ho pensato che fosse perfetta per Eloise, poi l’ho vista crescere e cambiare mille look sulle copertine, al cinema e in tv: è così camaleontica. Ho cominciato a pensare che fosse più giusta per il ruolo della cantante Anni ‘60 così, quando le ho mandato la sceneggiatura, nel 2018, le ho chiesto di leggere il ruolo di Sandy. Se ne è innamorata. Thomasin mi ha impressionato in Leave no trace: era così naturale da sparire dentro il personaggio. Mi colpì la sua fragilità ma, allo stesso tempo, percepivo una forza interiore che la rendeva perfetta. Aveva 17 anni, ne avrebbe avuti 18 all’inizio delle riprese: intravedevo qualcosa di straordinario e potente nel fatto che avesse la stessa età del personaggio. Il film uscirà a fine ottobre, voglio che la gente lo vada a vedere quando le giornate si accorciano, che vada al cinema col buio e si spaventi (ride).

Ha scritto la sceneggiatura con Krysty Wilson-Cairns: ha sentito la necessità di uno sguardo femminile?

È la prima volta che faccio un film con due donne protagoniste, ma avevo conosciuto Krysty un paio d’anni prima tramite Sam Mendes ed eravamo diventati amici. Quando ero pronto per scrivere la sceneggiatura di Soho ricordo che guardai il foglio bianco per 10 minuti poi la chiamai: «Hai voglia di scriverla con me?». Mi disse: «Ok». Ho preso l’aereo e l’ho raggiunta... Avevo già tutta la storia, ma lei portato elementi nuovi, a cui non avevo pensato. La sua collaborazione è stata un dono del cielo. Sento che lo rifaremo.

È un film che richiede assolutamente l’esperienza cinematografica? Per questo ha aspettato che riaprissero le sale?

Non ho nulla contro lo streaming, ma questo film l’abbiamo disegnato per il grande schermo, è un’esperienza molto immersiva, sia visuale che sonora: vivi la storia dal punto di vista di Eloise.

Il nostro obiettivo è creare un luogo sicuro e coinvolgente in cui gli utenti possano entrare in contatto per condividere interessi e passioni. Per migliorare l’esperienza della nostra community, sospendiamo temporaneamente i commenti sugli articoli