La mia voce per Aretha Franklin: Jennifer Hudson veste i panni (e la voce) del suo idolo

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Photo credit: Frazer Harrison - Getty Images
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C’era una volta Jennifer Hudson, ventunenne e sconosciuta aspirante cantante di Chicago, che nel 2004 pensò di giocarsi la sorte in uno di quei gratta e vinci canori che sono i talent show televisivi: American idol, The search for a superstar. Per il suo provino (aveva il numero 34.403 scritto sul petto, come nelle foto segnaletiche), scelse la canzone Share your love with me del suo personale idolo, Aretha Franklin, la regina del soul, e la cantò a cappella, lasciando i giudici a bocca aperta. Alla fine non vinse, fu eliminata alla sesta puntata. E pianse lacrime amare. Ma 3 anni dopo, a sorpresa, portò a casa l’Oscar come "migliore attrice non protagonista" per il musical Dreamgirls… Tutto qui? La vendetta di Cenerentola? Macché, questo, proprio come nelle favole, è appena l’incipit…

Oggi Jennifer Hudson è fra le 100 persone più influenti al mondo del settimanale Time; la sua stella (numero 2512) è sul marciapiede della Walk of fame dell’Hollwood boulevard, e la chiamano J.Hud, alla maniera di JLo, cioè Jennifer Lopez. Ed è nelle sale (dal 30 settembre) col film Respect, biopic su Aretha Franklin, scelta proprio dalla divina, perché la interpretasse, a patto di mantenere il segreto. L’unica cosa triste è che ci sono voluti 15 anni, e Aretha non abbia potuto vedere il film finito, perché è morta nel 2018 per un tumore al pancreas, a 76 anni. Al funerale nel Greater Grace Temple pentecostale di Detroit, Jennifer le ha dedicato, l’ultimo tributo, commossa e grata, cantando Amazing Grace, la canzone degli schiavi, uno dei cavalli di battaglia di Aretha. Nel corteo funebre tante Cadillac rosa, citazione di un’altra hit, Freeway of love ("in a pink Cadillac"): "fai un giro nella mia macchina, il traffico cittadino è troppo lento, lascia cadere il pedale e vai, vai, vai. Andiamo a liberarci sull’autostrada dell’amore. Nella mia Cadillac rosa”… Ma che razza di favola è? A far da specchio al successo, ci sono sì tante gocce di sudore, ma dove sono le lacrime della tragedia, spesso il prezzo da pagare per la fama? E invece, ahimè, non mancano affatto, perché nel 2008 Jennifer, perde la mamma Darnell, il fratello Jason e il nipote Julian Hudson-King, che aveva solo 7 anni, tutti uccisi a sangue freddo da suo cognato, che voleva sterminare l’intera famiglia. E Jennifer e Julia, la sorella superstite, hanno creato una fondazione per aiutare le famiglie di vittime di omicidi.

È stato più difficile entrare nel personaggio Aretha Franklin o uscirne?

Non saprei dire neanche il titolo della sua prima canzone che ho sentito da bambina, ma mi ricordo un pensiero: le donne sanno e possono cantare così? La sua voce è stata sempre con me, ha accompagnato tutte le fasi della mia vita. Non ho nessuna intenzione di farla scivolare via. Sono stata una sua fan, lo sarò per sempre.

Lei aveva già interpretato due personaggi reali: Florence Ballard, del gruppo musicale The Supremes, in Dreamgirls e Winnie Mandela, la moglie del noto attivista politico ex presidente del Sudafrica nel film omonimo. L'hanno aiutata per l'interpretazione Aretha Franklin?

Dreamgirls era tratto da un musical di Broadway, ispirato alla storia delle Supremes, ma non così fedelmente, tanto che il mio personaggio era nascosto sotto un nome di finzione, Effi White. E per quello su Willie Mandela non c’è stata nessuna collaborazione né dei protagonisti, né del Paese, il Sudafrica. Al contrario, Respect è stata un’operazione collettiva, non mi sono mai sentita sola, la mia preoccupazione più grande era non deludere Aretha e la fiducia che aveva riposto in me.

Cosa pensa che avrebbe detto se avesse visto Respect?

Francamente non lo so, ogni tanto sogno che lo stia guardando, ma mi sveglio sempre prima che apra bocca. Tremo, non era né timida né diplomatica.

E se lei potesse dirle qualcosa?

Aretha, ti ricordi quando mi hai sussurrato che dovevo vincere un altro Oscar, e io ti ho risposto che dovevamo vincerlo insieme? Beh, Aretha, stai sicura che se non succederà, sarà solo colpa mia.

Cosa le ha insegnato questo film atteso per 15 anni?

La vita. Quando mi chiedono dove ho studiato, oggi dico all’Aretha school....

La cosa più difficile da imparare?

Parlando di cose pratiche è stato suonare il pianoforte, ci ho messo sei mesi. Ma dove ho veramente faticato è stato immedesimarmi in un’altra epoca, in cui le donne non avevano parola, spazio e controllo della propria vita. Aretha è stata una pioniera del femminismo e dell’attivismo. Oggi ci sono il #MeToo, il Black lives matter, ognuna di noi ha il diritto alla propria opinione, direi quasi il dovere, ma allora? Lo dico con le parole della regista del film, Leslie Tommy: “Solo due donne nere, come me e la sceneggiatrice Tracey Scott Wilson, avrebbero potuto confezionare Respect. È proprio tramontato il tempo in cui agli uomini veniva concesso di insegnarci cosa pensiamo noi donne…”. Amen.

A proposito, il 12 settembre lei ha compiuto 40 anni. Bilancio?

Ottimo e abbondante… Come potrei lamentarmi? Di cosa dovrei aver paura?

Il traguardo più inaspettato?

Essere diventata praticamente una modella. Sono sempre stata una “big girl” (una ragazzona: è alta 1,75, n.d.r), ma sono riuscita a dimagrire 36 chili e oggi non mi sento fuori posto nemmeno a una sfilata di Dolce&Gabbana in Piazza San Marco. In Respect indosso 83 abiti su misura, che pacchia….

Dopo la realizzazione di un sogno inseguito per 15 anni, ha altri sogni nascosti nel cassetto?

Un biopic su Oprah Winfrey… Non sarebbe un’altra grande storia di un grande successo da parte di una grande donna?

Qualcosa che sia più facilmente abbordabile?

La versione live del film animato Hercules della Disney. Fino a American Idol, il mio unico credito artistico lavorativo era stato a bordo della Wonder, la nave della Disney Cruise Lane, 300 metri e 2400 passeggeri, nel ruolo di Calliope, la musa della poesia epica. So ancora la parte a memoria, non serve neanche la sceneggiatura. Ditemi dove e quando, sono già pronta…

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