La missione politica del Papa in Iraq. Il punto di Corrado Formigli

Di Corrado Formigli
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Photo credit: Anadolu Agency - Getty Images
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From ELLE

Ci sono due letture diverse del viaggio di Papa Francesco in Iraq. Una trasferta epocale, organizzata in tempi di pandemia e mentre il terrorismo jihadista mostra segni di ripresa. C’è chi pone l’accento sulla visita a Qaraqosh e l’attraversamento della piana di Ninive, culla della comunità cristiana irachena. Sulla testimonianza sofferta e faticosa nelle macerie di Mosul, già capitale dello Stato Islamico, cuore sunnita ed epicentro delle persecuzioni contro le minoranze religiose.

Finalmente Francesco torna a parlare ai cristiani d’Oriente – esclamano moltissimi fedeli – e si fa baluardo della Chiesa romana perseguitata dal fanatismo islamista. È una lettura senz’altro corretta. Ma parziale. Il segno più rivoluzionario del viaggio iracheno di Bergoglio è in una fotografia: lo ritrae accanto al grande ayatollah Sistani.

Photo credit: Vatican Pool - Getty Images
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I due sono seduti nella modestissima abitazione del capo spirituale degli sciiti d’Iraq a Najaf, città dove è sepolto il profeta Alì, cugino di Maometto, la cui uccisione diede origine allo scisma nel cuore dell’Islam fra sunniti e sciiti. Questi ultimi in Iraq sono la maggioranza ma, finché c’era Saddam al potere, non contavano nulla. Poi, dopo l’invasione Usa e l’uccisione del tiranno di Baghdad, hanno con le elezioni preso il potere. Da allora una guerra civile senza sosta ha portato alla nascita dell’Isis, arroccata nelle regioni sunnite di Mosul e Fallujah, poi alla sua caduta per mano di una coalizione internazionale che non ha però esitato a chiudere tutti e due gli occhi sui massacri perpetrati dalle milizie sciite filoiraniane ai danni dei sunniti considerati fiancheggiatori dello Stato Islamico. Il settarismo continua a corrompere e distruggere l’Iraq ancora oggi.

L’incontro storico di Francesco con Sistani (che per la prima volta ha accolto un visitatore alzandosi in piedi) segna il grande ritorno del Vaticano al tavolo della geopolitica. Punta a disinnescare il temuto ritorno dell’Isis chiedendo alla più grande autorità spirituale irachena di intervenire sulle pulsioni revansciste del popolo sciita. E a coinvolgere Sistani, offrendogli un’enorme legittimazione internazionale, in un’operazione diplomatica con l’Iran per riportare Teheran al tavolo con l’Occidente e riprendere il dialogo sul nucleare interrotto da Trump. Nel 2017, Bergoglio aveva incontrato al Cairo il grande imam di Al Azhar, Muhammad al Tayyb, massima autorità spirituale sunnita. Con la visita a Najaf, il quadro è completo: Francesco prova a ricucire la tela strappata dell’Islam e a impedire che una guerra civile, incubata da miseria e pandemia, resusciti il jihadismo degli uomini bomba.