La moda di Kévin Germanier è l’unione felice tra glamour e sostenibilità

Di Silvia Vacirca
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Photo credit: Courtesy
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From Harper's BAZAAR

La moda di Kévin Germanier è l’unione felice di glamour e sostenibilità, di dispendio ludico e amore per la Terra, e se la guardi ti lancia un incantesimo. In fondo, la parola glamour deriva dall'inglese parlato in Scozia quando, all'inizio del diciottesimo secolo, gli scozzesi trasformano la parola inglese grammar in glamer o glamour: “incantesimo magico”. Anche se Kévin Germanier è nato nel 1992 a Granges, in Svizzera – il paese meno glamour che c’è -, luogo noto per il castello e l’orologeria.

Diplomato in Fashion Womenswear al Central Saint Martins College of Art and Design di Londra, dopo aver vinto il Redress Design Award 2014/15, ha lanciato l'etichetta Germanier nel 2018. Con essa intende trascinare fuori dal ghetto l'immagine preconcetta, bacchettona, e spesso retorica di moda sostenibile, creando una linea di abbigliamento glamour, desiderabile, e abbagliante che usa cristalli Swarovski up-cycled.

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Germanier è presente sulle più importanti piattaforme e-commerce, tra cui Matchesfashion.com, Joyce (Hong Kong) e Boontheshop (Korea), anche grazie al fatto che Björk, Lady Gaga, Kristen Stewart, Taylor Swift, Sunmi, Irene Kim, e l’influencer virtuale Noor Noori lo adorano. Il brand ha anche collaborato più volte con Christian Louboutin e ha lanciato una linea bridal venduta esclusivamente su Matchesfashion.com. Dopo aver vinto il concorso, Kévin era tornato a Hong Kong per lavorare con il team di design Shanghai Tang alla creazione della prima collezione di lusso up-cycled. Prima di ripartire per Parigi, dove vive e lavora, e concentrarsi sulla creazione del suo brand, fa uno stage come designer junior da Louis Vuitton, presso la sede di Hong Kong.

Il giovane designer svizzero ha presentato la sua collezione Autunno Inverno 2020 da Christie's a Parigi. Il trittico incrostato di Swarovski appeso al muro emanava la credenza che nelle mani di un uomo d’immaginazione la spazzatura può trasformarsi in tesoro, e che certi tesori non sono che spazzatura. Poche settimane prima, infatti, quelle forme appese erano misere scatole di cartone che il designer aveva raccattato durante gli scioperi di Parigi, a gennaio.

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Germanier è un'apparizione improvvisa e benvenuta nella scena della moda globale, che trasforma la corrente tendenza alla censura e alla persecuzione moralistica in un gioco coloratissimo. In effetti, il designer non si lambicca in complicate teorie ecologiche, né si profonde in filippiche eco-terroristiche. Con umiltà, si limita a fare e disfare, si diverte col poco che trova, ritaglia una giacca da uomo e la decora con maniche di piume neon, rovista nei bidoni della spazzatura nei detriti dell'era postindustriale, cuce paillettes avanzate per rendere spettacolari i vestiti delle star. I suoi vestiti sono un po’ intossicanti ed esilaranti, sembrano presi dal set di una versione queer di Star Trek, o da un circo di androidi. L'ambasciatrice di Chanel Kristen Stewart ha indossato Germanier per la premiere di Charlie's Angels a Los Angeles (dicembre 2019). La femme brille.


Tessuti usati, abbandonati, logori, opachi, trovano di nuovo qualcuno che li ama, non si rassegna alla morte di tutto, e li porta nel presente, nelle case, per esplodere i muri. Dice di non riuscire a lavorare sui corpi se non li capisce, deve avvicinarli attraverso le linee, il movimento. Di solito lavora in cucina, con un team di tre persone compreso lui. Dato che non ha soldi per acquistare tessuti costosi, punta su “end of rolls” e “old scraps” per inventare l’estetica effimera di Germanier, dov'è il difetto che dà senso a quello che fa. Simile ai surrealisti, la sua moda è un party dove l'inconscio è la guest star. Infatti, i capi acquistati non sono mai uguali alle immagini sul sito ufficiale dove, tra le altre cose, aspettiamo con ansia l'arrivo dei collant. Nel mondo controllato e normato del Coronavirus, la casualità emerge come un nuovo lusso.