"La musica è la mia vita": in Afganistan le ragazze si stanno ribellando all'assurdo divieto di cantare

Di Carlotta Sisti
·4 minuto per la lettura
Photo credit: Achisatha Khamsuwan - Getty Images
Photo credit: Achisatha Khamsuwan - Getty Images

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Siamo nel contesto dell'Afghanistan, una repubblica islamica che prevede, quindi, l'applicazione della sharia. L'attuale presidente, Ashraf Ghani Ahmadzai, in carica dal 2014, è, tuttavia, di etnia Pashtun, e questo lo ha sempre posto ragionevolmente lontano dalle posizioni più integraliste dei talebani. Certo, il Paese rimane a dir poco complesso, soprattutto per quanto riguarda la sfera dei diritti civili ed in primis quelli delle donne, e ricordiamo, per esempio, la vicenda di Niloofar Rahmani che, nel 2013, è diventata la prima pilota militare in Afghanistan ma che proprio per questo è presto diventata oggetto di una crescente spirale di odio, con minacce di morte, aggressioni gravi al punto che è stata costretta a trasferirsi negli USA.

Ma oggi le attiviste sono tante e, con tenacia e coraggio, stanno ottenendo pian piano sempre più risultati, come Jamila Afgani, che da anni, e nonostante gli attacchi terroristici dei gruppi talebani che hanno portato alla morte anche di suoi famigliari, non fa mezzo passo indietro nella sua lotta per promuovere l’istruzione nell’Afghanistan. Afgani ha collaborato con più di 6000 rappresentati del mondo accademico islamico e ha sensibilizzato ai diritti delle donne in 22 province. Questa necessaria premessa è utile per capire la notizia di oggi, perché mostra bene quali siano le forze in campo, contrapposte tra loro, che dibattono intorno alle decisioni prese dal governo di Kabul. Che qualche giorno fa, appunto, ha tentato di emanare un decreto assurdo.

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Il Dipartimento dell'Istruzione, infatti, l'11 marzo ha stabilito che alle ragazze dai 12 anni in su non sarebbe più stato permesso di cantare agli eventi pubblici, a meno che il pubblico non fosse stato composto esclusivamente da donne. La lettera, stabiliva anche che le ragazze non potevano più ricevere lezioni di musica da un insegnante maschio. Il motivo addotto per la decisione è stato quello di consentire agli studenti di concentrarsi sui loro studi, ma la lettera, firmata dalla ministra donna Rangina Hamidi ha causato indignazione diffusa, con molti cittadini che accusano il governo di simpatizzare di nuovo con i talebani e di promuovere la discriminazione di genere. In segno di protesta, le donne di tutto il paese, tra cui molti importanti leader afgani, hanno registrato video di se stesse cantando e li hanno pubblicati sui social media utilizzando l'hashtag #IAmMySong .

Non è la prima volta che il ministero dell'Istruzione viene criticato: l'anno scorso, infatti, Rangina Hamidi aveva cercato di spostare le classi scolastiche da una a tre dentro alle moschee, affermando che avrebbe "rafforzato l'identità islamica degli studenti" e avrebbe portato le scuole religiose dell'Afghanistan, o madrasse, nel mainstream. Anche allora la proposta si risolse in un nulla di fatto, come pare stia accadendo anche oggi, visto che, come riporta il Guardian, il ministero sembra voler annullare la decisione, dicendo che sta indagando su questa proposta di divieto, indagine annunciata dal direttore dell'istruzione nella capitale Kabul. Insomma, anche all'interno dell'esecutivo non c'è piena concordia, anzi, intorno a questa uscita infelice.

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Ahmad Sarmast, fondatore dell'Afghanistan National Institute of Music, nonché colui che ha avviato la campagna #IAmMySong, ha esortato il ministero ad abrogare ufficialmente l'ordine precedente dicendo che "il decreto non solo viola i diritti musicali delle ragazze afghane e le priva del potere curativo della musica, ma viola anche la costituzione afghana, le leggi sulla protezione dei ragazzi e la convenzione internazionale sui diritti di bambini e adolescenti. Le donne in tutto l'Afghanistan - ha sottolineato Sarmast - si esprimono attraverso la musica, e molte la usano come meccanismo di empowerment in tempi di violenza e guerra".

"Le donne che cantano fanno parte della nostra cultura - ha detto Shaharzad Akbar, presidente della Commissione indipendente per i diritti umani dell'Afghanistan, che ha cantato la sua protesta sui social media - In Afghanistan le femmine hanno sempre, per fare un esempio legato alla tradizione, cantato e suonato strumenti ai matrimoni. Quindi, anche volendo far appello ai costumi più "classici", quella della musica è un'arte da sempre praticata con benevolenza generale". Eppure durante il governo talebano dell'Afghanistan dal 1996 al 2001, la musica venne messa fuori legge a livello nazionale e alle ragazze non fu più permesso frequentare la scuola. Ecco perché un dietro front rispetto a questo decreto, che davvero ha trovato pochissimi sostenitori anche in quella che rimane una repubblica fondata sui precetti dell'Islam, è necessaria ed urgente, ma pare che così sarà, con buona pace di una ministra che, forse, non è al posto giusto.

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