La natura protagonista nelle fotografie in bianco e nero di Francesco Bosso

Di Marco Arrigoni
·3 minuto per la lettura
Photo credit: Francesco Bosso
Photo credit: Francesco Bosso

From Harper's BAZAAR

Dal 15 ottobre 2020 al 5 novembre 2020, il Museo Pignatelli di Napoli ha ospitato (dopo la prima tappa alla Gallerie delle Stelline di Milano) la mostra personale Primitive Elements di Francesco Bosso, fotografo di paesaggio profondamente sensibile ai temi del riscaldamento globale e della tutela ambientale. Primitive Elements, curata da Filippo Maggia, ha raccolto oltre 15 anni di lavoro e parla di luoghi incontaminati, puri, primitivi, fragili del nostro pianeta.

Abbiamo posto alcune domande a Francesco Bosso.

Photo credit: Francesco Bosso
Photo credit: Francesco Bosso

Partiamo dal titolo della mostra ora tenutasi al Museo Pignatelli di Napoli, Primitive Elements. Cosa indica e connota?

Gli elementi naturali sono il soggetto da me prediletto. Le riprese tendono come ad abbracciare ampi spazi per poi soffermarsi su soggetti ravvicinati (un albero, una cascata d’acqua, un iceberg), celebrando questi elementi primitivi nella loro unicità e purezza.

Photo credit: Francesco Bosso
Photo credit: Francesco Bosso

La natura è un tema fondamentale nella tua ricerca fotografica. Che natura cerchi, quale natura trovi interessante per il tuo progetto e cosa vuoi riportare allo spettatore di questa?

Questa indagine artistica è animata da uno spirito ambientalista. Tutto parte dal rispetto e dall’amore che nutro nei confronti dell’ambiente, le bellezze della natura nelle sue espressioni migliori sono al centro della mia ricerca fotografica. Da sempre coltivo e promuovo la cultura della conservazione, cercando con il mio modesto contributo di stimolare l’osservatore in questa direzione.

Photo credit: Francesco Bosso
Photo credit: Francesco Bosso

La tua ricerca si inserisce nell'attenzione attuale, necessaria e urgente, nei confronti dell'ambiente e del clima. Cosa vorresti dire a riguardo?

I miei progetti hanno un filo conduttore legato alla Natura, il desiderio di rappresentarla nelle sue espressioni migliori e più suggestive è la molla che sta alla base delle scelte, poi di volta in volta si crea un rapporto intimo con il luogo, allora mi lascio affascinare da argomenti più specifici come le foreste, i ghiacciai o i mari. Tutto questo nel corso degli anni ha avuto coinvolgimenti importanti, che hanno poi generato la nascita del progetto, come nel caso degli iceberg di Last Diamonds, dove ho sentito la necessità di richiamare l’attenzione dell’osservatore sul problema della fusione dei ghiacciai, o come nel progetto Waterheaven, ricordare visivamente l’importanza dell’elemento acqua, l’energia, la forza come pure la quiete di questo prezioso elemento, matrice di vita.

Photo credit: Francesco Bosso
Photo credit: Francesco Bosso

Come mai sempre e solo bianco e nero?

Considero il colore una distrazione per i miei lavori, non è necessario, al contrario le sfumature del bianconero mi consentono di fondere le atmosfere in una miscela espressiva ineguagliabile.

Photo credit: Francesco Bosso
Photo credit: Francesco Bosso

Chi sono stati i tuoi maestri?

Devo un particolare ringraziamento ai miei maestri ispiratori come Ansel Adams e Edward Weston, lo sguardo sui grandi spazi del primo e l’ossessione per le forme del secondo. Mentre ancora conducevo le mie ricerche etnografiche, a seguito di un lungo viaggio negli USA, ebbi modo di incontrare Kim Weston, nipote e allievo del grande Edward, fu questa circostanza ad aprire una vera e propria “porta di riflessività” su quella che poi sarebbe diventata la mia vera vocazione fotografica. In seguito poi l’incontro con i due grandi assistenti di Ansel Adams, John Sexton e Alan Ross. Il paesaggio naturale divenne così il centro delle mie riflessioni, dei miei studi sugli effetti della luce, sviluppando un approccio profondo con il mezzo fotografico ed un controllo totale del processo.

Photo credit: Francesco Bosso
Photo credit: Francesco Bosso

Il tuo è un lavoro di sottrazione, riduzione, ripulitura: in che modo vai incontro a questo processo e per quale motivo?

Il mio è un lavoro di ossessiva sottrazione, riducendo le scene ai minimi termini, perché il superfluo diventa caos, confusione, sovvertendo quindi il contesto contemporaneo che va in tutt’altra direzione. In questa sorta di deliberato integralismo concettuale e creativo, mi dedico a sviluppare una serie di interessi tematici che mettono in luce questioni di carattere sociale, ambientale, etc. chiamando in causa i simboli più “puri” in natura, presentandoli in una veste rinnovata, sottoponendoli a un processo di distillazione.

Photo credit: Francesco Bosso
Photo credit: Francesco Bosso