La nuova docuserie di Giovanni Allevi è una lettera d'amore all'arte anticonformista da assaporare

Di Elisabetta Moro
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Photo credit: Leonardo Cendamo - Getty Images
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From Cosmopolitan

Prendete un pianista extra timido dai capelli ricci, mandatelo in giro a incontrare i buskers, gli artisti di strada, mixate il tutto con lo spirito di resistenza e speranza di chi crede che senza l'arte - quella vera, che è come un imperativo morale - l'umanità si spegnerebbe, ed ecco che avrete un assaggio della nuova docuserie di Giovanni Allevi disponibile da ieri su RaiPlay. Si intitola Allevi in the jungle e i primi quattro episodi sono già disponibili sulla piattaforma, seguiranno poi uno speciale di Natale ambientato a Milano e le ultime quattro puntate che arriveranno il 28 gennaio. "Sono completamente coinvolto da questa nuova avventura", spiega il pianista e compositore marchigiano, "Premesso che sono una persona estremamente timida e asociale, che non parlo mai con nessuno e ho difficoltà a stare al telefono, mi sono letteralmente lanciato in quest’impresa durante la pandemia". E i risultati ci mostrano un Allevi fuori dagli schemi e alla ricerca - un po' come tutti noi, del resto - di una nuova forma di libertà.

Photo credit: Claudio Villa - Getty Images
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L’idea di Allevi in the Jungle ha iniziato a prendere forma proprio durante la prima ondata di coronavirus, quando - nel pieno del lockdown - il musicista era impegnato in una serie di dirette su Facebook dal titolo Gli incontri clandestini che mixavano filosofia e pianoforte. La docuserie su RaiPlay vuole essere un viaggio di scoperta nella vita degli artisti di strada: "Li considero dei ribelli e dei rivoluzionari", spiega Allevi a Vanity Fair, "perché, nel loro gesto e nella loro arte, rifiutano tutti gli stereotipi della società conformista che ci circondano". Un nuovo approccio all'arte, dunque, ma anche alla vita stessa. "Davanti a questi interlocutori straordinari", racconta, "ho potuto solo cercare di cogliere la scintilla dalle loro parole: cosa li ha portati ad andare controcorrente per assecondare la loro natura più profonda? Trovo il loro messaggio dirompente. Soprattutto in un’epoca un po’ annoiata e sfiduciata come la nostra. Il paradosso è che, durante questi dialoghi estemporanei, sono stati loro a consolare me".

Giovanni Allevi, come molti altri artisti, in questi mesi ha visto il suo lavoro - la sua passione e "ragione di vita" - fermarsi, cambiare forma e rallentare. "Da un certo punto di vista sono disoccupato", aggiunge, "la mia attività ha subito un blocco totale drammatico, ma lo dico con il sorriso perché è una condizione che, purtroppo, ha investito moltissime persone nel loro lavoro. Questo momento di incubazione è il preludio a un futuro più bello dove torneremo alle nostre attività con un nuovo entusiasmo e una nuova consapevolezza".

Secondo Allevi, infatti, siamo nel mezzo di un periodo di cambiamento: a suo dire è "Come se si fosse affacciata nella mente delle persone una nuova epoca, un futuro più bello". I caratteri distintivi di questo nuovo mondo sarebbero "una minore competitività e una maggiore solidarietà", oltre "all’irrompere del femminile" come principio fatto di "intuizione, dolcezza e capacità di accogliere il nuovo e il diverso", in antitesi al "decisionismo ottuso e ipercompetitivo maschile, espressione di una volontà di potenza". Insomma, nel caos e nel dolore che proviamo tutti in questi giorni c'è il seme della speranza e della rinascita e dobbiamo cercarlo, provare a coltivarlo con tutte le nostre forze."Dobbiamo sforzarci per fare in modo che la vita sia un capolavoro", aggiunge Allevi, "un’opera d’arte che possiamo creare ogni giorno. Se stiamo dietro a tutti gli stereotipi che la società ci impone, il rischio è dimenticarci il capolavoro che potremmo essere e diventare. Con un gesto di coraggio dobbiamo, invece, liberarci da queste sovrastrutture e tornare a sentire sgorgare in fondo alla nostra anima una felicità indescrivibile". Ne avremmo davvero, davvero bisogno.