La nuova legge in aiuto di chi soffre di disturbi alimentari ha il volto di Ambra Angiolini

Di Elena Fausta Gadeschi
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Photo credit: Elisabetta A. Villa - Getty Images
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La strada è segnata. Il nuovo provvedimento di Regione Lombardia per la prevenzione e la cura dei disturbi alimentari è legge. A renderlo noto sul proprio profilo social, dopo l’annuncio ufficiale della vice presidente della Commissione Sanità Simona Tironi e del presidente del Consiglio regionale Alessandro Fermi, l’attrice Ambra Angiolini, volto e madrina di questa importante iniziativa.

Autrice del libro "InFame" nel quale racconta la sua battaglia contro il disturbo alimentare della bulimia che l’ha accompagnata per 12 anni e da cui ha trovato la forza di uscire grazie alla figlia Jolanda, Ambra Angiolini ha ricordato, durante la conferenza stampa successiva all'approvazione della suddetta legge, come "una delle responsabilità nella diffusione di questa malattia sia proprio nel modo di pensare di tutti. Questa enorme fragilità che si apre nei varchi di questi ragazzi adolescenti deve essere il loro talento, non il loro problema. Bisogna ridare un peso e una forma giusta a quello che davvero conta, facendo venire fuori la bellezza che c'è in ciascuno di noi e facendo crescere l'autostima personale". E ha aggiunto: "Queste non sono malattie che hanno a che fare con l'immagine estetica che abbiamo di noi stessi, queste sono malattie dell'anima ed è il motivo per cui non le possiamo curare in un giorno, richiedono attenzione particolare. Dobbiamo aiutare i ragazzi a parlare di se stessi"

Approvata ieri all'unanimità, questa legge punta alla sensibilizzazione, la prevenzione e la cura dei DCA o Disturbi del Comportamento Alimentare e prevede lo stanziamento di 4,5 milioni di euro per i prossimi tre anni per l’implementazione in ogni Asst di interventi ambulatoriali per l’intercettazione precoce, la diagnosi e l’eventuale invio dei pazienti alle strutture più appropriate, oltre che per l’individuazione di strutture territoriali specifiche nelle quali costituire unità funzionali specialistiche adibite al trattamento anche ospedaliero dei pazienti.

Per un progetto terapeutico-riabilitativo a 360 gradi, è inoltre prevista la creazione di equipe funzionali composte almeno da uno psichiatra, un neuropsichiatra infantile, un medico internista, un dietologo, uno psicologo psicoterapeuta, un tecnico della riabilitazione psichiatrica, un dietista, un infermiere ed eventuali altri professionisti, con formazione specifica in merito ai disturbi della nutrizione e dell’alimentazione. Il provvedimento prevede inoltre la programmazione e l’attuazione di politiche a sostegno delle famiglie e dei caregiver dei pazienti, valorizzando anche le iniziative già presenti sul territorio, e l’erogazione di specifici corsi di formazione riservati a operatori sanitari e sociosanitari.

Secondo la Federazione italiana medici pediatri il rischio dell’anoressia, che interessa i ragazzi di età compresa tra i dodici e i venticinque anni, sta crescendo in misura esponenziale in Italia. Tra le ragazze delle scuole medie (11/13 anni) il 60,4% vorrebbe essere più magra, il 24% ha già sperimentato una dieta, il 32% si è rivolta a un medico per la prescrizione di un regime alimentare ipocalorico, il 34% è ricorsa a una dieta fai-da-te e il 30% ha seguito consigli di amici, di riviste o siti web. Nella maggior parte dei casi l’anoressia nervosa viene diagnosticata a pazienti di sesso femminile, negli ultimi dieci anni tuttavia si è assistito a un’incidenza sempre maggiore di questa patologia negli individui di sesso maschile. Attualmente si stima che le persone colpite da disturbi alimentari siano circa 2 milioni in Italia.

È doveroso ricordare inoltre come negli ultimi anni si sia imposto all’attenzione pubblica un fenomeno inquietante legato alla diffusione esponenziale dei siti "pro Ana" (personificazione dell’anoressia) e "pro Mia" (analogo appellativo utilizzato per la bulimia) sulla rete internet. Pro Ana e Pro Mia sono infatti l’ultima tragica moda nata negli Stati uniti d’America, con i quali milioni di giovanissimi in tutto il mondo attraverso siti, blog e chat, incitano e diffondono comportamenti anoressici e bulimici di origine nervosa. Questi siti indicano le metodologie più opportune per celare i comportamenti anoressici alla famiglia, alla scuola e al contesto sociale e per sfuggire ai controlli medici, celebrando il raggiungimento dei 35 chili di peso come ideale e conquista. Attraverso blog e chat i ragazzi comunicano i propri obiettivi e diffondono "manuali d’istruzione" per raggiungere la magrezza agognata. Gli stessi ragazzi invitano e incentivano coloro che hanno difficoltà a sopportare la mancanza di cibo e le lesioni autoindotte a non arrendersi nel nome di una nuova icona di bellezza che identifica nella magrezza un valore sociale positivo.

In Italia i siti sotto accusa per aver dato consigli pratici per il perseguimento ossessivo e compulsivo della perdita di peso sono oltre 300 mila. Fortunatamente dal 2019 il governo ha introdotto il reato di istigazione al ricorso a pratiche alimentari idonee a provocare l'anoressia o la bulimia e pene severe come la reclusione fino a due anni e sanzioni fino a 100.000 euro.