La nuova legge sull'aborto in Argentina è entrata in vigore, ok, ma cosa si sta facendo veramente?

Di Elisabetta Moro
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Photo credit: Tobias Skarlovnik - Getty Images
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From Cosmopolitan

11 dicembre 2020: la Camera dei Deputati dell'Argentina approva un disegno di legge sulla legalizzazione dell'aborto. 30 dicembre 2020: la legge viene approvata definitivamente anche dal Senato . 24 gennaio 2021: la legge sull'interruzione volontaria di gravidanza in Argentina entra finalmente in vigore. E adesso? Abbiamo seguito passo per passo tutto l'iter che ha portato l'Argentina a legalizzare l'IVG dopo 15 anni di lotte e proteste femministe. Abbiamo trattenuto il respiro e ci siamo commosse davanti alle foto delle manifestazioni tra cartelli e bandane verdi. Ora il cambiamento epocale è arrivato e l'aborto è stato finalmente depenalizzato nel Paese. Grazie alla nuova legge, le procedure di interruzione di gravidanza (legali entro le 14 settimane di gestazione) verranno inserite nel programma medico obbligatorio e considerate prestazioni mediche essenziali e gratuite. Si tratta di un cruciale passo avanti, ma anche di un nuovo punto di partenza perché, come ben sappiamo, alle modifiche normative deve seguire anche un cambiamento culturale perché le cose cambino davvero.

Photo credit: Anadolu Agency - Getty Images
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Avere una legge che salvaguardi la possibilità di un'interruzione di gravidanza legale è senz'altro un baluardo fondamentale per i paesi civili (da qui non si scappa), eppure basta guardare all'esperienza italiana per capire che spesso non è comunque sufficiente. Da noi la legge 194 è sempre sotto attacco e in più, nella pratica, risulta di difficile attuazione dato che 7 ginecologi su 10 sono obiettori di coscienza (e anche in Argentina l'obiezione è prevista). Non si tratta quindi solo di approvare una legge, ma anche di riuscire di fatto ad attuarla ed è questa la sfida a cui si sta preparando l'Argentina.

"Un altro enorme compito ci attende", ha dichiarato infatti la ministra per le donne, il genere e la diversità, Elizabeth Gómez Alcorta, che ha fatto sapere di essere ben consapevole degli ostacoli alla piena attuazione della legge in tutto il Paese. Per il momento il ministero della Salute ha acquistato grandi quantità di misoprostolo, utilizzato nell'aborto farmacologico "da distribuire in tutte le province" ma , se da un lato ci sono appunto le questioni tecnico-organizzative, dall'altro c'è da far fronte alle prime resistenze. La ministra ha riconosciuto che sono previste azioni da parte delle associazioni anti-aborto, specie nelle province più conservatrici. La nuova legge, del resto, di nemici ne ha tanti e anche piuttosto potenti: la Chiesa cattolica argentina ha espresso il suo rifiuto alla norma, mentre il Consortium of Catholic Doctors, la Corporation of Catholic Lawyers e l'Association of Lawyers for Justice and Concord esortano a opporsi alla legge, considerando che "la Costituzione e i Trattati internazionali di rango costituzionale proteggono la vita del bambino da il concepimento ". Così, proprio in questi giorni, nella provincia settentrionale di Salta, un giudice federale ha dovuto respingere una misura cautelare presentata per sospendere la nuova norma. Insomma: non c'è mai pace per i diritti femminili.

Gómez Alcorta, comunque, sembra consapevole della strada da percorrere, è pronta a dialogare con le associazioni femministe e ha spiegato ad Ap News che sarà necessario arginare in qualche modo la possibile riluttanza di alcuni attori sanitari a svolgere la pratica. Per questo verrà attivato un numero di telefono disponibile "per coloro che non riescono ad accedere all'aborto" in modo da indirizzare le pazienti in delle strutture con professionisti non obiettori. Fatta la legge trovato l'inganno, si dice, ma questa volta, dopo anni di battaglia, le donne argentine non hanno nessuna intenzione di retrocedere. Nessuna.