La nuova priorità di Bill Gates è il clima, e il suo nuovo libro must-read lo dimostra

Di Elena Fausta Gadeschi
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Photo credit: Chesnot - Getty Images
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From ELLE

“Not missiles, but microbes”. Non una guerra, ma un’epidemia. Quando nel 2015 Bill Gates indicò nello scoppio di una pandemia simile al Coronavirus la più imminente minaccia per il nostro Pianeta, nessuno gli credette e tutti ebbero torto. Tutti tranne lui, che a sei anni da quella triste profezia nomina una nuova e ancora più urgente priorità: il clima. Un argomento che riguarda la sopravvivenza di tutti noi, ma di cui evidentemente si parla ancora troppo poco se secondo i dati del Climate Action Tracker ancora 164 Paesi nel mondo non hanno presentato un piano per ridurre entro il 2030 o il 2050 il riscaldamento globale nei limiti di 1,5 gradi centigradi.

Ora, per evitare di cadere nuovamente nella trappola dell’autoinganno che vada tutto bene, segnatevi una data, quella del 2050, prendete nota di un paio di numeri, «il primo è 51 miliardi, il secondo è zero», e sincronizzate la vostra agenda con quella di Bill Gates. L’imprenditore e filantropo statunitense ha infatti le idee molto chiare su come affrontare l’emergenza del cambiamento climatico e nel suo nuovo libro Clima: come evitare un disastro. Le soluzioni di oggi. Le sfide di domani (uscito il 16 febbraio per La Nave di Teseo, ndr) spiega proprio come in questi due semplici numeri si esprima tutta l’urgenza della questione climatica. 51 sta a indicare il numero di tonnellate di gas serra aggiunte ogni anno all’atmosfera a causa delle attività umane, mentre zero è il numero di tonnellate a cui dobbiamo arrivare entro il 2050 per scongiurare una crisi climatica. Nel piano di Bill Gates non sono concesse scorciatoie, nessun compromesso, perché come scrive lui stesso «porsi il fine di limitare semplicemente le emissioni, senza eliminarle del tutto, non basterà».

"La pandemia è come il clima, i nostri governi non ci hanno preparato, non hanno guardato avanti e non hanno fatto sì che la pandemia potesse essere un evento di importanza secondaria", ha spiegato Bill Gates, ospite ieri di Che tempo che fa. Tuttavia, a differenza del Covid, “per il clima non serve una sola soluzione, come può essere il vaccino con la pandemia” e gli effetti del cambiamento climatico "peggiorano sempre più con il passare del tempo, quelli peggiori si avranno tra qualche decennio” e colpiranno di più i Paesi poveri. L’emergenza climatica insomma non riguarda solo i Paesi occidentali e le economie più forti del Pianeta, ecco perché l’abbattimento delle emissioni deve avvenire in concomitanza con la crescita economica, sociale e demografica dei Paesi in via di sviluppo. «Sarebbe immorale e irrealistico tentare di impedire alle persone che si trovano più in basso sulla scala economica di salirla. Non possiamo pretendere che i poveri restino tali perché i Paesi ricchi hanno emesso troppi gas serra e, anche se volessimo, sarebbe impossibile farlo».

La soluzione indicata da Bill Gates è legata in gran parte all’innovazione. "Prendiamo il settore che si conosce, quello delle auto elettriche per esempio: oggi magari sono più costose, però man mano che ci sarà un volume maggiore e la concorrenza sarà davvero più considerevole, il costo diminuirà, si avrà più scelta, le stazioni di ricarica saranno più accessibili e nel prossimo decennio-quindicennio le auto elettriche saranno decisamente preferibili a quelle a benzina e saranno completamente verdi", spiega. "E questa è la cosa ideale: se succedesse in ogni industria questo tipo di cosa, che un prodotto cioè potesse sostituire gli altri e che fosse più interessante per i consumatori...”

Tutto sta nel calcolare il cosiddetto Green Premium che, come spiega Bill Gates sul suo blog Bill Notes, altro non è che “la differenza di costo tra un prodotto che comporta l'emissione di carbonio e un'alternativa che non lo fa”. L’imprenditore fa l’esempio del carburante: se “il prezzo medio al dettaglio per un gallone di carburante negli Stati Uniti negli ultimi anni è stato di circa 2,22 dollari, mentre i biocarburanti avanzati per jet costano circa 5,35 dollari per gallone” il Green Premium è la differenza tra i due, che equivale a 3,13 dollari. “Dal momento che le compagnie aeree non sarebbero disposte a pagare più del doppio per rifornire i loro aerei e molti clienti esiterebbero al conseguente aumento delle tariffe aeree”, il Green Premium sui biocarburanti suggerisce che “dobbiamo trovare modi per renderli più economici o trovare carburante per aerei più costoso. O una combinazione dei due”. Certo “il calcolo dei premi verdi non è una scienza esatta” dal momento che di alcune tecnologie emergenti si conoscono solo ipotesi di costo, tuttavia si tratta di valori che “ci aiutano a misurare i nostri progressi verso l'eliminazione delle emissioni di carbonio” e servono da “guida all'azione” per capire come colmare questo divario di prezzo.

In questo processo ognuno, nel suo piccolo, può fare la differenza. Tre infatti sono le leve che secondo l’imprenditore possiamo utilizzare per ridurre i Green Premium. Prima di tutto i governi, che attraverso investimenti tecnologici e un piano di transizione ecologica mondiale devono adottare soluzioni innovative praticabili anche nei Paesi più poveri. In secondo luogo le aziende, che possono impegnarsi ad acquistare e utilizzare alternative più pulite, investire in ricerca e sviluppo, sostenere imprenditori e start-up di energia pulita e sostenere politiche governative utili. E infine i singoli individui, che possono contribuire a creare mercati con alternative migliori e più pulite. “Quando acquisti un veicolo elettrico o un hamburger a base vegetale anche se costa di più dell'alternativa, stai dicendo alle aziende che producono questi prodotti: “C'è domanda per questi articoli. Guadagna di più e li compreremo.” Ciò stimolerà gli investimenti nella ricerca, che aiuta a ridurre il prezzo e, in ultima analisi, rende i prodotti puliti più accessibili e disponibili per tutti”. Semplice no?