La Nuova Zelanda concederà un congedo per gli aborti spontanei

Di Carlotta Sisti
·3 minuto per la lettura
Photo credit: Eva-Katalin - Getty Images
Photo credit: Eva-Katalin - Getty Images

From ELLE

La Nuova Zelanda è sempre un passo avanti per quel che riguarda i diritti civili e i diritti delle donne. Il paese governato mirabilmente da Jacinda Ardern sta inanellando una legge dopo l'altra, per rendere concetti come parità di genere e femminismo qualcosa di tangibile, di concreto. Dopo la legge sulla equità salariale, che ha messo in moto una riorganizzazione ed un riesame degli stipendi di lavoratrici e lavoratori attraverso il criterio della parità tra maschi e femmine, e dopo il provvedimento che ha reso gratuiti gli assorbenti nelle scuole (cosa che aspettiamo da decenni, qui in Italia, e che sarebbe un primo passo contro l'ingiustizia clamorosa della tampon tax), oggi il parlamento neozelandese ha votato all'unanimità per concedere alle madri e ai loro partner tre giorni di congedo per lutto dopo un aborto spontaneo o la tragica nascita di un neonato morto. La deputata laburista Ginny Andersen, che ha presentato il disegno di legge, ha affermato che questo provvedimento nasce dalla volontà di consentire che ai genitori di elaborare con la loro perdita, senza essere costretti ad esaurire i giorni di malattia che spettano loro di diritto. Ed il principio alla base è cristallino: un aborto spontaneo deve essere considerato qualcosa di diverso da una malattia, è, come giustamente ha voluto evidenziare Andersen, un lutto, un trauma, e come tale merita un congedo a sé.

Questo contenuto non è disponibile a causa delle tue preferenze per la privacy.
Per visualizzarlo, aggiorna qui le impostazioni.

Ed, infatti, motivando la legge in parlamento, Andersen ha detto che "un aborto spontaneo è una perdita richiede tempo: tempo per recuperare fisicamente e tempo per recuperare mentalmente; tempo per recuperare insieme al proprio partner". La legislazione, in quello che a tutti gli effetti sta diventando sotto gli occhi del mondo uno dei paesi più progressisti ma anche più votati all'empatia nei confronti dei suoi cittadini, si applicherà sia alle madri che ai loro partner (di qualunque sesso, of course) sia ai genitori che intendono avere un figlio tramite adozione o maternità surrogata. Nessuno escluso, insomma, che la genitorialità, da queste parti, non conosce graduatorie.

Questo contenuto non è disponibile a causa delle tue preferenze per la privacy.
Per visualizzarlo, aggiorna qui le impostazioni.

La parlamentare del Partito Verde della Nuova Zelanda Jan Logie ha detto che il disegno di legge andrebbe "in qualche modo ad abbattere il tabù e il silenzio che molte donne ancora sopportano dopo aver visto interrompersi bruscamente una gravidanza. Quel silenzio che ha causato così tanto danno, così tanto dolore sta iniziando, in parte, ad essere rotto da questo dibattito e dall'attenzione del parlamento". Logie ha aggiunto che "nel nostro paese una donna su quattro ha avuto un aborto spontaneo, e circa 20.000 donne ogni anno perdono un bambino a causa di aborto spontaneo o, purtroppo, perché nascono morti. È un'esperienza incredibilmente normale, ma normale non significa facile; non significa senza dolore. Ma per molto tempo, attraverso il silenzio e lo stigma, abbiamo costretto le donne, non solo ma soprattutto le donne, a fingere che non fosse successo". Ancora una volta la Nuova Zelanda fa scuola, ancora una volta siamo qui ad augurarci che anche da noi a qualche parlamentare possa stare a cuore un simile cambiamento, che a ben guardare è soprattutto un gesto simbolico, che sta a dire che ci importa, di quella perdita, ci importa di quel dolore, che ne si può parlare pubblicamente, lo si può mettere nel dibattito e pure in una legge. Perché metterebbe in circolo solo un bel senso di fiducia nelle istituzione, quel sentimento che pare così carente, dalle nostre parti.