La Nuova Zelanda renderà gratuiti gli assorbenti per le studentesse

Di Elisabetta Moro
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Photo credit: Hagen Hopkins - Getty Images
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From ELLE

Jacinda Ardern colpisce ancora nel segno (as usual) e ci convince sempre più che sia arrivato il momento di preparare i bagagli e trasferirsi in Nuova Zelanda senza pensarci due volte. Come dev'essere bello vivere in un Paese con una premier femminista che sta letteralmente rivoluzionando il concetto stesso di leadership. Ardern è empatica, ma ferma, assertiva e inclusiva. È attenta all'ambiente e ai diritti delle donne e delle minoranze. In aggiunta pare abbia gestito magistralmente la crisi sanitaria, cosa si può volere di più? "L'abolizione della tampon tax", direte voi. Ma Jacinda Ardern è sul pezzo anche in tema period poverty e ieri, infatti, la Nuova Zelanda ha annunciato che renderà gratuiti gli assorbenti nelle scuole. Non so voi, ma io sto già facendo le valigie.

"Sappiamo che quasi 95.000 alunne di età compresa tra 9 e 18 anni possono rimanere a casa durante il ciclo mestruale a causa dell'impossibilità di permettersi prodotti mestruali", ha spiegato Ardern. "Rendendoli disponibili gratuitamente, sosteniamo queste giovani a continuare la loro istruzione". L'anno scorso a novembre la Scozia è diventata il primo paese al mondo a garantire l’accesso gratuito agli assorbenti. Nel 2018 il Paese aveva iniziato a distribuire gratuitamente gli assorbenti nelle scuole quindi la Nuova Zelanda potrebbe seguire lo stesso percorso. Per ora Ardern ha dichiarato che il programma inizierà a giugno e costerà 25 milioni di dollari neozelandesi (circa 15 milioni di euro) distribuiti in 3 anni. "È un fantastico investimento da parte del nostro governo", ha commentato Miranda Hitchings, co-fondatrice di Dignity una ONG che distribuisce assorbenti gratuiti, "Tuttavia, questo è solo l'inizio. La period poverty non colpisce solo le studentesse. Sono solo un sottoinsieme e molti altri gruppi, come i senzatetto e o chi non ha un reddito sufficiente, sono profondamente colpiti dalle implicazioni della mancanza di accesso ai prodotti mestruali".

"I giovani non dovrebbero venire danneggiati nella loro istruzione a causa di qualcosa che è parte normale della vita per metà della popolazione", ha aggiunto Ardern, come riporta il New York Times. E il punto è proprio questo: la tampon tax va a colpire le donne (o chiunque abbia il ciclo) per qualcosa di inevitabilmente legato al loro corpo. L'ingiustizia è tutta qui. In Italia, però, siamo ahimè ancora ben lontani dal prendere provvedimenti. Come sappiamo, gli assorbenti - lungi dall'essere gratuiti - sono addirittura tassati come beni di lusso mentre, tra i beni di prima necessità, figurano prodotti come miele, basilico e tartufo nero. Negli anni sono stati fatti dei tentativi per cambiare le cose e ridurre l'IVA sugli assorbenti (nel 2016 Giuseppe Civati, allora leader di Possibile, ha presentato un progetto di legge, ad esempio) ma sono tutti falliti uno dopo l'altro. Addirittura nel 2019 Francesco D’Uva, allora capogruppo alla Camera dei Deputati del Movimento 5 Stelle, aveva pensato bene di consigliare alle donne l'uso della coppetta mestruale in quanto più economiche e green. Secondo D'Uva, "tra le ragioni per cui l’IVA non viene abbassata c’è l’impatto ambientale degli assorbenti" e infatti qualche agevolazione è stata introdotta, ma solo per gli assorbenti biodegradabili e le coppetta che, però, rappresentano l'1% dei prodotti per l'igiene mestruale acquistati in Italia.

In ogni caso non tutte le persone possono utilizzare la coppetta ed è inutile (e meschino?) sfruttare la causa ambientale per sminuire un'ingiustizia alla base. Tra l'altro, secondo i dati pubblicati da Nielsen, il mercato italiano degli assorbenti mestruali ammonterebbe a 515 milioni di euro e quindi, per portare l’IVA al 5%, sarebbero necessari 72 milioni di euro, una cifra del tutto sostenibile da inserire nella legge di Bilancio. Quella che manca, a conti fatti, sembra essere le volontà ma forse, con altri Paesi come la Nuova Zelanda che puntano su un futuro più paritario, anche noi inizieremo a cambiare prospettiva. Noi vogliamo crederci.