La pagina Instagram Accidentally Wes Anderson è (finalmente) anche un libro da toccare con mano

Di Isabella Prisco
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Photo credit: CRAWLEY EDGE BOATSHED Perth, WA, Australia | c. 1930s Photo by James Wong
Photo credit: CRAWLEY EDGE BOATSHED Perth, WA, Australia | c. 1930s Photo by James Wong

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Tutti lo conoscono per il coloratissimo profilo Instagram, un pout-porri fiabesco delle architetture e dei paesaggi dai rimandi wesandersoniani che si incontrano casualmente qua e là in tutto il mondo: ma oggi, Accidentally Wes Anderson è diventato anche un libro. 368 pagine, per l'esattezza, raccontano l'immaginario di riferimento del celebre regista autore, tra gli altri, di Grand Budapest Hotel sovrapposto al mondo reale e catturato dalla lente di fotografi professionisti e non che Wally Koyal raccoglie sulla pagina social dal 2017. Nell'atlante edito da Voracious ritroviamo così hotel dai colori pastello, edifici fortemente simmetrici e fermi immagini di tableau vivant perfettamente compositi, in un mix di suggestioni dal sapore nostalgico che porta alla luce dimenticati uffici postali e remote fortezze indiane.

La traduzione tangibile dell'archivio tratto dal celebre account ha sorpreso la community da più di un milione di follower confermando su tutti l'importanza della carta stampata: se la collezione virtuale combatte con il lontano dimenticatoio dei social (lo spasmodico scrolling del feed Instgram non annulla forse il qui, ora e per sempre?), ci pensano le pagine le libro a tenerne traccia nel tempo. Un messaggio ai posteri, forse. O magari semplicemente il corollario di un triennio di successi frutto di collaborazioni fortuite e tanta condivisione.

Photo credit: Courtesy Photo by Valentina Jacks
Photo credit: Courtesy Photo by Valentina Jacks
Photo credit: Courtesy Photo by Chris Schalkx
Photo credit: Courtesy Photo by Chris Schalkx

Tra funivie sospese a mezz'aria, poltrone di vecchi teatri e piscine cristalline, il viaggio svelato dal libro Accidentally Wes Anderson assomiglia a una raccolta di immagini amarcord: nuance sature e sfumature bon ton citano quell'estetica precisa e codificata che caratterizza da sempre la fotografia del film del regista statunitense. L'amore di Koval per lo stile di Anderson è infatti iniziato da giovane. “Ricordo che mio padre stava guardando [la commedia di Anderson del 1998] Rushmore e io ero incuriosito. Amo la sua estetica, la simmetria - c'è qualcosa di stranamente rilassante. Tutto si incastra come un puzzle, ma c'è sempre qualcosa di più oscuro sotto, un caos nei personaggi..", riporta il The Guardian. E così, attraverso le 200 immagini, selezionate da una collezione di oltre 15.000 scatti, capita di finire catapultati di fronte alla porta dell'ufficio postale di Wrangell, in Alaska, che, costruito come parte del progetto di opere pubbliche del New Deal di Roosevelt, è decorato da una serie di dipinti della scuola di pittura American Scene Paintings che ne ammorbidiscono l'austerità. Dall'altro capo del mondo, in Asia, c'è poi il Forte Amber, la fortezza del XVI secolo che, a undici chilometri da Jaipur, si affaccia sul lago Maota nel Rajasthan.

Ma a rendere tutto ancora più speciale, una prefazione d'autore: firmata dallo stesso Wes Anderson."Le fotografie di questo libro sono state scattate da persone che non ho mai incontrato, ritraggono luoghi e cose che non ho, quasi senza eccezioni, mai visto. Ma devo dirlo: ho intenzione di farlo". Quando (ri)partiamo?