La parabola della storia dell’amore tra Zelda e Francis Scott Fitzgerald influencer ante litteram

·4 minuto per la lettura
Photo credit: Bettmann - Getty Images
Photo credit: Bettmann - Getty Images

Dorothy Parker diceva che sembravano “usciti dal sole” per via della loro “gioventù impressionante” e loro due la gioventù la prendevano a morsi. Zelda lo diceva chiaro e tondo “Scott e io, noi non crediamo nella conservazione.” Questa è la storia dell’amore tra Zelda Sayre e Francis Scott Fitzgerald.

Quando si conobbero a un ballo al Country Club di Montgomery, Alabama, lei era una diciottenne che di regole non voleva saperne. A Montgomery ci era nata ma chiaramente le stava stretta. La qual cosa procurava non pochi imbarazzi al severo giudice suo padre che si affannava a seppellire con la sua reputazione le voci sulla condotta poco ortodossa di una figlia che baciava i ragazzi, non andava mai via da una festa prima che fosse notte fonda, fumava e sguazzava nuda nel lago.

Continuò a farlo anche dopo l’incontro con Scott, che si trovava in Alabama per l’addestramento militare. Era il 1918, si era arruolato l’anno prima per fare la sua parte ma dove il suo cuore batteva per davvero era tra le pagine. Aveva già deciso di fare lo scrittore ma non aveva ancora sfondato. Zelda era affascinata da questo soldatino con arie da letterato ma fu un no tutto quello che ebbe da dargli quando lui le spedì un anello per posta. Non intendeva sposare uno spiantato.

“Era sicura di sé, presuntuosa e priva di autocontrollo. – scrisse di lei Scott – Ciò nonostante, non volevo cambiarla. Ogni suo difetto si accompagnava a un’energia passionale che lo annullava. La sua influenza su di me era immensamente grande. Mi pungolava a fare qualcosa per lei, a ottenere qualcosa da poterle offrire”. Lo ottenne quando il suo primo romanzo, dopo un rifiuto, viene accettato da un editore. Aveva inserito un personaggio nuovo, Rosalynd, che incendiò l’intero libro. Rosalynd era Zelda. Il libro, Di qua dal paradiso. Lei accettò di sposarlo, lui le promise di portarla a New York. Mantennero entrambi la promessa nella primavera del 1920.

Scott aveva 24 anni e Zelda 20 ed erano affamati di vita. Si gettarono a capofitto nella scintillante atmosfera dei Roaring Twenties e tutti i riflettori si spostarono su di loro. E ci rimasero. Il loro stile di vita esagerato e selvaggio divenne leggendario. Erano icone di stile, alle loro feste non mancavanessuno e loro non mancavano una festa. La loro vita era una giostra in folle corsa ma il giro era destinato a finire presto. Il sogno durò più o meno cinque anni prima di sgretolarsi. Cinque anni di sregolatezze in un carosello tra New York, Parigi, Londra, Roma, Capri, Costa Azzurra. Ovunque andassero folleggiavano e si facevano notare, invidiare, amare.

Photo credit: Minnesota Historical Society - Getty Images
Photo credit: Minnesota Historical Society - Getty Images

Cinque anni dopo le nozze erano infelici e alcolizzati, si erano traditi, urlati contro, ritrovati più volte. Scott scriveva per soldi, mantenere quello stile di vita era costosissimo; Zelda aveva provato a diventare ballerina e scrittrice, avuto un esaurimento nervoso e tentato due volte il suicidio finendo in una clinica psichiatrica dietro l’altra: a Parigi, a Ginevra, in North Carolina. Dietro lo scintillio di una vita perfetta vissuta a mille c’erano gli abissi dell’alcolismo, gelosia, infedeltà e malattia mentale. C’erano i debiti, il fallimento artistico, il disincanto.

Il litigio peggiore avvenne quando Zelda pubblicò Lasciami l’ultimo valzer, la storia di un matrimonio fallito (il loro) attraverso le vicende di una donna il cui talento è stato soffocato dalle ambizioni del marito. Scott si infuria, la insulta: “Tu sei una scrittrice di terz’ordine e una ballerina di terz’ordine… hai raccolto le briciole che io lascio cadere dalla tavola da pranzo e le hai ficcate nei libri… tutto questo materiale è mio.” Qualcuno ritiene che molto del materiale di Scott fosse di Zelda, invece. E comunque Zelda palpita in ogni personaggio femminile. È Rosalynd ma anche Gloria, Daisy, Nicole, Minna.

Nonostante tutto restarono legati l’uno all’altra. Vissero persino un’ultima avventura insieme nel 1939 quando Scott, che ormai lavorava a Hollywood senza alcun successo, ottenne il permesso della clinica per portare Zelda in vacanza, a patto che non ricadesse in certi eccessi. Andarono a Cuba e agli eccessi si concessero completamente, come sempre. Finì con Scott ricoverato d’urgenza a New York mentre Zelda si arrangiava per tornarsene in clinica.

Scott pagava la clinica, andava a trovarla quando poteva, le scriveva spesso (incoraggio dai medici: le lettere erano parte della terapia) e disse a un amico “mi sento più vicino a lei che a qualsiasi essere umano… Non mi dispiacerebbe se, fra qualche anno, Zelda e io potessimo rannicchiarci insieme sotto una pietra in qualche vecchio cimitero di queste parti.” Lei anni prima gli scriveva: “Senza te, carissimo io non potrei vedere o udire o sentire o pensare – o vivere… senza te è come chiedere pietà a una tempesta o uccidere la Bellezza o diventare vecchia”. Nessuno dei due era destinato a invecchiare. Scott morì a 44 anni per i danni provocati da alcolismo e tubercolosi. Zelda se ne andò 8 anni dopo bruciando – non lo aveva sempre fatto? – nell’incendio che divampò nella clinica che la ospitava. Del loro amore ci restano le lettere, i romanzi e la leggenda.