La poesia visiva di Anna Paparatti che trasforma la vita in opera d'arte

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Photo credit: Anna Paparatti ritratta con un abito afghano nel suo studio (anni settanta) © Foto di Claudio Abate, Courtesy Archivio Anna Paparatti
Photo credit: Anna Paparatti ritratta con un abito afghano nel suo studio (anni settanta) © Foto di Claudio Abate, Courtesy Archivio Anna Paparatti

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Anna Paparatti - Poesia visiva del 1966

Dal gioco che cambia le carte in tavola anche alla vita, nasce la poetica dell’avanguardia che rinnova radicalmente il modo di pensare, sentire e respirare l'arte a Roma negli Anni 60 e 70, ri-portando la capitale culturale d’Italia al centro della scena artistica internazionale. Nasce la poesia visiva di Anna Paparatti che gioca con le parole, elude la metrica e scardina la sintassi, con la stessa vibrante energia con cui trasforma anche il suo stile di vita in opera d’arte. Un modo di essere e sentire che la rende opera d’arte vivente, indossando anche abiti e accessori come strumento d’espressione, cambiamento e trasformazione dell’approccio fuori dagli schemi di una donna libera da convenzioni e limiti borghesi, mai dall’impegno che richiede mettersi in gioco, lasciando convivere sane ribellioni e ricerca della spiritualità. Il grande gioco di una figura poliedrica e centrale del formidabile scenario culturale, sperimentale e anticonformista del periodo, protagonista del percorso espositivo curato da Alessio de’Navasques, per gli spazi espositivi di EDDart che respirano arte contemporanea nel cuore segreto di Palazzo Taverna e quello più antico di Roma.

Photo credit: 70 courtesy Archivio Anna Paparatti
Photo credit: 70 courtesy Archivio Anna Paparatti
Photo credit: Courtesy Archivio Anna Paparatti
Photo credit: Courtesy Archivio Anna Paparatti

Una sintesi espositiva di stimoli, legami, connessioni ed evoluzioni che la pittrice, performer e vivace animatrice culturale, condivide con la sua famiglia dell’arte, sin dagli anni di studio e sperimentazione audace, infusi da un padre spirituale della levatura di Toti Scialoja, agli allievi più ricettivi e sovversivi dell’Accademia di Belle Arti di via Ripetta. I compagni di una grande avventura che cambia per sempre la percezione dell’arte e del suo gioco, in mostra con scatti dei suoi momenti salienti e opere che si tuffano nell’oceano di creature, miti e mondi reinventati insieme a Pino Pascali, tra gli impulsi primordiali del monologo interiore segnato, graffiato, aggrovigliato su antica pergamena da Cy Twombly, le “Due terre” che hanno continuato a scavare zolle con Scialoja e il paesaggio concettuale di Renato Mambor che sembra abbracciarle tutte. La costellazione di opere, aperte dal florilegio di mandala che ne sintetizza risveglio e continuità del gioco cosmico nella più recente produzione di Anna Paparatti. Sintesi non solo temporale di forze, energie e identità, opposte ma capaci di vivere in armonia, giocando con la sapiente complessità di simboli spirituali e rituali, già protagonisti di tableux e Giochi dell’assurdo e del nonsenso che trovano senso nella ricerca spirituale e nel ritorno all’origine delle sue metafore, simboliche, numeriche, mistiche.

Photo credit: © ph Simona Marani, luglio 2021
Photo credit: © ph Simona Marani, luglio 2021
Photo credit: © ph Simona Marani, luglio 2021
Photo credit: © ph Simona Marani, luglio 2021
Photo credit: © ph Simona Marani, luglio 2021
Photo credit: © ph Simona Marani, luglio 2021
Photo credit: © ph Simona Marani, luglio 2021
Photo credit: © ph Simona Marani, luglio 2021
Photo credit: © ph Simona Marani, luglio 2021,
Photo credit: © ph Simona Marani, luglio 2021,
Photo credit: © ph Simona Marani, luglio 2021
Photo credit: © ph Simona Marani, luglio 2021
Photo credit: © ph Simona Marani, luglio 2021
Photo credit: © ph Simona Marani, luglio 2021
Photo credit: © ph Simona Marani, luglio 2021
Photo credit: © ph Simona Marani, luglio 2021

Al centro di tutto, la superficie conviviale del tavolo-teca-album, si schiude sui frammenti di memoria, performance e avventura artistica di Anna Paparatti. Indossati dalla giovane artista, insieme a jeans, abiti di seta degli anni 20 e 30 scovati al mercatino delle pulci di Porta Portese, le tuniche orientali che presta anche ai tableau vivant di Luigi Ontani, o le scultoree armi giocattolo trasformate per lei in gioielli e future icone della storia dell’arte, da un compagno di giochi come Pino Pascali. Non semplice design ma mezzo di trasformazione ed evasione dalla realtà, oltre che medium del pensiero performativo che delinea insieme a Pascali e approfondisce partecipando alle tappe italiane dell’avanguardia teatrale e artistica del Living Theatre di Julian Beck e Judith Malina. Esplora il superamento del confine di arte e vita che la compagnia porta in scena, insieme a un nuovo ruolo per il corpo, lo spazio del rituale e lo spettatore, anche mettendogli a disposizione il suo guardaroba per Mysteries and Smaller Pieces al Teatro dei Satiri nel 1965. Si trasforma anche in opera d’arte vivente, muovendosi tra le opere di Jannis Kounellis durante la personale del 1966 alla galleria La Tartaruga, indossando l’abito con la grande margherita che l’artista ha realizzato per lei insieme a sua mogli Efi.

Photo credit: Courtesy Archivio Anna Paparatti
Photo credit: Courtesy Archivio Anna Paparatti
Photo credit: ph Gianfranco Mantegna, Courtesy Archivio Anna Paparatti
Photo credit: ph Gianfranco Mantegna, Courtesy Archivio Anna Paparatti

In modo analogo trasforma il design in grafica per i manifesti, le scenografie e le azioni artistiche e performative di mostre, arte tantra, teatro, danza, musica e yoga dello spazio di ricerca radicale della galleria L’Attico di Piazza di Spagna. Pronta a trasformarsi in palestra con Ginnastica mentale (1968), o cantiere con Azione con rullo compressore Eliseo Mattiacci 1969, fino all’allagamento a via Cesare Beccaria 22 (1976). Una galleria consacrata all’avanguardia, fondata e diretta da Fabio Sargentini, con il quale per oltre un ventennio Anna Paparatti condivide l’innovazione prepotente delle arti e una liaison artistica e sentimentale, messa a nudo insieme all’abbraccio della loro figlia Fabiana, anche nella fotografia in bianco e nero che sfiora il tessuto più emotivo di questa mostra, respirando la simbiosi tra arte e vita.

Photo credit: ph credit Luca Patella Courtesy Archivio Anna Paparatti
Photo credit: ph credit Luca Patella Courtesy Archivio Anna Paparatti
Photo credit: Courtesy Archivio Anna Paparatti
Photo credit: Courtesy Archivio Anna Paparatti

Anna Paparatti diventa protagonista e complice delle nuove tendenze artistiche rivoluzionarie degli Anni 70, difficili da imbrigliare quanto l’esperienza avanguardista degli esponenti della Scuola di piazza del Popolo che orbita tra il Caffè Rosati nella suddetta piazza di Roma e La Galleria La Tartaruga di Plinio De Martiis che si divide stimoli e avanguardie con L’Attico. Fratelli, amici e compagni di questa grande avventura artistica, protagonisti di aneddoti e memorie spudoratamente sincere, anche nelle pagine del volume dedicato alla sua Arte-Vita (Anna Paparatti, Arte-vita a Roma negli anni ’60 e ’70, De Luca Editore, 2015), tra gli approccio seduttivi schivati con abilità da un pittore ambizioso e ‘paraculo’ come Mario Schifano, gli abituali tagli di capelli a Cy Twombly, o le opinioni senza mezzi termini espresse anche a un Giorgio de Chirico, arrivato a criticare gli approcci all’avanguardia di cui è stato pioniere.

Il grande gioco di Anna Paparatti, ci restituisce l’intreccio di arte e vita di una dei periodi più fertili dell’arte, insieme alla ricerca dissacrante e profonda della dimensione ludica di un rituale spontaneo e liberatorio, capace di cambiare anche percezione e prospettiva del reale, ieri come oggi.

How to: Anna Paparatti. Il grande gioco, EDDart | Palazzo Taverna, Roma (27 maggio - 20 luglio 2021) eddart.net/il-grande-gioco

Photo credit: ph Alberto Grifi Courtesy Archivio Anna Paparatti
Photo credit: ph Alberto Grifi Courtesy Archivio Anna Paparatti
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