La Polonia ha ufficialmente reso illegale l'aborto (anche in caso di malformazione del feto)

Di Carlotta Sisti
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Photo credit: WOJTEK RADWANSKI - Getty Images
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La Polonia non vedeva manifestazioni di così enormi dal crollo del comunismo, nel 1989, eppure ha comunque ufficializzato la legge che vieta quasi totalmente l'interruzione di gravidanza. Nonostante quelle centinaia di migliaia di persone (donne sì, ma affiancate da tantissimi uomini, alleati in questa battaglia) che per giorni hanno organizzato scioperi, riempito le piazze, resistito alle dure repressioni della polizia, la maggioranza guidata dal partito di estrema destra Diritto e Giustizia del premier Mateusz Morawiecki ha approvato la proposta anti aborto avanzata a fine ottobre 2020 e ufficializzata il 27 gennaio 2021. L'ulteriore stretta, rispetto a una legge già molto rigida, fa sì che sarà vietata l'interruzione di gravidanza anche in caso di malformazione del feto, unica condizione finora concessa, cosa che, in pratica, sancisce in Polonia il divieto quasi totale di abortire. Anche se non dovrebbe essere necessario, provate ad immaginare la situazione per cui una delle prime ecografie, mettiamo la translucenza nucale che viene eseguita nel primo trimestre, vi dica che c'è qualcosa che non va nel feto, qualcosa che potrebbe voler dire handicap, ebbene, accettereste di non avere alcun diritto, nemmeno di pensare a cosa fare, perché una legge lo vieta? Tutto ciò non è solo anti democratico: è una violazione dei diritti umani. Non solo dei diritti delle donne, ma dei diritti di tutti, padri compresi, il cui pensiero e il cui sentire avrà zero valore, tanto quanto quello delle madri. E sì, in questo la legge è grottescamente democratica.

Pare evidente che in est Europa la recrudescenze retrograde di governi di estrema destra si stiano accanendo soprattutto sulle donne e sulla comunità LGBTQI+, tanto in Polonia, quanto nell'Ungheria governata da un Orban che si è auto conferito pieni poteri e che, come prima cosa, ha prima reso illegale il cambio di sesso, e poi respinto la Convenzione di Instanbul per prevenire e contrastare la violenza domestica. L'asse che unisce i due paesi, accomunati da un fanatismo religioso ultra cattolico, pare più che mai allineato, ma certo ci si domanda se un'Unione Europea la cui laicità dovrebbe essere un valore (sebbene non un dogma, ma qui si aprirebbe un altro, complesso discorso) condiviso, non possa in alcun modo intervenire, su quella che è, non lo si ripeterà mai abbastanza, una palese violazione di diritti fondamentali. Certo, ci sono precedenti di solo un anno e mezzo fa, parecchio scomodi, e che riguardano sempre l'Occidente, come quello dello stato americano dell'Alabama, che nel maggio del 2019 è andato oltre l'attuale legge polacca, vietando l'aborto anche in caso di stupro o incesto. Queste due condizioni, infatti, solo le uniche per le quali alle donne polacche è permesso interrompere la gravidanza, ma con 1.074 aborti su 1.100 eseguiti nel paese lo scorso anno a causa di anomalie fetali, il divieto metterebbe fuori legge l'aborto nella maggior parte dei casi e chi si oppone afferma, giustamente, che molte donne ricorreranno a procedure illegali e pericolose per abortire.

"Non sono solo le donne a scendere in piazza, è l'intera nazione che ne ha abbastanza", ha detto Rafał Trzaskowski, sindaco di Varsavia, aggiungendo che la decisione di pubblicare la sentenza "contro la volontà dei polacchi" è stata un "agire coscientemente a scapito dello Stato". Altri membri dell'opposizone non hanno usato mezzi termini nell'esprimere la loro rabbia: "Bastardi. # pseudo-sentenza # pseudo-tribunale" ha twittato Barbara Nowacka, parlamentare dell'opposizione di centro sinistra e tra le principali organizzatrici delle manifestazioni e degli scioperi che vanno avanti da mesi in tutto il paese. Guardando, come si diceva, all'Europa, qualche segnale, invero, c'è: alcuni legislatori europei, che accusato il governo di aver influenzato la decisione della Corte Costituzionale polacca nell'approvazione della legge, hanno criticato l'annuncio. "Molti di noi non possono essere in strada con voi per marciare in difesa dei nostri diritti fondamentali - ha detto su Twitter Terry Reintke, del partito dei Verdi tedesco e che è al Parlamento europeo - Ma sappiate questo: in ogni paese, in ogni città d'Europa ci sono donne e uomini che sostengono la vostra lotta". Bene, speriamo che queste donne e questi uomini si facciano sentire anche dentro al Parlamento Europeo, e che non si debba, come troppo spesso accade, rimandare tutto ad organizzazione come Amnesty International o Human Rights Watch. L'UE si faccia sentire, e subito.