La prima nativa americana mai eletta al Congresso è la leader di cui abbiamo bisogno oggi

Di Elisabetta Moro
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Photo credit: Tom Williams - Getty Images
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From ELLE

"Sono Deb Haaland e il Congresso non l'ha mai sentita una voce come la mia". Così, nel 2018 Debra Haaland si è presentata agli elettori del New Mexico promettendo una sola cosa: cambiamento. E, infatti, la sua è una voce nuova, una voce fiera che porta un punto di vista ben lontano da quello standard dell'uomo bianco eterosessuale che per secoli ha dominato la politica. È la voce di una donna che ha conosciuto difficoltà economiche, di una madre single e di una fiera rappresentante della tribù di Laguna Pueblo. C'è chi la definisce una "forza della natura", chi "il peggior incubo di Donald Trump", ma dal 2018 Haaland è soprattutto la prima congresswoman nativa americana mai eletta al Congresso degli Stati Uniti.

Photo credit: Tom Williams - Getty Images
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In realtà, nel 2018, di donne native americane sbarcate al Congresso per la prima volta dal lontano 1789, ce ne sono state addirittura due: insieme a Haaland, infatti, è stata eletta anche Sharice Davids, esponente della Ho-Chunk Nation, come rappresentante del Kansas. Si è trattato di una novità importante riconfermata felicemente dalle elezioni di questi giorni dove entrambe le deputate hanno mantenuto il loro seggio accogliendo anche una terza congresswoman nativa americana, la repubblicana Yvette Herrell.

Deb Haaland è sempre stata molto fiera della sua identità e non ha mai fatto mistero del suo impegno per la comunità indigena. "I miei antenati emigrarono in quello che ora è il New Mexico, dove vivono gli indiani Pueblo, alla fine del 1200", ha raccontato al The Guardian in un'intervista, "Nessun altro può affermare di essere lì da più tempo della nostra gente, del popolo dei Pueblo. Sento che forse la mia voce è importante in questo momento per testimoniare la nostra cura di lunga data per la terra".

Figlia di un ufficiale del Corpo dei Marines degli Stati Uniti veterano del Vietnam, Haaland ha frequentato 13 scuole prima di diplomarsi. Per pagarsi il college vendeva torte e successivamente ha avviato una scuola di salsa. Ha ottenuto una laurea in giurisprudenza mentre nel frattempo cresceva una figlia da madre single e lavorava part-time in una casa d'aste di antiquariato. Insomma: Deb non è mai stata una privilegiata e ha dovuto rimboccarsi le maniche ogni giorno per arrivare dove è arrivata. "So bene cosa vuol dire affidarsi all'Indian Health Service e tenere un bambino malato in sala d'attesa per tre ore fino a quando non si riesce finalmente a vedere un medico", spiega al New York Times, "Quando provi queste esperienze, poi è più facile metterti nei panni degli altri con comprensione e compassione. Non credo che l'attuale presidente capisca come molte persone vivono".

Haaland è un'attivista di lunga data: tra le altre cose era tra i nativi americani che protestavano contro la costruzione del gasdotto Dakota Access Pipeline a Standing Rock nel 2016 e con le donne della Washington March dopo l'elezione di Trump. La sua agenda politica è progressista e prevede l'assistenza medica accessibile a tutti, un salario minimo federale di 15 dollari e un programma pubblico di assistenza all'infanzia. Si batte anche per ottenere maggiori fondi e risorse per combattere la violenza di genere, una piaga che colpisce in modo particolare le donne native. Il suo punto forte, però, è la tutela delle terre pubbliche dalla privatizzazione per proteggere i luoghi sacri indigeni e allo stesso tempo l'ambiente. "Le terre pubbliche sono una dichiarazione di chi siamo come americani", ha spiegato al The Guardia , "I luoghi più incontaminati e belli del nostro paese non dovrebbero mai appartenere a una sola persona".

Debra Haaland ha da subito messo in chiaro che tra le sue priorità a livello politico c'è la lotta al riscaldamento climatico tramite un'economia basata sull'energia pulita (e Greta Thunberg approva). Dopo essersi unita al Congresso, è stata nominata vicepresidente del comitato della Camera per le risorse naturali, un organo legislativo chiave che elabora le leggi ambientali e ha giurisdizione su questioni critiche come il cambiamento climatico. Dal 2018 a oggi Haaland si è battuta per per porre fine alla dipendenza degli Stati Uniti dai combustibili fossili, per ripristinare i suoi ecosistemi e ricostruire le sue infrastrutture in chiave green. "Così come la terra si estende ininterrotta e tutti i fiumi scorrono verso il mare", spiega la congresswoman," noi abbiamo molti punti in comune e bisogni condivisi. Mi sono candidata per prendermi cura di ciò che abbiamo e assicurarmi che la nostra esistenza continui a lungo nel futuro". E noi siamo sicure che continuerà a farlo.