La Psiche ai tempi di coronavirus #21 - È importante sapere com'è cambiata la nostra ansia

Di Dott.ssa Lara Franzoni
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Photo credit: nadia_bormotova - Getty Images
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L’ansia è al momento il sintomo più connesso alla situazione di pandemia che stiamo vivendo, e per più di un motivo. L’ansia prende il posto della paura quando si teme qualcosa di incerto e indefinito, proprio come ora. Ma soprattutto, dopo l’estate, il precipitare di nuovo qui è fonte di grande delusione, tangibile, palpabile e che va mentalizzata al più presto affinchè non ci trascini giù.

Quando l’ansia cresce i sintomi assomigliano alla mancanza di respiro, sensazioni di soffocamento, timore degli spazi stretti, paura di morire e di non poter essere aiutato: tutti segni che assomigliano spaventosamente alla malattia che oramai tutti temiamo e che quindi non fanno altro che amplificarsi. L’ansia può anche prendere le forme più varie, arrivando sotto forma di tensioni muscolari, difficoltà a dormire o mal di testa. A farne maggiormente le spese sembrano essere i bambini ma tutti faticano a contenere quest’ansia, e per più di una ragione.

La mancanza di punti di riferimento

La mancanza di certezze non permette un’organizzazione mentale e concreta che faccia da contenitore. Fluttuare e vivere il presente è molto più faticoso di quello che sembra, non per niente esistono pratiche che ci insegnano a farlo. Senza punti di riferimento non c’è possibilità di riorganizzarsi: non per niente l’attacco di panico, il culmine dell’ansia, è un momento di disorganizzazione della mente. Vivere l’incertezza ci fa sentire isolati e alla ricerca continua di informazioni, ma nessuna di queste soluzione è efficace perché controllare l’incertezza è estenuante.

L’ansia per la malattia

Dalla paura di contagiarsi all’ipocondria l’attenzione ai sintomi corporei è elevata e non sempre questo è d'aiuto. La fruibilità di internet, che è utile quando seguiamo le fonti ufficiali o per darci solidarietà, si rivela una fonte di angoscia veicolata dalle notizie e dalle esperienze degli altri in cui possiamo rispecchiarci al primo sintomo. Sentiamo le esperienze degli altri e ci preoccupiamo ancora di più. A questa ansia si aggiunge una particolare forma di ansia cioè l’ansia anticipatoria, dove si attende un accadimento con dosi elevate di disagio, come nel caso dell’attesa di un referto, per esempio un tampone. Questo tipo di ansia può creare più malessere di quello che si crea in coloro che devono affrontare mentalmente un pericolo vero e proprio.

L’ansia per gli altri

L’ansia in queste settimane è legata non solo a noi e al nostro corpo, ma è legata a doppio filo anche agli altri. Proviamo allo stesso tempo timore e mancanza: ansia per i contatti sociali che possono trasformarsi in veicolo di contagio e mancanza e timore per la salute dei propri cari. La mancanza degli affetti, la sgradevole sensazione di sentirsi limitati e sempre cauti nei contatti sta diventando difficile da sopportare sul lungo periodo. E il senso di colpa di provocare danni agli altri si aggiunge a quest’ansia generale. Il timore per i propri cari, la paura di poter fare qualcosa che metta a rischio la loro salute non è da meno rispetto al timore per la propria salute.

L’ansia per il futuro

L’ansia di presenta poi anche nei momento di sospensione e attesa, come quando si aspetta la fine di una quarantena e il tempo risulta dilatato. Ma non solo: un aspetto nascosto di questo clima è la difficoltà che le persone sperimentano nel momento in cui è necessario riattivarsi. Da questo punto di vista come terapeuta sto osservando quanto segue: a settembre c’è stata una grossa difficoltà nei bambini, negli adolescenti e nei giovani adulti nel riprendere le attività. Il clima di allerta vissuto insieme da genitori e figli, il continuo monitoraggio della salute, la solitudine, le conversazioni centrate solo sul covid-19, la generale ipocondria spalmata nei mesi a casa davanti ai dispositivi stanno sortendo l’effetto più tragico sui bambini.

Accanto al desiderio di normalità, per alcuni ragazzi emerge la difficoltà nel lasciarsi di nuovo andare, di uscire, di tornare alla vita. Rimane invece centrale il controllo, la cautela, la paura che prende la forma di un disturbo d’ansia nascosto dietro a una serie di sintomi anche fisici. E ora il nuovo ritorno al “dentro”, al rimanere protetti e controllati posporrà semplicemente il problema. Dove la vera tragedia è la privazione della speranza perché per i più piccoli il ricordo di un “passato felice” è una traccia flebile che passa in fretta, la vita è adesso, qui e ora.

Ansia e flessione dell’umore

Infine un aspetto importante che contraddistingue l’ansia: quando sopportata per lunghi periodi questa è capace farci sentire anche tristi, più fragili, come se toccasse qualcosa dentro di noi a livello dell’autostima e delle nostre capacità. Ma attenzione! Sentirsi tristi nei momenti difficili è normale e non è depressione: sentimenti di tristezza sono appropriati quando siamo stanchi, scoraggiati o subiamo delle perdite (di ogni tipo).

L’ansia è quindi trasversale e comune alle giornate che stiamo affrontando, ma se diventa cronica e costante, dobbiamo sentirci tutti in diritto di chiedere un aiuto, soprattutto se questa ci impedisce di lavorare o trascorrere alcune ore serene con i nostri familiari e ci spinge invece a cercare soluzioni inappropriate che facciano da tappo alle nostre angosce.

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