La rivincita della vestaglia è una storia di vita quotidiana che reinterpreta l'abito da sera

Di Isabella Prisco
·3 minuto per la lettura
Photo credit: Larissa Hofmann
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From ELLE Decor

Ristoranti chiusi, spettacoli teatrali sospesi e intere città all'ombra del coprifuoco: il place-to-be ritrovato è, nuovamente, la casa. La vita dopo il lavoro torna infatti al centro del vivere domestico trasformando anche le abitudini serali più mondane in una serie di rituali privati e solitari. Così, mentre il tempo si rilassa, dilatandosi e avvolgendoci in una lunga pausa sociale che esclude tutto ciò che potrebbe accadere al di fuori, anche il guardaroba si decomprime: all'abito lungo si sostituisce la vestaglia, mentre lustrini e corpetti succinti cedono il passo a lingerie in seta e morbidi body dolcevita. È la rivincita dell'intimo, il vestito più segreto e profondo da abitare che conosciamo. Nell'era della solitudine, anche l'estetica sembra infatti assecondare la nuova quotidianità, più ritirata e schiva, traducendo la ricerca della propria comfort zone in un lessico vestiario non manifesto. Ma piuttosto intimo, appunto.

Photo credit: Larissa Hofmann
Photo credit: Larissa Hofmann

Mentre al tailleur indossato in ufficio è subentrata l'ultima tuta da ginnastica di grido - l'effetto del coordinato dicono sia lo stesso -, quelle che un tempo erano chiamate, soprattutto nel dizionario dell'abbigliamento maschile, giacche da camera oggi tornano alla ribalta come mise da notte da indossare all'ora dell'aperitivo imbastito sulla penisola della cucina o sul divano per guardare la serie tv della settimana. Comprate (forse) per ammaliare gli altri, oggi le vestaglie seducono prima di tutto chi decide di indossarle. Superata la necessità di proiettare all'esterno l'abc del proprio stile, e quindi del sé (non siamo forse anche quello che indossiamo?), il concetto di lusso e seduzione, dunque, si trasforma, diventando una questione di feeling tutta personale. Ma in nome di quella privacy perduta che tanto rivendichiamo, la lingerie non è forse l'ultimo baluardo modaiolo che ci resta da difendere? Perché sebbene l'esibizione di brassière in pizzo tra i risvolti di un doppiopetto lambisca i confini della seduzione à la mode, l'intimo è fatto per rimanere tale: lontano dagli sguardi indiscreti. Abito-rifugio per antonomasia - le donne nobili dell'Antico Egitto cominciarono infatti a fare uso di una tunica a diretto contatto con la pelle come una sorta di sottoveste protettiva - si è arricchito nel corso dei secoli di quel fascino seduttivo che tutt'oggi lo contraddistingue. Negli anni reggiseni e balconette sono stati, fortunatamente, decostruiti e ammorbiditi nei volumi e nelle forme, definendo un guardaroba sempre più libero ma altrettanto complesso e variopinto. Per cui oggi ci ritroviamo a sognare un corpetto di Agent Provocateur, tutto pizzi e merletti, così come un coordinato di seta e modal di La Perla: da un lato l'eccezione, dall'altro la quotidianità. Non è un caso, a tal proposito, che l'azienda bolognese fondata da Ada Masotti abbia scelto come ambientazione per la sua campagna pubblicitaria Autunno/Inverno 2020 una villa italiana, riportando la femminilità sussurrata di cui La Perla è portavoce dal 1954 in un'ambientazione idilliaca e pacata. Le nuove collezioni sono quindi un omaggio alla libertà e al romanticismo in un guardaroba che, tra bralette morbide, modelli body-shaper e capi loungewear, ridisegnano il comfort intimo dentro e intorno all'alcova domestico.

Photo credit: Courtesy Photo Zara, Annemarieke Van Drimmelen
Photo credit: Courtesy Photo Zara, Annemarieke Van Drimmelen

Prima con il leisurewear, adesso con la lingerie, il settore della creatività traduce, anticipandolo, il nuovo senso dell'abitare. Anche Zara, che con le sue operazioni di marketing la dice lunga sull'andamento del settore e soprattutto sulle richieste del mercato, ha lanciato pochi giorni fa la sua prima collezione di lingerie, The Female Gaza, sdoganando ulteriormente il guardaroba casalingo non solo come armamentario necessario ma oltremodo vezzoso e disimpegnato. Nell'estetica del new normal sembra quindi non esserci più posto per impalcature inutili e sovrastrutture costrette: ora che conosciamo la libertà, quello che è stato progettato per sostenerci e invigorirci si decontrae. Lo abbiamo visto negli arredi, di cui si predilige l'effetto cocooning, così come nella moda, in cui tutto collassa nel nome della comodità e dello slow living. Ma la vestaglia sarà davvero la nuova declinazione dell'abito da sera?