La rivoluzione vegetale di Parigi è davvero cominciata?

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Photo credit: Geoffrey Menissier - Getty Images
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È un dibattito che accende Parigi da anni, quello sulla cosiddetta “demineralizzazione”, e che dopo un inizio fatto di sperimentazioni e progetti pilota, inizia oggi a manifestarsi come una nuova estetica cittadina. Amato da molti ma osteggiato con risolutezza da una minoranza rumorosa, il volto verde della città promosso dalla sindaca Anne Hidalgo, riconfermata a giugno per il suo secondo mandato, è una politica volta non solo a ridurre drasticamente il numero di macchine in circolazione, ma anche a far posto a una natura capillare che si insinua tra le strade e le case, sottraendo asfalto da parcheggi, piazze e spazi di risulta a favore di alberi, aiuole e orti urbani.

L’urgenza climatica, del resto, è un tema molto sentito – sebbene lungi dal fare l’unanimità, soprattutto a livello di risposte praticabili - nella capitale francese. Le crescenti ondate di calore, come i 43° raggiunti nel luglio 2019, e una qualità dell’aria tutt’altro che ideale, hanno spronato la giunta rosa-verde, un’alleanza tra socialisti ed ecologisti, alla messa in atto di soluzioni tangibili, replicabili su tutta l’area cittadina. Tra cui rientra anche la piantumazione di nuove piante, tra gli strumenti privilegiati per ridurre la CO2 cittadina, favorire la biodiversità, rispettare gli accordi di Parigi sul clima (e il suo obiettivo ambizioso della neutralità carbone per il 2050) e contenere un domani la crescita delle temperature grazie all’ombra che gli alberi proietteranno su piazze e palazzi. Ma non solo: togliendo l’asfalto per lasciare spazio a nuovo verde, la vegetalizzazione rende possibile spezzare l’impermeabilità del suolo ricoperto dall’asfalto, permettendo all’umidità di risalire in superficie a vantaggio di un miglioramento generale delle temperature medie. Battezzata nel 2017 come una vera e propria “strategia di resilienza” contro il cambiamento climatico, la necessità di moltiplicare la presenza di alberi e piante è stata recentemente tradotta da Emmanuel Grégoire, vicesindaco con delega all’urbanistica, in una metrica puntuale: “per un mq costruito, dobbiamo trovare un mq di de-artificializzazione, secondo un principio severo di compensazione”.

Photo credit: © Ville de Paris
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Al di là delle dichiarazioni, come si sta concretizzando questo nuovo mantra a favore della natura? Per farsi un’idea di come questa promessa verde stia cambiando il volto della capitale, è emblematico il caso di Place de la Nation. Crocevia nell’est cittadino dove confluiscono ben 10 strade, la celebre piazza ha visto ridurre il suo aspetto di “giungla d’asfalto” grazie alla demineralizzazione di 5740 mq di manto stradale. Convertito in un nuovo giardino battezzato Marianne, questo spazio verde è stato dotato di nuovi alberi ad alto fusto, alberi da frutta e arbusti, insieme ad aiuole, un’area giochi, una per le bocce – la cara pétanque cara agli amici francesi – e due spazi per la nebulizzazione dell’acqua dove in estate bambini e adulti possono rinfrescarsi in maniera ludica e spontanea. Non di che fare contenti i sostenitori dell’automobile, che in questo come in altri casi quali ad esempio quello della più rinomata Piazza della Bastiglia, lamentano gli ingorghi costanti dovuti alla riduzione del numero di corsie dedicate alle macchine.

Alleata in una più ampia strategia anti degrado, la vegetalizzazione si trasforma in una possibilità di riscatto nelle periferie. È il caso ad esempio dei tanti interventi realizzati a ridosso del péripherique, la tangenziale cittadina che circonda il comune di Parigi, come la Forêt Linéaire Nord con oltre 3840 mq di prato accessibile e di 5380 mq di bosco, o del parco Cesária Évora, attrezzato di numerosi spazi per la socializzazione oltre che di verde. Un impegno, quello della riconversione, che non risparmia però neanche il centro della Parigi da cartolina, dove il progetto per la celebre Place de la Concorde in versione alberata, già finalizzato, potrebbe trovare uno stop in vista dei problemi di bilancio a seguito della pandemia.

Photo credit: © Ville de Paris
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Infine, la politica vegetale della capitale francese non dimentica le scuole, né l’impegno diretto dei cittadini, incoraggiati a sporcarsi le mani e fare la loro parte, come a partecipare a numerosi percorsi di progettazione partecipata per decidere gli esiti di parchi e parchetti di quartiere. In oltre quaranta istituti pubblici, il classico cortile ricoperto di asfalto che molti di noi hanno conosciuto nell’infanzia è oramai un ricordo del passato. Riconvertita in “isola di freschezza” protetta dalle chiome degli alberi, la nuova Court Oasis – questo il nome del progetto, che si traduce con “corte oasi” – si dota di aree giochi, giardini e orti dove fare attività didattica, e anche un po’ di nuda terra dove riscoprire un’esperienza di contatto con questo elemento tanto primordiale quanto facilmente dimenticato nel contesto cittadino. Un protocollo differente, invece, è stato messo a punto per incoraggiare i parigini a prendersi cura del verde che li circonda. Facendo richiesta al proprio municipio di quartiere di un “permis de vegetaliser”, o“permesso di vegetalizzare”, è possibile riservarsi un’aiuola, spesso posizionata ai piedi di un albero magari non lontano dal proprio domicilio, e utilizzarla per farci crescere i propri fiori e piante preferite. Con risultati alquanto altalenanti: a dispetto dei consigli prodigati sul sito del comune, non sono poche le aiuole che soffrono di un eccessivo spontaneismo o che dopo l’entusiasmo iniziale vengono abbandonate a sé stesse, trasformandosi in un ricettacolo di spazzatura e in un facile strumento di critica per tutti i detrattori delle politiche verdi.

Oltre a i casi citati, restano comunque i numeri per restituire un metro concreto con cui toccare con mano lo slancio vegetale che ha catturato la capitale. Come quello che ad esempio ha portato alla creazione di 25 nuovi ettari creati dal 2014. O gli 8,5 ettari creati sulla “petite ceinture”, una ferrovia abbandonata nell’est della capitale. O i 20 ettari di agricoltura urbana già messi a regime. O gli oltre 16.000 alberi piantati dal 2014, a cui se ne dovrebbero aggiungere altri 20.000 nel corso del 2020, e altri 170.000 – per i detrattori irrealistica - annunciati per il 2026, per un totale di un centinaio di nuovi mini-boschi urbani. Non molti, a dire la verità, rispetto agli ambiziosi tre milioni del “fondo ForestaMi” che Milano vuole piantare entro il 2030. Ma comunque un passo importante per la città più densa d’Europa, che con una media di 20.000 abitanti per chilometro quadrato (contro i 2.000 di Milano o i 5.000 di Roma, per avere un metro di paragone) e un sottosuolo quanto mai popolato di cavi, metropolitane e parcheggi interrati, vede nella vegetalizzazione una sfida complessa. La partita, dunque, è ancora aperta. Ma se gli esiti non sono ancora scontati, a non vacillare è per ora un indirizzo politico: quello per cui il verde e gli alberi restano il migliore investimento per la qualità della vita nella città di domani.

Photo credit: © Ville de Paris
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