La saga (tossica) di Johnny Depp e Amber Heard si nutre del primo verdetto (che vede lui carnefice)

Di Monica Monnis
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Photo credit: Fairfax Media - Getty Images
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From ELLE

In quell'aula del tribunale di Londra si è sentito di tutto. Audio agghiaccianti da film dell'orrore, racconti di dita mozzate e scritte minatorie impresse su uno specchio proprio con la falange "mancante", episodi di violenza domestica con "pentole, padelle e vasi" tirati come coriandoli, droga e manipolazione, tanto che la domanda su cosa avesse tenuto insieme Johnny Depp e Amber Heard per cinque lunghi anni di ripicche e vessazioni (l'incontro nel 2011 sul set di The Rum Diaries, il matrimonio il 4 febbraio 2015 e il divorzio quindici mesi dopo per "differenze inconciliabili" ndr) se la sono posta più o meno tutti. Cinque anni che, a giudicare da quello che è uscito dal vaso di Pandora durante l'udienza all'Alta Corte inglese, sono stati un inferno e no, non è un'esagerazione. Nelle scorse ore è arrivato il primo verdetto di questa storia infinita (di cui sinceramente non se ne può più) e rullo di tamburi, il primo round se l'è aggiudicato la Heard. Quindi Depp è il carnefice? L'accendiamo (e chiudiamo definitivamente questa brutta storia che nobilita persino il divorzio dei Brangelina)? Nì.

Photo credit: Tristan Fewings - Getty Images
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La guerra dei Johnber non è ai titoli di coda (purtroppo), ma una prima battaglia si è conclusa e ha avuto il suo Napoleone. Il 2 novembre l'Alta Corte di Londra ha emesso il verdetto della causa di diffamazione intentata da Johnny Depp contro il News Group Newspapers (NGN), l'editore di The Sun, che in un articolo lo aveva definito un wife beater ovvero un "picchiatore di mogli". Nonostante la strenue difesa del gineceo dell'attore, dalle ex Vanessa Paradis e Winona Ryder alla BFF Penelope Cruz, il giudice Andrew Nicol, dell'Alta Corte di Londra, dopo aver analizzato "14 episodi presentati dalla difesa a giustificazione di quanto scritto su Depp, oltre che sulla base di alcune ammissioni sostanziali fatte dallo stesso denunciante", ha infatti rigettato la denuncia della star di Hollywood negandogli il risarcimento per danno d’immagine richiesto. Per il tribunale inglese, quello scritto dal tabloid era "sostanzialmente vero": conclusioni a cui il giudice è arrivata dopo aver riscontrato che "la maggior parte delle aggressioni da parte del signor Depp alla signora Heard sono sono state provate secondo gli standard civili".

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I legali di Depp hanno annunciato che faranno ricorso per questa "decisione perversa, viziata e sconcertante", come spiega The Guardian e nel frattempo si concentrano sulla seconda battaglia della guerra fredda, questa volta in terra americana. L'attore infatti ha denunciato l'ex moglie anche negli Stati Uniti sempre per diffamazione chiedendo un risarcimento record di 50 milioni di dollari: secondo Depp, l'editoriale scritto da Amber per il Washington Post in cui si definiva vittima di violenza domestica avrebbe "rovinato la sua immagine e la sua carriera", in particolare avrebbe contribuito alla fine del contratto con la Disney per la saga I pirati dei Caraibi.

E Se Amber si è detta "sollevata ma non sorpresa" del verdetto, anche The Sun ha celebrato la sentenza ricordando la sua battaglia ventennale contro gli abusi domestici perché "le vittime di violenza domestica non devono mai essere messe a tacere" (prima di ringraziare pubblicamente la Heard "per le sue coraggiose testimonianze in tribunale"). Dunque, Amber Heard e Johnny Depp, vittima e carnefice. Forse. Forse non lo sapremo mai, forse non lo sanno fino in fondo nemmeno loro, e forse a questo punto, non è che proprio moriamo dalla voglia di saperlo.