La serie tv da non perdere questa settimana: Pretend It's a City con Fran Lebowitz

Di Paola Jacobbi
·2 minuto per la lettura
Photo credit: Hearst Owned
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From Harper's BAZAAR

11-18 gennaio

Fran Lebowitz – Una vita a New York (Pretend it’s a city) di Martin Scorse, con Fran Lebowitz e Martin Scorsese (docuserie, sei episodi, Netflix).

Due vecchi amici (in ogni senso, perché lei ha 70 anni e lui quasi 80) si incontrano per chiacchierare. Della vita di Fran (scrittrice, umorista, maitresse-à-penser) e soprattutto di New York. Lei ci è arrivata nel 1969 dal New Jersey, lui ci è nato. La conversazione avviene in alcuni luoghi simbolici della città, tra cui un elegante club all’antica e il Queens Museum che contiene il famoso modellino della metropoli ideato da Robert Moses (si vedeva anche nel film La stanza delle meraviglie con Julianne Moore). Ma New York c’è anche nelle passeggiate di Fran, i newyorchesi sono ovunque. Ed è ovunque l’arguzia di questa signora che tanto fa ridere Scorsese (le sue risate sono infantili, esagerate, a volte persino irritanti ma certamente sincere), sono ovunque i suoi racconti e le sue battute preziose, in questi tempi in cui l’anticonformismo si è così avvitato su se stesso da sembrare conformista e viceversa. Qualche esempio: “Non ho potere ma sono piena di opinioni”, “Perché tutti girano con i tappetini da yoga? L’ultima volta che ne ho usato uno, era per fare il sonnellino all’asilo” ma soprattutto: “I libri non sono specchi ma porte su mondi diversi dal nostro, che è questa mania di volersi identificare?” “Henry Roth faceva sesso con sua sorella ma non smetterò di leggerlo per questo” e, infine: “Mi piacciono le feste, vado a molte più feste rispetto a lui (Scorsese, ndr). Ed ecco perché lui ha fatto un mucchio di film mentre io ho scritto pochissimi libri”.

In mezzo alle conversazioni, ci sono vecchie interviste televisive di Fran, sue partecipazioni a eventi pubblici e lo Scorsese’s touch con citazioni di cinema che lui ama. Cinema soprattutto italiano: appaiono Il Gattopardo di Visconti e Nuovomondo di Emanuele Crialese e, inoltre, la sigla finale di ogni puntata è sulle note della colonna sonora della Dolce Vita. Sarà stata (è) dolce la vita di Fran Lebowitz? Penso proprio di sì. Anche se non ha un cellulare né un computer e men che meno una connessione Internet. Tanto, come dice lei: “Non ho mai visto le Kardashian, ma so tutto di loro. Lo stesso vale per Internet”.