La serie tv da non perdere questa settimana: Storia delle parolacce su Netflix

Di Paola Jacobbi
·1 minuto per la lettura
Photo credit: Hearst Owned
Photo credit: Hearst Owned

From Harper's BAZAAR

Storia delle parolacce (History of Curse Words, docuserie, sei episodi Netflix).

Mai stata una fan di Nicolas Cage: troppi titoli scellerati nella sua filmografia. Insomma, non ho visto questa serie per lui, ma per pura curiosità, come dire, antropologica. La storia delle parolacce (inglesi, ovviamente) è presentata da Cage che invece qui è fantastico, soprattutto quando urla parolacce come se non ci fosse un domani. Introduce gli interventi di molti altri: linguisti, scienziati cognitivi, lessicografi e anche comici come, per esempio, Sarah Silverman. Ad ogni puntata si affronta un termine. Si parte da quello più diffuso e polisemico, ovvero fuck, che può voler dire cose diverse, infatti in italiano si traduce in modi diversi. Si parla del codice Hays che fino agli Sessanta vietò le parolacce al cinema e di come poi esse abbiano dilagato. Ci sono statistiche sugli attori che hanno pronunciato più parolacce nella loro carriera e addirittura in un unico film (se ve lo state chiedendo: Jonah Hill in The Wolf of Wall Street ne dice 107). C’è la spiegazione scientifica del perché dire le parolacce sia catartico (c’entra l’adrenalina). C’è l’elenco dei molti modi di nominare gli organi sessuali e fa ridere quasi come il famoso monologo di Roberto Benigni sullo stesso tema e c’è, infine, il dibattito su bitch ancora in bilico tra insulto sessista e urlo rivendicatorio post femminista. Insomma, la faccenda è complessa e non si esaurisce certo nel tempo di un vaffa. Irriverente e arguto, da vedere.