La sorella sbagliata tra rivalità ed errori: capita nelle migliori famiglie, comprese quelle reali...

Di Rossana Campisi
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Photo credit: Lisa Sheridan - Getty Images
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From ELLE

Una bella, l'altra meno. Una brillante e in carriera, l'altra alle prese con ingiustizie e insicurezze. Una famosa perché le ha azzeccate tutte, l'altra no: si sente solo sbagliata. Il rapporto tra sorelle è una rivalità mai voluta, una parità impossibile e un destino spesso a senso unico: l'ultima conferma arriva dalle sorelle Markle, le protagoniste di un memoir choc uscito negli Usa e in Gran Bretagna. Una, l'autrice di The diary of Princess Pushy's sister - Part 1 (Il diario della sorella della principessa ambiziosa), si chiama Samantha. L'altra, più giovane di 17 anni, è Meghan, ovvero la moglie del principe Harry, che di quelle pagine ha solo detto: «È tutto assurdo».

Che tra le due sorellastre non corresse buon sangue è stato chiaro da sempre. Ma che la sorella messa in ombra (dalle luci della ribalta royal) potesse uscirsene con rivelazioni degne di una vendetta con lo scopo di far precipitare «una fiaba reale dagli strofinacci», sembra il plot di un'ennesima stagione di The Crown. Del resto, è lì che abbiamo seguito passo passo l'equilibrio che la regina Elisabetta tenta di raggiungere con Margaret (nella foto in alto da sinistra, la futura regina e sua sorella nel 1944), la sorella che, nella ricerca di un ruolo sofferto accanto a lei, sperava anche di trovare un senso per la propria vita.

Il conflitto tra sorelle in ogni caso non è inevitabile e ce lo dimostra un romanzo che parla di come due figlie di un vedovo cresciute in convento siano riuscite a realizzare i propri sogni tra mille difficoltà, creando insieme una delle più grandi case di moda del mondo. Le sorelle Chanel (Tea) di Judithe Little racconta una storia che è anche una delle poche eccezioni nel panorama dei rapporti tra sorelle: mai competizioni, è semmai il destino che ha deciso per loro. Coco diventerà la più famosa, Antoinette si suiciderà ma, al suo fianco, è stata determinante. Un po' come la sorella di Kamala Harris, in fondo: Maya, avvocato con il pallino per i diritti civili, classe 1967, quasi 340.000 follower su Twitter, ha curato la campagna elettorale di Hillary Clinton nel 2016 ed è considerata la principale artefice del successo politico della sorella maggiore. Prima di trarre delle conclusioni, è meglio attendere la fine del mandato (o delle loro esistenze) in ogni caso.

Ce lo ricorda Martina S. che per anni si è definita una «gregaria felice». Pur di collaborare alla bellezza e alla felicità di Giulietta, la sorella maggiore, avrebbe fatto di tutto. Ovvero: in famiglia ha fatto l'equilibratrice solo per aiutarla a essere la migliore. L'ha seguita con un amore condiviso ovunque: una il sole, l'altra la luna. Un giorno però arriva una diagnosi per Martina, una malattia autoimmune, che si somma a quella sua difficoltà a trovare un compagno. Martina aveva insomma deciso di fare il moccolo, la zia perfetta, la sorella insostituibile, ma tutto ciò alla fine si è rivelato stressante. A gridarglielo è stato il suo corpo e nelle forme di una patologia. «Quando Martina è venuta nel mio studio l'ho invitata a lavorare con l'immaginazione e pensare a un buon modello di sorellanza sintetizzabile nella forma di un cerchio», racconta Erica F. Poli, psichiatra. «Nel passato si facevano spesso i cerchi di donne oltre a quelli tribali, il nostro inconscio del resto è antico ed è giusto che vada ad attingere a dei modelli lontani. Ho tentato di farle sentire in questo modo che dentro di lei c'è una donna precedente che conosce il senso del femminile, e così anche dentro sua sorella e dentro sua madre. Le ho suggerito infine di prendere con l'immaginazione per mano la madre e la sorella, in questo modo per un istante nessuna era maggiore o minore dell'altra, ma c'era l'essenza del femminile che si esprimeva in modi diversi, un'essenza che non andava giudicata. C'è stata una grande commozione durante questo lavoro, sono venute fuori tante dinamiche in cui Martina ha ammesso la difficoltà a far emergere il suo femminile. Questo cerchio l'ha aiutata a uscire dal film di essere la sorella "sfigata" rispetto alla migliore», aggiunge Poli, che è anche autrice di Ricucire l'anima. Un percorso di autoterapia in sette storie (Mondadori).

E allora chissà quanti grazie avrebbero dovuto smistare Nancy Motel (sorella di Julia Roberts), Joan Fontaine (sorella di Olivia de Havilland, la Melania di Via col vento) e Isotta Rossellini (sorella di Isabella) per evitare l'affiliazione al club delle sorelle-coltelle. Una cosa è certa: dalle sorelle sbagliate (o che ci fanno sentire sbagliate) ci si allontana sempre. Per ritrovarsi, magari. Lo fa Luciana che scappa da una madre che dava sempre ragione a Giovanna, figlia preferita dal carattere impossibile. E spastica. Finché un giorno la chiamano: la madre è morta. Ritorna, e fa un viaggio da nord a sud con la sorella, un viaggio che diventa una resa dei conti. La trama di La sorella sbagliata (HarperCollins) ci riguarda un po' tutti. «Avevo voglia di raccontare la difficoltà di stare in equilibrio all’interno di un rapporto di sorellanza, di parlare di senso di colpa, inadeguatezza e di un amore profondo, di farlo con schiettezza e ironia», racconta l'autrice Camilla Filippi. «Credo che vivere all'ombra di qualcuno non sia mai un vantaggio, in alcuni casi forse potrebbe sembrarlo. Penso che i fratelli possano essere una risorsa enorme, ma penso anche che non sia il legame di sangue a definire un rapporto. C’è bisogno di amare ed essere amati, di fare comunità», ammette Filippi.

Photo credit: Harper Collins
Photo credit: Harper Collins

Ne sa qualcosa James Middleton, il fratello minore di Kate e Pippa, che si è portato persino la sorella maggiore in terapia pur di uscir fuori dalla depressione. E ne sa qualcosa Viola. I suoi le hanno sempre detto che è stata amata più delle altre sorelle quando è nata perché ha curato il loro dolore per la perdita di una sorellina morta da piccola. Viola è il rimpiazzo iperprotetto che deve compensare un'assenza. Viola vive nell'ombra. E vien da pensare ad Antonella, la piccola de Le sorelle Macaluso di Emma Dante, una riflessione bellissima sul senso dell'essere sorelle, ovvero del vivere senza conoscere solitudine. «Me ne sono arrivati tanti in studio di pazienti come Viola. O di gente che si sente per tutta la vita responsabile di sorelle alcolizzate, problematiche. La rivalità tra fratelli esiste da sempre. Penso a Caino, ad Antigone, alle sorelle Bronte. Questo vuol dire che ci sono archetipi che ritornano nell'inconscio. La novità di oggi però è la scomparsa di una cornice di senso sociale o ideologica dove iscrivere quel che si vive. Si è soli, nella nostra individualità», aggiunge la Poli. «Il tema eterno è la lotta tra i fratelli della cucciolata per assicurarsi il latte dal seno della madre. E quindi l'amore. Ecco: i conflitti tra fratelli dipendono prima di tutto dalle dinamiche che hanno con i genitori. Penso alla sorella responsabile che deve farsi carico di quella problematica, al genitore che fa affidamento su questa figlia nella quale si generano dinamiche di disagio e rivendicazione. Direi infine che se non si supera il conflitto tra figli e genitori si resta fissi in quella situazione di attaccamento che è immaturità e difficoltà a diventare adulti responsabili».