La storia d’amore lunga una vita intera tra Gabriel García Márquez e Mercedes Barcha Prado

Di Sara Mostaccio
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Photo credit: Vittoriano Rastelli - Getty Images
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Musa, moglie, amante, amica, prima lettrice dell’opera letteraria di Gabo, contribuì con la sua determinazione a far pubblicare il grande romanzo che lo rese celebre. Questa è la storia di una donna indimenticabile che rese tale anche l’uomo che scelse di amare. È la storia d’amore di Mercedes Barcha Prado e di Gabriel García Márquez.

Mercedes era nata nel villaggio di Magangué, in Colombia, da una famiglia di origini egiziane, prima di sette figli di un farmacista. Ancora bambina aveva incontrato quel che sarebbe diventato il suo Gabo per sempre. Lei aveva 9 anni e lui 14. L’occasione fu un ballo di studenti a Sucre, dove le rispettive famiglie trascorrevano le vacanze. Gabo fu stregato da quella ragazzina con i capelli neri e gli occhi lucenti.

Passò qualche anno prima che si incontrassero di nuovo e che Mercedes accettasse di andare a ballare con lui. E di sposarlo. Racconta nelle sue memorie Vivere per raccontarla che appena la rivide, così “bella ed enigmatica”, non ebbe alternativa: voleva stare con lei per tutta la vita. Si scrissero molto mentre lui era a Parigi come corrispondente estero e al ritorno in Sudamerica nel 1957 decisero di non aspettare ancora. Le nozze avvennero a Barranquilla il 21 Marzo 1958 dopo 4 anni di fidanzamento e 13 di corteggiamento.

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La figlia del farmacista di Sucre e il figlio del telegrafista di Aracataca, come personaggi di un romanzo di Gabo, sarebbero rimasti insieme per 56 anni fino alla morte dello scrittore, nel 2014. Lei se n’è andata lo scorso Agosto. A lei Gabo dedicava i suoi libri. La dedica di L’amore ai tempi del colera dice “Per Mercedes, ovviamente”. Ovviamente.

Lui la chiamava affettuosamente il suo “coccodrillo sacro” e quando le chiedevano di lei la descriveva come “il personaggio più sorprendente che abbia mai incontrato”. Diceva che “nessun personaggio dei miei romanzi somiglia a Mercedes” ma compare due volte in Cent’anni di solitudine come se stessa, con il suo nome. Eppure la sua presenza si avverte in ogni romanzo. Ed è stata cruciale nella vita di ogni giorno. Amministrava i pochi soldi, trovava il modo di tirare avanti, lasciava che Gabo scrivesse. Lui all’epoca lavorava soprattutto come giornalista ma il romanzo che stava scrivendo lo assorbiva totalmente lasciando poco spazio al resto. Per 18 mesi restò alla scrivania mentre Mercedes teneva in piedi la loro vita.

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È leggendario l’episodio di come spedirono il manoscritto di Cent’anni di solitudine all’editore argentino. Non avevano abbastanza soldi per inviarlo tutto, il pacco pesava troppo, allora ne mandarono metà. Per inviare la seconda parte Mercedes setacciò la casa e impegnò il frullatore, la stufa e l’asciugacapelli. “Ci manca che sia un brutto romanzo” commentò al ritorno dalla posta. Non lo era. Arrivò il successo, arrivarono gli altri romanzi, arrivò il Nobel e poi una casa a Città del Messico, una a Barcellona, una a Parigi, persino una residenza a Cuba. Erano arredate tutte allo stesso modo. Lei continuava a sollevarlo dalle incombenze quotidiane perché scrivesse. E lui scriveva. “Se Mercedes muore prima di me mi trasferisco in un hotel” diceva spesso. Ma poi se ne andò per primo.

Il segreto di un matrimonio così lungo lo ha spiegato lo stesso Gabo nel 1982, poco prima delle loro nozze d’argento: “il matrimonio, come la vita, è terribilmente complicato e bisogna ricominciare dall’inizio ogni giorno. Lo sforzo è costante, e a volte estenuante, ma ne vale la pena.” Nessun segreto, dunque, solo molto impegno.