La storia dei circoli privati più famosi

Di Antonia Matarrese
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Photo credit: Roberto Pangiarella / EyeEm - Getty Images
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From Harper's BAZAAR

A dare il la è stata un’imprenditrice di successo inglese, Emily Bendell, fondatrice di Bluebella, azienda leader nella produzione di lingerie. Armata di un legale (donna) e di tanta determinazione, ha deciso di sfidare il rigido regolamento del Garrick Club che da 190 anni apre le sue porte solo agli uomini. O meglio, se le donne vogliono entrare devono essere accompagnate e non hanno il diritto di diventare socie, pagando di tasca loro.

Il circolo londinese vanta un forte legame con il mondo dell’arte e del teatro e ha visto passare nei suoi saloni Charles Dickens e Laurence Olivier. Un po’ come il celebre Lambs Club di Manhattan, frequentato fra gli altri da Mark Twain, Fred Astaire e John Wayne che però negli anni Settanta ha accettato l’ingresso delle signore. Controtendenza rispetto al pensiero di un comico acuto come Groucho Marx che scriveva: “Non vorrei mai fare parte di un club che accettasse tra i suoi soci uno come me”, la corsa alle tessere di circoli più o meno esclusivi coinvolge parecchie città e un numero sempre crescente di donne.

Photo credit: Michael Ward - Getty Images
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A Milano, nel cuore di San Babila, è atteso entro l’anno “Core”, sede italiana del club newyorkese fondato da Jennie e Dangene Enterprise: 4 mila metriquadri con giardino, terrazze, ristoranti, biblioteca, palestra e un centro innovativo per la cura del corpo. Ad oggi i soci sono 210 per metà donne. “Siamo in linea con i nostri obiettivi”, dicono da Core che, nei week-end, accoglierà attività per le famiglie, cani compresi.

Photo credit: New York Daily News Archive - Getty Images
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Scendendo lungo la penisola, Roma vanta innumerevoli circoli, da quelli puramente sportivi (canottieri o tennis) ai blasonati Circolo degli Scacchi e Circolo della Caccia definiti “per gentiluomini”. E le gentildonne? Si godono lo struggente panorama e gli impeccabili servizi del Circolo Antico Tiro a Volo in quel Piazzale delle Muse da poco riqualificato, meta di passeggiate ristoratrici. Alta cucina e piscine, tavoli da burraco e conferenze hanno attirato un buon cinquanta per cento di socie. E pensare che, nel lontano 1893, il club nacque come luogo di gare (quella del tiro a volo alle Olimpiadi del 1960 si svolse proprio qui). Ma alle signore non è riservata la stessa accoglienza più a Sud, in quel di Napoli dove gli statuti di ispirazione ottocentesca privilegiano la privacy maschile. A parte il Tennis Club Napoli, fondato nel 1905, dove le socie pagano addirittura metà della quota, fra le righe del sito che presenta il “Reale Yacht Club Canottieri Savoia” si legge chiaro: “Le signore sempre accompagnate”. Con buona pace della parità.