La storia della mamma ribelle che sfida la Cina con i suoi sette figli

Di Redazione Gente
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Photo credit: Zhang Rong Rong con i suoi sette figli
Photo credit: Zhang Rong Rong con i suoi sette figli

From ELLE

Chi lo ha detto che il denaro non fa la felicità? In Cina, incredibile ma vero, quella massima di saggezza popolare si scontra con la realtà e ne risulta sconfitta. Lo dimostra la storia di Zhang Rongrong, 34 anni, una giovane manager cinese. Nel suo Paese la legge vieta alle coppie di mettere al mondo più di due figli. Chiunque non la rispetti e abbia un numero maggiore di bambini deve fare i conti con una dura prospettiva: lasciare i nati che superano il limite stabilito senza il diritto di avere documenti di identità, di frequentare la scuola, di disporre di assistenza sanitaria, condannandoli insomma a essere degli esclusi per tutta la vita, oppure pagare per ciascuno una sorta di tassa di sostegno sociale per garantire loro di essere cittadini a pieno titolo.

Photo credit: Zhang Rong Rong
Photo credit: Zhang Rong Rong

Zhang Rongrong di figli ne ha voluti e ne ha messi al mondo sette: cinque maschi e due femmine, il più grande ha 14 anni, l’ultimo uno e mezzo. La giovane mamma gestisce una fabbrica di abbigliamento, una gioielleria e un centro di bellezza nella provincia di Guangdong, nel sud della Cina. I soldi non le mancano e lei li ha usati proprio per crearsi la gioia di una famiglia numerosa pagando allo Stato una multa di un milione di renminbi, il corrispettivo di 130 mila euro, una cifra già alta in Europa, proibitiva in Cina per le fasce meno abbienti. "Ho voluto mettere al mondo tanti figli così da non dovere mai essere da sola. Con mio marito avevamo fatto i conti prima, sapevamo di potercelo permettere economicamente. I bambini sono sani e felici, hanno sempre qualcuno con cui giocare", ha spiegato Zhang Rongrong. E ha continuato, lanciandosi in un paragone ardito: "A chi mi chiede se non è troppo faticoso, se non sono esausta, rispondo che per me è come ballare: se ti piace, ti piace anche se ti fa sudare".

Photo credit: Reparto maternità di un ospedale in Cina
Photo credit: Reparto maternità di un ospedale in Cina

In passato, per 34 anni, ai cinesi è andata ben peggio di oggi. Fu nel 1979, infatti, che il governo decise la politica del figlio unico. Nelle zone rurali del Paese, addirittura, cartelli e striscioni invitavano la gente a fare meno figli “e allevare più maiali”. Era lo spaventoso effetto della pianificazione statale per imporre alla popolazione di non “sprecare” tempo con la famiglia ed immolarsi invece nel lavoro per rendere la Cina la potenza industriale che è oggi. Con una determinazione che fa rabbrividire: l’obiettivo di un figlio a coppia pare sia stato ottenuto sterilizzando 196 milioni di uomini e donne. Esisterebbero statistiche più tremende, secondo le quali la politica del figlio unico avrebbe provocato la morte di 400 milioni di bambini, soprattutto femmine. E infatti in Cina gli uomini sono molto più numerosi delle donne: 715 milioni contro appena 684 milioni.

Una riforma di quella legge fu adottata solo nel 2013: i figli “leciti” erano diventati due. Il provvedimento, però, non ha portato a un aumento della natalità. A quasi quarant’anni di distanza dalle disposizioni del 1979, infatti, i dati affermano che il numero delle nuove nascite, 14,6 milioni di bimbi all’anno, è il più basso dal 1949, anno della fondazione della Repubblica popolare cinese. Questo significa che entro il 2050, nel caso non venissero ribaltate le previsioni, la fascia degli anziani ammonterebbe a un terzo della popolazione, ora arrivata a 1,4 miliardi di persone. A tirare le somme, con una disarmante constatazione, è Cai Fang, vicepresidente dell’Accademia cinese delle scienze sociali: "Corriamo il rischio di invecchiare prima di diventare ricchi". E, come nel resto del mondo, di non avere le risorse per garantire la sostenibilità del sistema.

Photo credit: Zhang Rong Rong con i suoi sette figli
Photo credit: Zhang Rong Rong con i suoi sette figli

Zhang Rongrong si fermerà a sette figli, ma solamente perché il marito, 39 anni, si è sottoposto a un intervento di vasectomia. Altrimenti la loro condizione privilegiata avrebbe permesso ai due di ampliare ancora la famiglia. È davvero inquietante, comunque, che la possibilità di procreare sia una questione di soldi. Una famiglia dello Shandong, dove il salario minimo è di 1.910 renminbi al mese, 240 euro, è stata costretta a pagare una multa di 64.626 renminbi, 8.500 euro, per la nascita del terzo figlio. Il loro conto in banca è stato congelato, per il fatto che che vi erano depositati appena 22.957 renminbi, 3 mila euro. Per questi neogenitori poveri è vero che i soldi non danno la felicità.

Testo di Marco Pagani

Tutte le foto sono state pubblicate da Gente