La storia della mascherina antimicrobica prima di Coronavirus era simbolo di rivoluzione sociale

Di Letizia Rogolino
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Photo credit: John Downing - Getty Images
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"E così andiamo avanti, barche contro la corrente, incessantemente trascinati verso il passato" scriveva il celebre scrittore statunitense Francis Scott Fitzgerald. Quante volte vi è capitato di emozionarvi in un mercatino dell’usato davanti a un libro, un accessorio o un capo di abbigliamento appartenuto a un passato ormai lontano? O di rimettere in ordine una soffitta impolverata e ritrovare un oggetto che riporta alla mente preziosi ricordi e una piacevole nostalgia? In questa rubrica vogliamo parlare dell’irresistibile anima vintage che è presente in ognuno di noi in diverse percentuali. Perché è impossibile cancellare quello che è stato, anche perché a volte serve guardare indietro per trovare l’ispirazione, nella moda, nell’arte, nella musica e nella vita.


“Infinitamente piccoli, non visibili a occhio nudo, i microbi popolano il mondo: si trovano nell’aria, nell’acqua, nel terreno, dovunque. Si contano miliardi e se alcuni liberano la terra dalla putredine dei vegetali e degli animali morti, e aiutano l’uomo in molte industrie, altri lo tormentano con malattie mortali” così inizia l’articolo intitolato “Tutti con la maschera antimicrobica” pubblicato su La Tribuna Illustrata di giugno 1955. Il giornalista riporta in realtà il testo di una circolare governativa che la repubblica cinese aveva inviato ai suoi funzionari e impiegati negli Anni 50.

Mao Tse-tung e compagni hanno scoperto che nel loro Paese moltissimi di quei bacilli e microrganismi in genere scelgono fra le proprie vittime soprattutto funzionari e impiegati statali”. Parole che suonano ironiche oggi ma rendono chiaro il pensiero diffuso ai vertici che ha spinto ad adottare questa misura di precauzione nell’ambito della salute individuale e pubblica.

Se fino a qualche settimana fa camminando per le grandi città vi era capitato di incontrare qualche turista orientale con la mascherina, negli ultimi giorni tutti le vogliono, tutti le cercano, e c'è chi ci ha già speculato. In tempo di Coronavirus, le mascherine sembrano essere l'unico antidoto possibile.

A quanto pare questa usanza ha origine molti anni fa e questo articolo firmato Virbas mi ha incuriosito e mi ha aiutato a comprendere meglio le motivazioni che spingono i cinesi, i giapponesi e altri popoli a difendersi da sempre dall’aria che purtroppo oggi è tutt'altro che pura. E dai virus.

“Da oggi innanzi viene fatto obbligo a tutti i dipendenti di munirsi di maschera antimicrobica e di portarla nell’esercizio delle proprie mansioni. Il pubblico impiegato ha l’inderogabile obbligo di conservarsi in buona salute e chi gliela mina sono i microbi” riporta l’articolo per sottolineare la politica cinese di quegli anni riguardo al problema delle malattie contagiose e facilmente trasmissibili.

Se pensate all'operosità del popolo cinese è vitale eliminare qualsiasi minaccia che possa mettere fuori uso un lavoratore e limitare la produttività in qualunque settore professionale. Bisogna essere sani e in forze per lavorare il più possibile e dare un valido supporto al proprio Paese. “L’ordinanza governativa ha diffuso fra la gente tale paura dei microbi che tutti si affrettano a munirsi di maschera, la quale sta diventando una specie di simbolo della rivoluzione sociale e politica di Mao Tse-tung” si legge nell’articolo di Virbas. Da allora in fondo è rimasta abbastanza radicata questa idea di contagio nei luoghi pubblici. Se pensate che siano affollati i nostri centri commerciali nel weekend è solo perché non avete mai avuto modo di vivere una giornata di shopping in Cina.

Photo credit: Smith Collection/Gado - Getty Images
Photo credit: Smith Collection/Gado - Getty Images

“La maschera antimicrobica è fatta di garza, naturalmente sterilizzata. Nei negozi se ne vedono esemplari, non solo di cotone, ma anche di seta o di lino e, comunque, di tessuto sottile e leggere, a traforo. Il costo degli esemplari di cotone è basso”.

Oggi sono disponibili molti tipi diversi di mascherine e noi occidentali spesso le abbiamo adoperate, prima di Coronavirus, a bordo di uno scooter o in bicicletta, visto i recenti dati di smog in città come Roma, Torino e Milano. In fondo non sembrava un’idea folle, anche se, non essendo ancora molto diffusa da noi questa abitudine, lasciava un po’ interdetti essere circondati da varie persone con il volto coperto come se fosse imminente un’epidemia di un virus letale. Eppure, chi lo avrebbe potuto prevede?