La storia delle due giornaliste bielorusse condannate al carcere per aver fatto il loro lavoro

Di Anna Zucca
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Photo credit: STRINGER - Getty Images
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From ELLE

"Guardate Darya e Katsiaryna – forti, sorridenti che salutano i loro cari da dietro le sbarre. Lukashenko non ci può spezzare." scrive su Twitter Sviatlana Tsikhanouskaya, rappresentante dell'opposizione al governo autoritario bielorusso in auto-esilio. Dall'elezione dell'agosto 2020, che ha visto Lukashenko di nuovo in carica al governo della Bielorussia (è presidente dal 1994) le proteste di massa non si sono mai fermate, così come la violenta repressione da parte dello Stato, documentata da tanti giornalisti coraggiosi come Daria e Katerina, le ventenni condannate a 2 anni di carcere con l'accusa di aver organizzato azioni contro l'ordine pubblico.

Katerina Bakhvalova, conosciuta anche con lo pseudonimo Katerina Andreeva, e Daria Chultsova hanno rispettivamente 27 e 23 anni e sono due reporter di Belsat TV, canale televisivo fondato in Polonia da giornalisti bielorussi e polacchi per coprire la situazione bielorussa. Nel novembre 2020 le due ragazze si trovavano nel loro appartamento e redazione di Minsk, da cui godono di una vista perfetta sulle proteste di quel giorno. I manifestanti scendono in piazza per chiedere il ritorno della democrazia, come da mesi a quella parte, ma anche in nome di Roman Bondarenko, 31enne morto il 12 novembre a seguito di uno scontro con le forze dello Stato e conseguente detenzione. Le due non fanno altro che adempiere il loro compito di giornaliste e filmare ciò che accade sotto di loro, descrivendolo in telecronaca, compreso uno sgombero piuttosto turbolento da parte della polizia.

Photo credit: SERGEI GAPON - Getty Images
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Gli investigatori del caso Belsat sostengono che in quell'occasione le giornaliste abbiano incoraggiato i disordini che hanno causato il blocco di 13 servizi di autobus, alcuni filobus e linee di tram. Per questo, le ragazze sono state arrestate a novembre e il 18 febbraio sono state condannate a 2 anni di detenzione. Mentre il loro avvocato ha annunciato che farà ricorso per il verdetto, questa settimana ci sono stati ulteriori arresti e le forze di sicurezza hanno fatto irruzione nelle case e negli uffici di attivisti per i diritti umani, giornalisti e membri del sindacato. Legato al caso Bondarenko, è cominciato anche il processo alla giornalista Katerina Borisevich e il medico Artyom Sorokin, che hanno raccontato per primi l'accaduto e sono stati arrestati con l'accusa di "divulgare segreti medici, che hanno comportato gravi conseguenze". Ad oggi si stima che siano state arrestate più di 33.000 persone e che siano morti 4 manifestanti.

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In una una dichiarazione del tribunale citata da Belsat e riportata da BBC, Katerina Bakhvalova ha detto: "Sono totalmente innocente del crimine di cui sono accusata. Considero questa accusa motivata politicamente, un caso inventato dall'inizio alla fine. È un atto primitivo di retribuzione dei servizi segreti per il mio lavoro professionale". Le due giornaliste e la difesa sostengono infatti che la folla si fosse radunata nella piazza già prima delle riprese e che i manifestanti non avrebbero potuto basarsi sul live streaming perché le autorità avevano bloccato l'accesso al web a Minsk in quelle ore.

Nonostante questo, Katerina e Daria rimangono in prigione, forti del sostengo della comunità internazionale, da Tsikhanouskaya a Juan Guaidó, e si mostrano sorridenti e solidali l'una con l'altra. Nelle foto scattate durante l'ultima giornata del processo le due si scambiano un abbraccio e guardano in camera facendo il segno della vittoria con le dita, come a dire "Lukashenko non ci può spezzare".