La storia delle due nuove "mamme" delle capre di Agitu Ideo Gudeta ci ha portato via il cuore. Punto

Di Monica Monnis
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Photo credit: Eduardo Fonseca Arraes - Getty Images
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From Cosmopolitan

Questa mattina al mercato in piazza Santa Maria Maggiore di Trento non c'era il banchetto di formaggi, prodotti di cosmesi realizzati con il prezioso latte delle sue capre e le gemme della terra della sua azienda agricola biologica. Perché lo scorso 29 dicembre la vita di Agitu Ideo Gudeta è stata spezzata barbaramente, il suo dolce sorriso si è spento per sempre, perché la Regina delle Capre Felici è stata l'ennesima vittima di femminicidio, l'ultima di un 2020 da dimenticare. Al posto della sua bancarella, però, una panchina rossa per ricordare la sua morte, sensibilizzare sull'emergenza pulsante della violenza sulle donne, e mantenere viva la sua presenza (“Per Agitu, per tutte le donne vittima di violenza. Trento non dimentica”, la targa) proprio come vogliono fare Grazia e Beatrice, due donne coraggiose pronte a raccogliere la sua eredità e a continuare il suo sogno.

Dopo l'apertura della raccolta fondi a favore dell'Azienda Agricola Biologica La Capra Felice che in pochi giorni ha raggiunto cifre esorbitati (si parla di 80mila euro) , sono arrivate anche le prime richieste di adozione. Grazia Sorgi, come racconta Trento Today, vorrebbe portare avanti l'impresa della pastora etiope assassinata a fine dicembre da un suo collaboratore e prendersi cura delle sue capre continuando a produrre formaggi naturali (a latte crudo, senza aggiunta di fermenti) e dedicando anima e corpo al recupero di una razza autoctona come quella della capra pezzata mòchena. "Abbiamo gli stessi sogni, sarebbe davvero fantastico poter accudire le capre di Agitu", ha spiegato la donna con una vera e propria passione per gli animali, "ho scritto diverse e-mail anche al Comune (di Frassilongo ndr) che mi ha detto che ci sono molte richieste per le capre ma spero con il cuore che le affidino a me".

Per ora, il punto di riferimento per le 82 caprette di razza pezzata mochena (che Agitu voleva salvare dall’estinzione e dalle aggressioni dell’orso) è Beatrice Zott, 19 anni e tanto cuore (e pochi grilli per la testa). "Mi hanno chiesto: ti andrebbe di prenderti cura delle capre finché non si decide il da farsi? Figurarsi... questo è proprio quello che voglio fare. Ho detto subito: sì, certo che mi va!", ha spiegato Beatrice a Il Corriere della Sera raccontando la sua vita a contatto con gli animali in alpeggio e in stalla e la passione viscerale per la montagna, sacrifici e rinunce compresi (e ancora una volta la Gen Z ci stupisce mostrandosi un passo avanti a tutti).

Agitu era un’amica di sua madre Antonella e Beatrice l’ha conosciuta al suo arrivo in valle dall'Etiopia nel 2010, invidiandone l'entusiasmo e il mordente e il coraggio nel rompere tabù e affrontare il non sempre facile percorso di integrazione (solo due anni fa la 42enne aveva ricevuto minacce a sfondo razziale ndr). "Mi piacerebbe molto restare a lavorare qui nella sua azienda, ma questo si vedrà, decideranno i familiari", ha continuato, mettendosi a disposizione per far sì che il sacrificio di Agitu, "una donna socievole, indipendente e capace", non finisca con il suo terribile assassinio. "Io di certo non le lascio sole, lo devo ad Agitu che le ha sempre accudite con amore e da sola". Solidarietà femminile = un faro nella tempesta.