La storia dell'elegantissimo Ballo Surrealista di Dalì a casa Rothschild

Di Anna Siccardi
·3 minuto per la lettura
Photo credit: Instagram (@rachel.elspeth.gross)
Photo credit: Instagram (@rachel.elspeth.gross)

From Harper's BAZAAR

Nostalgia di balli e feste? È il momento di godersi, almeno nell’immaginazione, uno dei balli più celebri e straordinari dei tempi moderni, il Surrealist Ball lanciato dai Baroni de Rothschild il 12 dicembre del 1972: l’indirizzo è Chateau de Ferrieres, costumi e allestimenti supervisionati da Salvador Dalì, l’invito scritto a rovescio perché si debba leggere allo specchio.

Guy de Rotschild è allora il capofamiglia del ramo francese della dinastia di banchieri, e la seconda moglie Marie-Hélène, nata Marie-Hélène Naila Stephanie Josina van Zuylen van Nyevelt van de Haar, una sua terza cugina di origini olandesi e di confessione cattolica. Dettaglio non da nulla, perché per sposarla il Barone rinuncia alla presidenza della comunità ebraica francese e lei deve chiedere una dispensa papale. Superate queste formalità, nel 1957 i due danno inizio a un matrimonio felice, che dura fino alla morte di Marie-Hélène nel 1996 e che cambia gli standard del “ricevere” dell’aristocrazia europea.

Quanto a Chateau de Ferrieres, viene fatto costruire dal barone James de Rothschild, nonno di Guy, per rivaleggiare con Mentmore Towers, nel Buckinghamshire, residenza del cugino inglese Mayer de Rothschild. L’indicazione del Barone all’architetto Joseph Paxton è chiara: “Come Mentmore Tower, ma grande il doppio e molto più bella”. Il risultato è il castello ottocentesco più grande e, secondo gli esperti, più magnificente di Francia, con le sue ottanta stanze per gli ospiti, i trenta chilometri quadrati di boschi, una sala da ballo di 1200 metri quadrati, una biblioteca che accoglie più di ottomila volumi, i giardini all’italiana e colonne e cariatidi create da Charles Cordier, lo scultore preferito dalla Regina Victoria.

È questo il set del Surrealist Ball, i cui 800 invitati vengono accolti dalla facciata in fiamme, grazie a giochi di luci avveniristici per i tempi, a da uno stuolo di butler travestiti da gatti, alcuni addormentati all’ingresso o intenti a fare le fusa sulle scalinate. Tra gli invitati spicca Audrey Hepburn con la testa chiusa in una gabbia di uccelli, Helen Rochas con un grammofono in testa, Marisa Berenson con una doppia faccia, Salvador Dalì che sceglie la maschera più surreale, ossia la proprio volto così com’è, e ovviamente la padrona di casa, la Baronessa de Rotchild, che indossa una testa di cervo che piange diamanti da 30 carati.

Le indicazioni del placement sono indovinelli e giochi di parole volutamente incomprensibili, ma ad accomodare al meglio gli ospiti ci pensano i gatti-butler e fiumi Chateau Lafite, il vino prodotto dalle vigne di famiglia. I piatti sono coperti di pelliccia, le forchette sono pesci, le tavole attraversate da tartarughe impagliate e i cibi disposti su manichini di donne nude come in un film di Bunuel o nella più estrema fantasia di Kubrick. Il menù è un’allucinazione, con coscette di gentiluomo e chevre arrostito in tristezza post coitale.

I postumi della festa includono una certa remora dell’alta società a dare balli a breve, per evitare un confronto troppo vivido con questo, e una minaccia di suicidio espressa da una nobildonna in caso di esclusione dalle prossime feste. Nel 1975, tre anni dopo il Surrealist Ball, Chateau de Ferrieres viene donato dai de Rothschild all’Università di Parigi e oggi ospita una scuola gastronomica conosciuta come Ecole Ferrieres. Chissà se usano ancora i piatti di pelliccia.