La storia di Brendon Scholl nipote transgender di Jennifer Lopez è diventata un cortometraggio

Di Elisabetta Moro
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Photo credit: Axelle/Bauer-Griffin - Getty Images
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"È una storia che è particolarmente vicina al mio cuore perché è una storia di famiglia che parla di accettare il cambiamento e le sfide con amore", Jennifer Lopez non si tira certo indietro quando si tratta di supportare i suoi familiari e lo fa con l'entusiasmo e la sensibilità che la contraddistinguono. Ora, ad aver bisogno del sostegno della zia è Brendon Scholl nipote della cantante che ha fatto coming out come persona transgender e non binary all'età di 14 anni. A breve infatti uscirà Draw With Me il documentario che racconta la sua storia: "È un cortometraggio su una giovane persona transgender e il suo viaggio per fare coming out con la famiglia", spiega JLo in un post su Instagram,"Il film è importante e attuale e può avere un enorme impatto su chi noi osserva o sperimenta ciò che Brendon e la sua famiglia stanno attraversando in questo periodo di accettazione e comprensione".

Per Brendon fare coming out non è stato facile. Come racconta al New York Post ci sono stati forti momenti di tensione all'interno della famiglia. "'Non vuoi essere una ragazza?' mi ha chiesto un giorno mia mamma", ricorda Brendon, "Eravamo in un negozio di biancheria e io volevo qualcosa che mi fasciasse il seno. 'Non sono una ragazza, mamma' le ho risposto". Da lì è iniziato un percorso difficile: "La situazione mi pesava così tanto che non riuscivo a gestirla" spiega Brendon che una notte ha tentato il suicidio. Da quel momento sua madre Leslie Ann Lopez, sorella di Jennifer, ha capito che bisognava agire e ha trovato una terapista che potesse aiutare Brendon a esprimere la propria identità. "Tutto quello che volevo era ottenere l'aiuto di cui aveva bisogno", racconta la madre senza negare che anche per lei non è stato un percorso facile. "Ci sono voluti un paio d'anni per accettare la realtà", spiega, "ma nel profondo è sempre la stessa persona".

Ora, a 17 anni, Brendon si definisce transgender e non binary e chiede che nei suoi confronti vengano utilizzati pronomi neutri come "they" e "their". Nell'abbracciare la propria identità ha sfruttato molto il suo lato artistico: "L'arte mi ha dato la capacità di non dire, ma solo di mostrare come mi sentivo e cosa stava succedendo in me", ha spiegato, "Non dovevo preoccuparmi di trovare le parole giuste". Eppure quando è arrivata l'opportunità di raccontare - tra voce e immagini - la sua storia in un cortometraggio Brendon ha accolto la sfida. A proporglielo è stato il regista Constantine Venetopoulos che aveva già collaborato con sua madre che è una cantante lirica. "Il motivo per cui ho deciso di raccontare la mia storia è perché sapevo che nella fase in cui stavo solo iniziando a scoprire chi ero, avrei voluto poter vedere una storia come la mia e rendermi conto che altre persone erano passate attraverso ciò che stavo vivendo".

Così è nato Draw With Me, un cortometraggio di 24 minuti prodotto da Ithaka Films in collaborazione con The Trevor Project. "Non è sempre stato facile, ci sono stati sicuramente dei momenti in cui dovevo concentrarmi molto prima di parlare", ha raccontato, "Perché, ovviamente, ho ripercorso dei momenti difficili e parlato di questioni complesse". Ad aiutare Brendon in questa missione, però c'è stato tutto il supporto della famiglia: sua zia Lynda Lopez, giornalista, si è offerta di guidare le interviste, mentre JLo ha dedicato un post super proud sul suo profilo da 140 mila follower per sostenere la causa e il messaggio di Brendon. Che dire: l'inclusività è un must a casa Lopez, #familygoals.