La storia di Christine de Pizan, la prima scrittrice (e pioniera del femminismo) della storia

·4 minuto per la lettura
Photo credit:  Thoa Ngo su unsplash
Photo credit: Thoa Ngo su unsplash

La storia della letteratura - italiana, ma anche europea - non è mai stata molto gentile con le donne: hanno sempre assunto un ruolo marginale e fatto molta fatica ad affermarsi. Il loro ruolo è sempre stato quello di muse, di compagne perfette per vivere nell'ombra, oppure di voci - quasi sempre inascoltate - fuori dal coro. Bisognerà aspettare il Novecento per vedere finalmente le donne assumere peso nel mondo della letteratura. Spulciando nella storia però, cercando di scoprire gli aspetti meno conosciuti del vasto universo delle lettere, si scoprono personaggi la cui fisionomia è appena tratteggiata, e quasi sempre oscurata dalla luce dei più grandi (guarda caso, sempre uomini).

La storia ci restituisce così figure di donne affascinanti che, pur appartenendo ad altri secoli e ad atri mondi, ci sembrano vicine, e moderne, oltre che di grande ispirazione. Una di queste donne è Christine de Pizan, nata Cristina da Pizzano. Veneziana, è vissuta a cavallo tra Trecento e Quattrocento. Conosciuta come la prima scrittrice donna di professione, è stata filosofa e storica (la prima storica laica, ben quattro secoli prima di Madame de Staël). Nata in una famiglia di grande cultura - suo padre fu medico e astrologo alla corte del re di Francia Carlo V - crebbe in un ambiente stimolante e insolitamente aperto per una donna dell'epoca.

Cristina - divenuta Christine - si dedicò alla stesura di poesie. Sposa a soli 15 anni, ebbe tre figlie e amò intensamente suo marito, notaio di corte, che sfortunatamente morirà prematuramente. A lui dedicherà commoventi sonetti d'amore, ma anche di solitudine. La sua morte infatti, porterà Christine a una vera e propria trasformazione, che la porterà ad affrontare nuove situazioni e nuove responsabilità. Questa esperienza dolorosa darà vita a nuove avventure per la scrittrice, che si buttò a capofitto nella scrittura. Scrisse Le Livre des cent ballades, una raccolta di sonetti che ebbe molto successo e la consacrò al successo, a corte ma non solo.

Photo credit: Wikimedia Commons
Photo credit: Wikimedia Commons

Da qui seguirono nuovi scritti, ma sarà uno in particolare a rimanere nella storia: La Città delle Dame. L'opera fu scritta in risposta ai libri di Giovanni Boccaccio (che già in un suo scritto aveva dato prova di misoginia) e Jean de Meun, l'autore del Roman de la Rose. Entrambi gli autori vedevano le donne come seduttrici maliarde. Partendo da questi testi - ma anche da altri, visto che la visione della donna all'epoca era sempre negativa - Christine de Pizan decise di ribaltare la situazione, offrendo una visione della donna completamente diversa e, se vogliamo, più moderna. «Sembrano tutti parlare con la stessa bocca, tutti d'accordo nella medesima conclusione, che il comportamento delle donne è incline ad ogni tipo di vizio». Insomma, la scrittrice rifiutava la visione della donna viziosa, tentatrice, profondamente retrograda e, se vogliamo, maschilista. Decise di presentare una società utopica in cui la donna è una dama, non in senso di nobili natali ma per nobiltà d'animo.

Nella città fortificata e costruita secondo le indicazioni di Ragione, Rettitudine e Giustizia, De Pizan racchiude sante, eroine, poetesse, scienziate e regine, mettendo in evidenza come esse possano offrire un esempio dell'enorme, creativo e indispensabile potenziale che le donne possono fornire alla società. Saffo, Didone, Lucrezia, Griselda sono donne forti, che si oppongono alla barbarie, che lottano per vedere affermati il loro spirito e la loro dignità. Non sono vittime, non sono relegate nell'angolo: sono le protagoniste. Si tratta di un'utopia, certo, ma Christine vuole offrire esempi pratici di donne che avevano fatto la storia, con il loro valore, con il loro coraggio. Insomma, vuole dimostrare agli uomini che le donne sono altro dall'essere lascive seduttrici, come la maggior parte di essi crede. Ma non solo: vuole incoraggiare le donne a essere forti e a uscire dagli stereotipi sessuali. A 53 anni, Christine si ritirò in convento, dove scrisse un poema su un'altra donna di indubbio valore e coraggio: Giovanna D'Arco. Ritirandosi a una vita solitaria, fece sapere al mondo che aveva detto tutto ciò che c'era da dire sulle donne dell'epoca. Lasciando, per le donne (e le scrittrici) che sarebbero venute, una testimonianza di intelligenza e la volontà di trovare finalmente il proprio posto in un mondo di uomini.

Il nostro obiettivo è creare un luogo sicuro e coinvolgente in cui gli utenti possano entrare in contatto per condividere interessi e passioni. Per migliorare l’esperienza della nostra community, sospendiamo temporaneamente i commenti sugli articoli