La storia di Deborah Tuberville, fotografa di moda dall'anima dark

Di Daniela Ambrosio
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Photo credit: Wikimedia Commons
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Coraggiose, glamorous, osannate, sconosciute, avventurose. Sempre vigili e pronte a cogliere l’attimo più fuggevole, oppure estremamente riflessive, alla ricerca dell’inquadratura perfetta. Sono le donne fotografe, coloro che sono riuscite, attraverso l’obbiettivo, ad abbattere i pregiudizi di una pratica considerata “maschile”. Ma non solo: hanno lavorato in situazioni di pericolo, mettendo spesso a rischio la loro stessa vita. Si tratta di donne che hanno contribuito a cambiare i costumi, a far uscire le donne dalla loro posizione di "angeli del focolare", per conquistare, finalmente anche se faticosamente, il loro posto nel mondo.

Mistero, fascino, erotismo. Deborah Turberville mette in scena una donna immersa in atmosfere da sogno, spesso dai toni dark e oscuri, rivoluzionando radicalmente la fotografia di moda. Non a caso è stato affermato che le sue donne sembrano uscite da un sogno. Nata in America, nel Massachusetts, nel 1932, risentì fin da piccola dell’ambiente artistico in cui viveva: suo nonno infatti, aveva tentato, seppur con scarsi risultati, di trasferirsi a Parigi e diventare un pittore. Crebbe, come racconta lei stessa in un suo libro, in un piccolo mondo in cui era protetta dai genitori e dai nonni. Un mondo isolato in cui la piccola Deborah non visse mai come i suoi coetanei, e in cui era proprio sua madre a spronarla a essere differente, originale. Deborah Turbeville era una piccola adulta che seguiva i genitori e i parenti in tutte le attività, pur consapevole che stava perdendo molto del fascino dell’infanzia. E sarà proprio il mondo dell’infanzia a influenzare le immagini della fotografa: quel mondo poetico, dai tratti sfumati e sognanti che lei non ha mai vissuto. C’è un episodio, vissuto ai tempi della scuola elementare, che resterà per sempre impresso nella memoria di Deborah: quando la maestra le chiese di realizzare un disegno che rappresentasse il Natale in America, la bambina affrontò il tema in maniera particolarmente fantasiosa, a tratti inquietante. Questo le costò la sospensione dalla scuola per alcuni giorni. “Ecco, io mi sento ancora così, come quella bambina a cui chiesero di realizzare dei disegni e lo fece in maniera particolarmente originale”.

Photo credit: Deborah Turbeville
Photo credit: Deborah Turbeville

Quando era studentessa a Boston, cominciò a realizzare le sue prime immagini. Erano foto di nebbia, tempeste, oceani scossi dalle onde. Immagini sinistre, suggestive, bellissime. C’era tutta la bellezza dei luoghi abbandonati, delle spiagge deserte, della grana grossa del bianco e nero. Spesso la fotografa interveniva sulle sue immagini graffiandole, scorticandole. “C’è un senso di autodistruzione nelle mie immagini” dichiarò una volta in un’intervista. O meglio, come in un sogno, queste immagini affioravano in maniera indefinita, per poi svanire. Il tutto, in controtendenza rispetto alle immagini patinate della fotografia di moda di quegli anni, in cui l’armonia e l’equilibrio la facevano da padrone. Nel 1963 comincia a lavorare come fashion editor per note riviste di moda e diventa fotografa professionista solo nel 1970. Da questo momento in poi, porta nella moda tutto il suo immaginario incantato e fiabesco, dando vita a uno stile personale e unico nel suo genere. Nelle immagini della Tuberville, il senso poetico e introspettivo prevale sull’estetica, lasciando trasparire un senso di oscurità. Ecco perché le sue immagini di moda appaiono completamente diverse rispetto ai cliché del tempo ed evocano il fascino ammaliante delle ballerine di danza classica, dei personaggi femminili alla Dostoevskij, e ancora: del cinema di Visconti, di Fassbinder, di Tarkovsky.

Photo credit: Deborah Turbeville - Wikimedia Commons
Photo credit: Deborah Turbeville - Wikimedia Commons

Quando Jackie Onassis le chiese di fotografare i luoghi più belli della Reggia di Versailles - era il 1979 - diede vita a uno splendido libro, dal titolo Unseen Versailles. Donne immerse nella nebbia, solitarie come statue, sospese nel tempo. Nei suoi paesaggi c’è tutta l’austerità delle antiche dimore nobiliari, così come il mistero di boschi fiabeschi. Sono stati tanti i servizi di moda realizzati dalla Tuberville, dagli anni Settanta fino alla morte, sopraggiunta nel 2013, all’età di ottantuno anni. In tutti, c’è una storia da raccontare, non sono semplicemente scatti di moda. In queste storie, c’è sempre lei, una timida bambina che voleva andare contro le regole per vivere, finalmente, nel suo mondo.