La storia di Frances Benjamin Johnston, pioniera della fotografia dallo spirito bohémienne

Di Daniela Ambrosio
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Photo credit: Frances Benjamin Johnston's Self-Portrait (as
Photo credit: Frances Benjamin Johnston's Self-Portrait (as

From ELLE

Coraggiose, glamorous, osannate, sconosciute, avventurose. Sempre vigili e pronte a cogliere l’attimo più fuggevole, oppure estremamente riflessive, alla ricerca dell’inquadratura perfetta. Sono le donne fotografe, coloro che sono riuscite, attraverso l’obbiettivo, ad abbattere i pregiudizi di una pratica considerata “maschile”. Ma non solo: hanno lavorato in situazioni di pericolo, mettendo spesso a rischio la loro stessa vita. Si tratta di donne che hanno contribuito a cambiare i costumi, a far uscire le donne dalla loro posizione di "angeli del focolare", per conquistare, finalmente anche se faticosamente, il loro posto nel mondo.

C'è un autoritratto di Frances Benjamin Johnston che riassume al meglio la sua indole e il suo temperamento. La fotografa - una delle pioniere della fotografia - sceglie di ritrarsi di profilo, in gonfi abiti vittoriani, i capelli raccolti, sigaretta e boccale di birra alla mano. Lo sguardo è assorto, le gambe incrociate, quasi in segno di sfida verso le convenzioni del tempo. Di certo non doveva essere facile essere una fotografa, in quegli anni: correva l'anno 1896, e Frances aveva già un suo studio e si era fatta conoscere per i suoi ritratti all'élite del tempo. Intelligente, affascinante, non temeva - e questo autoritratto ne è la dimostrazione - di essere additata come "mascolina", né di svolgere una professione fino a quel momento prettamente maschile.

Photo credit: Library of Congress Prints and Photographs Division Washington
Photo credit: Library of Congress Prints and Photographs Division Washington

Nata nel 1864 in una famiglia benestante - sua madre è stata una delle prime donne giornaliste a scrivere di affari esteri - studiò a Parigi e seguì, per un primo periodo, le orme materne, occupandosi di giornalismo. Fino alla folgorazione, avvenuta quando un amico di famiglia, George Eastman (proprio lui, il signor Kodak) le regalò una macchina fotografica. Dalla quale non si separerà mai più. Libera, indipendente, la giovane Frances cominciò a realizzare ritratti di amici, familiari e celebrità che le capitava di incontrare. Da una semplice passione a una vera e propria professione, il passo fu breve: in poco tempo diventò una delle ritrattiste più richieste, ma non solo. Si batte per l'affermazione del ruolo della donna nella fotografia. L'articolo che Johnston pubblicò su Ladies'Home Journal - uno dei più celebri magazine femminili d'America - dal titolo "What a Woman Can Do With a Camera", destò scalpore. Nelle sue parole, l'urgenza di riconoscere la fotografia come una pratica che potesse aiutare le donne ad affrancarsi dal ruolo di "angeli del focolare". Seguirono campagne femministe, ma soprattutto aiuti concreti alle artiste donne che faticavano molto nel vedere riconosciuto il loro lavoro. Ma Frances non si limitò a ritrarre le celebrità del tempo.

Photo credit: MoMa Collection. Gift of Lincoln Kirstein
Photo credit: MoMa Collection. Gift of Lincoln Kirstein

Viaggiò in lungo e in largo per gli Stati Uniti, fotografando lavoratori delle miniere, donne operaie nel tessile, marinai tatuati, la comunità afroamericana e molto altro ancora. Nel frattempo, Frances incontrò anche l'amore per un collega fotografo, e con lui aprì uno studio fotografico di grande successo. Fu un grande amore, fatto di passioni comuni e di lunghe, appassionate lettere. Negli anni Venti la fotografa cominciò ad appassionarsi all'architettura, attratta dalla repentina trasformazione di New York in una moderna metropoli. Fotografò per tutta la vita, fino alla sua morte, all'età di ottantotto anni, lasciandoci una vasta eredità di immagini, ma sopratutto un messaggio, fondamentale: una donna, con una macchina fotografica in mano, può fare quello che vuole.